C’è un risvolto artistico o, se preferite, metaestetico, nell’ormai grottesca vicenda del Klimt rubato e ritrovato dopo ventitré anni. Risvolto artistico perché il protagonista è un artista, capace da sempre di provocare con intelligenza: Alberto Esse.

In questo caso, alla luce della piega che stanno prendendo le indagini, è forse utile ricordare la sua performance “In ricordo della signora” di qualche anno fa. Fu nel 2012 che Esse, con la mascherina da Banda Bassotti sul volto, prese a circolare avanti e indietro nei saloni della Ricci Oddi con una tela sotto il braccio. Senza che nessuno, nei lunghi minuti di ‘sospetto’ andirivieni, gli chiedesse conto di alcunché. (Il video è visibile sulla pagina facebook di Alberto Esse)
Anche nel 2016 Alberto Esse già scriveva: “Non è irrealistico pensare che il furto del Klimt sia il risultato di un vero è proprio pasticcio: un falso furto poi sfuggito di mano e diventato vero in una situazione in cui si mescolano progetti provocatori plausibili, ma troppo grandi per il piccolo mondo piacentino, velleità e pressapochismo, pataccari e mondo della criminalità organizzata. Un falso furto che quindi potrebbe essere finito male , furto in cui gli sviluppi potrebbero aver contemplato ricatti da parte di balordi o di delinquenti veri, pentimenti e ripensamenti”




