“Giovani, tenete la valigia pronta: per capire bisogna viaggiare”

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«Devono andare via dalla città, assorbire come spugne le culture, le idee, le impressioni, i sapori e poi tornare. Ma poi ripartire».
Per Bernardo Carli – ex preside del Liceo Artistico Cassinari, consulente dell’Assessorato alle politiche giovanili per i bandi Gaep e anima dell’associazione Via Roma Città Aperta – i giovani devono esser con la valigia.
«Ma nella testa soprattutto…» ci dice picchiandosi con l’indice la tempia appena sopra agli occhiali. Il mondo giovanile piacentino visto da un formatore che continua a formarsi ha tinte un po’ pigre. «Mica è colpa dei ragazzi, però. Non solo». Sul banco degli imputati c’è, come spesso accade, Piacenza e quel suo modo di essere un po’ chiusa.
«Intendiamoci, l’assessorato alle politiche giovanili ha fatto e sta facendo passi da gigante, ma sta lavorando per colmare un vuoto che c’è stato per molto tempo. La città paga il suo essere città di confine senza un’identità precisa. Da una parte abbiamo il Po che ci taglia fuori dalla Lombardia, siamo troppo lontani dall’Emilia Romagna e andiamo poco d’accordo con la vicina Parma, città più viva e attiva, che rimane la cugina ricca dei tempi del Ducato. E anche le nostre Università – analizza Carli – catalizzano poco gli studenti extra piacentini. Su questa situazione pesa inoltre la difficoltà a fare squadra per tirare le fila di un lavoro che potrebbe essere ben più redditizio, se fatto insieme».
Il caleidoscopio di gallerie d’arte e di associazioni, per Bernardo Carli, da una parte è un valore aggiunto della vita culturale della città, e di conseguenza dei giovani, ma «con tutti questi interlocutori i ragazzi non sanno più a chi rivolgersi e le forze finiscono con lo sbriciolarsi».
Quindi? «Quindi via da Piacenza a ricaricare le batterie della testa in giro per il mondo a raccogliere idee, a confrontarsi, a imparare, a vedere. In quest’ottica il nuovo progetto del Gaer (che ha inglobato il defunto Gasp, ndr) è una via di sviluppo della creatività e della cultura dei giovani piacentini. I ragazzi, pittori, fotografi, musicisti, scrittori che siano, si mettono a confronto con i propri colleghi a livello regionale e mettono alla prova le loro capacità imprenditoriali. Una via verso l’uscita dall’isolamento piacentino che i ragazzi stanno cogliendo e che porterà a una nuova generazione di artisti con la A maiuscola e internazionale».
Un tiro alla sigaretta avvolta a mano, una sistemata agli occhiali che sono scesi sul naso e la conclusione.
«A Piacenza ci sono molte potenzialità, sia nei progetti sia nelle menti, ma il rischio di chiudersi è dietro l’angolo. Viaggiare è la chiave di tutto. Avere una formazione che permetta di sapere quello che ha valore e quello che non ne ha. Ma per averla, devi per forza aver visto quello che c’è fuori dalle mura farnesiane».
Quindi, valigia in mano e buona volontà.

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