Qualche spiraglio positivo, ma la situazione del sovraffollamento “appare ancora critica”. Questo il bilancio della visita alla Casa circondariale di Piacenza effettuata venerdì 19 aprile da Desi Bruno e Alberto Gromi (nella foto sotto), Garanti delle persone private delle libertà personale della Regione e del Comune di Piacenza. Accompagnati dalla direttrice dell’istituto, Caterina Zurlo, Bruno e Gromi hanno potuto verificare come la situazione del sovraffollamento appaia ancora critica, nonostante nell’ultimo anno si sia registrato un lieve calo delle presenze e nonostante nelle celle vivano attualmente non più di due detenuti. Le persone presenti sono 315 (295 uomini e 20 donne), a fronte di una capienza regolamentare di 178; 214 (202 uomini e 12 donne) i detenuti con condanna definitiva; 101 (8 donne), gli imputati. Gli stranieri (quasi esclusivamente uomini) rappresentano oltre il 55% delle presenze. Ancora, il 45% delle persone detenute ha problemi di tossicodipendenza.
Fra le criticità riscontrate, le condizioni igienico-sanitarie delle docce di sezione, che necessitano di interventi di ristrutturazione, nonché quelle del lastrico solare, dal quale entra l’acqua piovana. Non sono previsti gli stanziamenti necessari a fronteggiare la situazione: il Garante regionale e quello comunale ritengono prioritario sollecitare l’Amministrazione penitenziaria ad adottare queste misure non più procrastinabili.
Non mancano, comunque, i segnali positivi. Le condizioni della sezione femminile appaiono migliori e a breve dovrebbe partire la sperimentazione di un regime di custodia attenuata, con apertura delle celle per gran parte della giornata. Positiva è anche la presenza del Servizio sanitario regionale, con servizio medico e infermieristico presente 24 ore su 24.
È ormai prossima l’apertura di un nuovo padiglione, che potrà ospitare fino a 200 persone detenute: fatto positivo, ma permane la preoccupazione che venga utilizzato per ospitare detenuti di altre sedi in assenza di un contestuale incremento di personale e risorse. Alcune parti del carcere, attualmente adibite a magazzino o comunque sottoutilizzate, potrebbero – a parere dei Garanti – essere sfruttati come officine o adibite ad attività lavorative interne.




