
Il dottor Cavanna, primario di Oncologia di Piacenza, aveva già fatto parlare di sé durante il lockdown grazie alle sue Unità speciali di continuità assistenziale (USCA) che hanno attirato anche l’attenzione del “Times”, tanto da dedicargli una copertina.
Ora che il virus torna a bussare alle nostre porte con insistenza, il medico lancia un appello ai suoi stessi colleghi e ai governi in generale, affinché si inizi a trattare i pazienti già a casa. Al momento sembra infatti che l’iter per i pazienti positivi che non hanno sintomi gravi preveda semplicemente l’attesa a casa finché le condizioni non si aggravano tanto da richiedere l’ospedalizzazione. Sarebbe invece sicuramente meglio, spiega il dottor Cavanna, intervenire già con i primi sintomi in modo da lasciare gli ospedali più liberi per gli altri malati (tumori, infarti, ictus…) e soprattutto per evitare l’ingorgo nelle terapie intensive come a marzo.
La soluzione potrebbe essere l’uso della idrossiclorochina che pure al momento è stata sospesa dall’AIFA a causa di uno studio su una rivista che si è poi rivelato non veritiero ed è stato ritrattato. Ma nell’attesa che questo preciso farmaco venga riabilitatto, ci sono altri rimedi che possono essere impiegati per trattare i sintomi.
Cavanna sottolinea la necessità quindi di spostare il focus dagli ospedali e focalizzarsi sui pazienti, cercando di fermare la malattia con ogni mezzo.




