
Fare il segretario del Pd, ma anche soltanto essere del Pd, è oggi un mestiere difficile. Troppo lunga la disamina delle cause che, come avviene nelle congiunture avverse, superano colpe e demeriti. I fischi, per esempio.
Segretario Bisotti, che effetto le hanno fatto i fischi di Genova a Maurizio Martina?
“Purtroppo fanno parte di un copione ormai ripetitivo. Non voglio abbassarmi a parlare di regia occulta o claque, ma sicuramente oggi il Pd è considerato dall’attuale maggioranza di governo il capro espiatorio di tutto, senza che mai venga riconosciuto il buono che è stato fatto. E’ la modalità populista e becera di gestire il potere”.
Il distacco della gente dal partito democratico è però reale, spontaneo. O no?
“Il grosso tema è questo: una comunicazione e una modalità di gestione del potere che lisciano il pelo alle sensibilità di pancia della gente provocano questo tipo di risultati. L’atteggiamento del ministro Salvini rispetto al tema dell’immigrazione interpreta purtroppo la parte peggiore degli animi delle persone, che sono esacerbate, non riuscendo mai a far emergere i dati veri del problema, che oltretutto nessuno di noi, io per primo, ha intenzione di sottostimare. Ma andare contro le leggi, scaricare tutta la responsabilità sull’Europa, misurarsi a braccio di ferro con le istituzioni non crea altro che una grande fragilità complessiva, e certo non si fanno passi in avanti. I problemi sono complessi e non è che con il pugno di ferro si risolvono sennò già altri ci sarebbero riusciti.
Detto questo, il tema del distacco dalla gente sicuramente esiste: errori sono stati fatti, probabilmente c’è stata una sottostima del disagio reale di grande fette della società. Il governo di centrosinistra ha dato risposte parziali e solo ad alcuni target della società mentre i livelli intermedi di fatto hanno continuato e continuano a patire, e l’idea che la ripresa economica potesse risolvere tutti gli effetti della crisi è stata un’illusione e ha creato quell’avvicinamento a risposte risposte populiste e reazionarie. Queste sono state premiate alle elezioni e purtroppo continuano a venire premiate”.
Come prosegue l’azione di ricongiungimento sul territorio?
“La fatica c’è. Siamo passati attraverso sconfitte elettorali, distacchi e disagi di varia natura. Cerchiamo di mantenere lucidità e di non buttare il bambino con l’acqua sporca, come si suol dire. Abbiamo ancora una responsabilità grande perché un numero significativo di cittadini ci ha comunque votato e dobbiamo rispettarli. Ora dobbiamo aprire una profonda fase ri-costituente e di recupero della nostra identità di formazione di centrosinistra, con umiltà, coraggio e determinazione. Non dobbiamo dare definitivamente per persa la partita, perché il paese e la nostra città hanno bisogno di un’opposizione seria ma soprattutto di un’alternativa”.
Per restare a Piacenza, che progetto di città avete?
“Credo che per il lavoro fatto in precedenza e per le riflessioni intervenute successivamente questa città debba avere delle attese, delle speranze e delle proposte che nel medio e lungo periodo la possano fare rialzare dalla situazione di grigiore in cui è precipitata nell’ultimo anno. Questa amministrazione si sta connotando come un’amministrazione dell’ordinario, senza iniziative strategiche di lunga portata, né slanci. Viceversa è necessaria una progettualità di lungo periodo, in grado di affrontare e ‘coltivare’ quei tre o quattro temi strategici di cui questa città ha assolutamente bisogno e che si possono sintetizzare in un’espressione: una Piacenza capace di divenire attrattiva”.
Siete sempre favorevoli al piano di Terrepadane?
“La priorità di questo intervento è che saranno riqualificati 100mila metri di una zona di città nevralgica e ora in abbandono che potrà acquistare un volto diverso. Al di là dei mille metri in più o in meno di commerciale – che non devono condizionare il giudizio positivo sull’intervento, ragionando oltretutto in una prospettiva di almeno dieci anni per completare il tutto. Non si può mettere in discussione un progetto che porta venti milioni di indotto all’amministrazione pubblica con oneri di urbanizzazione e quant’altro e investimenti per quasi cento milioni di euro. Bene quindi l’accordo di programma, che tra l’altro si interconnette con il sistema tematico di Borgo Faxhaal, del Bando Periferie, con la potenziale nuova autostazione… non è un’operazione fine a se stessa, poiché è destinata a cucire la strategia di sviluppo di una importante porzione di città”.
Il tema del nuovo ospedale è ancora aperto. Ora si affaccia l’ipotesi di poter recuperare l’ex caserma Lusignani.
“Io sono preoccupato di una sola cosa, riguardo il nuovo ospedale: che si faccia. Per cui vorrei abbandonare ogni valutazione estemporanea sul tema area ideale, come questa ultima proposta dall’architetto Ponzini, che oltretutto mi sembra poco fattibile e un poco cervellotica. Il sindaco di Piacenza si è assunta la responsabilità di stabilire i criteri per l’individuazione dell’area più idonea, e allora lo faccia in modo inappuntabile e rispettando i tempi. Insomma, non si tentenni ulteriormente per non ingenerare il sospetto di voler restare a mani vuote per poi scaricare la colpa su qualcun altro.
Ai piacentini, inoltre, ricordo che questa città non ha ancora sciolto, oltre al nodo ospedale, i nodi dello stadio e della nuova piscina, ancora lì irrisolti e aggrovigliati. E ancora il fatto che l’amministrazione non ha più ripreso in mano la questione Acna su cui ho lavorato molto per riuscire ad arrivare ad un’ipotesi di soluzione ma che non ho potuto portare a termine. Tutti temi che potrebbero cambiare, migliorandolo, il volto della città.
E poi, tutte le incompiute giacenti sul tavolo del recupero delle aree demaniali e militari: ok il parco alla Pertite, ok il no alla Lusignani per l’ospedale ma la domanda è: ora lì che si fa? Se non ci sono idee e proposte, le aree resteranno abbandonate e non fruibili dalla cittadinanza, Pertite in primis. Ma bisogna far muovere le teste, serve dinamismo per attivare risorse pubbliche e private, e bisogna valorizzare i bandi, che ci sono, con progetti adeguati”.
Notizia di questi giorni: il sindaco Barbieri ha trasmesso alla Procura gli atti relativi alla vicenda Borgo Faxhall.
“Faccio mie le dichiarazioni pronunciate in proposito dall’ex sindaco Paolo Dosi: tutto ciò che va nella direzione della chiarezza, in merito a una problematica annosa e complessa come quella di Borgo Faxhall, ci fa solo piacere, anche per porre fine alle sgradevoli insinuazioni che si sono susseguite. Detto questo rimane da capire, sul piano istituzionale e politico, quali sono le intenzioni del Comune circa il recupero delle zone degradate della città. L’area attenzionata dal sindaco è parte del progetto finanziato dal Bando periferie, già fortemente messo in discussione dal Governo. Il rischio è quello di mettere una pietra tombale sul recupero di una parte importante della città, non solo dal punto di vista urbanistico, ma anche dal punto di vista sociale e della sicurezza. Ogni area sottratta al degrado, infatti, garantisce maggiore sicurezza, decoro e coesione sociale. Questo è lo spirito con cui ci siamo mossi, assumendocene la piena responsabilità come è nelle prerogative di una amministrazione comunale che ha governato nell’ottica di una reale soluzione dei problemi”.




