Centrale a biomasse e partecipazione, Bettola
“sculacciata” dal ministro dell’Ambiente

0

Bettola colorAgli interrogativi posti dalla polemica sull’ipotesi di installazione di una centrale a biomassa nei pressi di Bettola (il cui iter autorizzativo è stato per ora stoppato dalla Provincia per la mancanza di alcuni documenti) sembra aver dato una risposta il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che, sul Sole 24 Ore, ha proposto l’introduzione in tutta Italia del modello francese di “debat public”. L’obbligo di forme di consultazione dei cittadini sui progetti infrastrutturali più significativi, secondo Orlando, eviterebbe il paradosso per cui sempre più spesso, oggi, la legittimità dell’iter non garantisce l’effettiva realizzazione di un progetto approvato, a causa della contrarietà di popolazioni locali e portatori di interessi diffusi che, se non coinvolti fin dall’inizio in un percorso di partecipazione, si sentono vittime di decisioni “calate dall’alto”.

Centrale, il progetto

Le parole del Ministro calzano anche per Bettola, dove gran parte dei cittadini osteggia la realizzazione, ai Boccacci di Roncovero, di un impianto di cogenerazione alimentato a biomassa per la produzione di energia elettrica e pellet. Titolare della snc promotrice del progetto è Giulio Carrara, originario di Groppallo e già titolare dell’omonima azienda di serramenti con sede proprio a Boccacci di Roncovero. In un’infuocata assemblea pubblica sul tema, svoltasi nei giorni scorsi in Comune, Carrara ha cercato di spiegare che l’impianto a biomassa da 1 megawatt elettrico e 4 megawatt termici sarebbe alimentato da cippato dei pioppeti del bacino del Po e produrrebbe pellet con l’utilizzo della legna della montagna della Valnure. La struttura – le cui emissioni, secondo Carrara, resterebbero “ampiamente al di sotto dei limiti di legge” – svilupperebbe sul territorio “una filiera con conseguenze positive come la creazione di 15 posti di lavoro”, inoltre – è la tesi di Carrara – parte del calore generato dalla centrale “potrebbe essere destinato ad una rete di teleriscaldamento per Bettola”.
A gestire il progetto – che mira agli incentivi del Gse erogati per la produzione di energia da fonti rinnovabili – sarebbero in sinergia la Bicotec di Bolzano (azienda leader per gli impianti con griglia mobile), la società Carrara (che condurrebbe l’impianto) e una società finanziaria, ma per ora la centrale colleziona soprattutto dei no.

I contrari

Preoccupati per la salute, anche delle generazioni future, si dicono molti cittadini che hanno attivato una raccolta firme contro l’impianto e danno battaglia dalla pagina Facebook “Centrale a Biomasse a Bettola”. Timori anche per la fine che alcuni pensano possa fare l’aria “ancora respirabile” della valle, mentre molti agitano lo spettro dei rischi che potrebbero esistere per almeno una fetta di un territorio che può fregiarsi del marchio Natural Valley (registrato in tutta Europa), che identifica l’areale di alta collina e montagna piacentina che si caratterizza “per l’assenza di fonti di inquinamento atmosferico, idrico e sul suolo” e ospita aziende che, oltre alla certificazione biologica, devono adottare pratiche e tecniche di coltivazione a basso impatto anche non obbligatorie per legge.
Dubbi anche sulla mancanza, finora, di patti scritti con i boscaioli della Valnure (il Consorzio Agroforestale dei Comunelli di Ferriere ha annunciato che non fornirà materiale legnoso all’impianto), e sull’ipotesi del teleriscaldamento, bollata come “fantasiosa “ da Fabrizio Binelli di Legambiente. La stessa associazione ha bocciato il progetto “che si sostiene solo sugli incentivi governativi e che nulla porta al territorio come valore aggiunto”. Altra sberla al progetto è poi quella giunta dal consiglio di sezione di Bettola di Coldiretti, che ha espresso “contrarietà a un progetto in cui primi protagonisti non sono i cittadini e i produttori di legname, ma solo un mero scopo di lucro”.

I possibilisti

Se tecnicamente gli eventuali rischi per le aziende che operano nella fetta bettolese della Natural Valley sarebbero in effetti ridotti alle sole aree eventualmente caratterizzate da un sensibile aumento delle fonti inquinanti, c’è chi vede il progetto da un altro punto di vista. Per l’ex vicepresidente ed ex assessore provinciale all’Agricoltura Mario Spezia, infatti, “La programmazione provinciale – ricorda Spezia – punta a garantire uno sviluppo sostenibile per il nostro territorio. Premesso che occorre valutare bene il progetto, anche dal punto di vista della sostenibilità economica, credo sia sbagliato dire di no a prescindere. Non dimentichiamo che ci sono condizioni locali e fondi europei, su progetti già esistenti, che possono tradursi in occasioni di lavoro senza effetti negativi sull’equilibrio ambie

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.