Basta compiti, la protesta a Piacenza. Boom di adesioni per il movimento del preside Parodi

0

 

di Elena Caminati

L’impressione è che questo movimento, il cui nome probabilmente piace tanto agli studenti, possa prendere una dimensione quasi virale. Si chiama Basta Compiti, l’ideatore è un preside genovese, Maurizio Parodi che il 20 febbraio prossimo sarà a Piacenza al Circolo culturale ricreativo Roma per un incontro aperto alla città, genitori e insegnanti in primis. Per il movimento i compiti sono dannosi, non solo per gli studenti, piccoli o grandi che siano, costretti ad immagazzinare nozioni per forza, ma anche per i genitori ridotti dopo una giornata di lavoro a dover affrontare quello che per molti si trasforma in un momento di forte stress.  Paola Caravaggi, è la portavoce piacentina del movimento, organizzatrice dell’incontro con il professor Parodi. Con un passato da educatrice nel campo dei minori, ma anche per esperienza peronale come sorella e zia, crede fortemente che i compiti a casa non abbiano quella funzione educativa che in linea teorica dovrebbero avere. “Penso che i compiti vengano dati in buona fede – ci spiega – perchè ci possa essere una rielaborazione di ciò si è appreso a scuola, ma in realtà in pochi casi avviene questo. Per lo più i compiti vengono fatti non volentieri, per forza, troppo mnemonici, con fatica, vissuti male con sofferenza e con rifiuto. Quindi è difficile che ci sia una rielaborazione individuale. Per molti – continua Caravaggi – sono nozioni ingurgitate a fatica e per forza spesso di sera tardi quando il bambino è stanco in un clima di stress”. Sul sito www.bastacompiti.it nel quale è attiva una petizione che ha già raccolto circa 5 mila firme, compare un lungo elenco di “effetti collaterali” dei compiti a casa: inutili, dannosi, stressanti, prevaricanti, impropri, solo per citarne alcuni, definizioni che potrebbero fare accapponare la pelle ad alcuni insegnanti. Quale è la proposta alternativa del movimento? “Maurizio Parodi e altri insegnanti che hanno deciso di non dare compiti a casa hanno la loro ricetta; io penso che, come è successo nella mia famiglia, sarebbe sufficiente consigliare qualche libro, adatto al bambino o alla tematica che si è affrontata a scuola”. Eppure i compiti sono sempre esisiti, gli insegnanti, chi più chi meno, li hanno sempre dati, motavandoli spesso con frasi del tipo “è questione di organizzazione”.
“Ammettendo che sia così – risponde Paola Caravaggi – e che i genitori abbiano tempo e capacità per assistere il figlio, dall’altra parte ci saranno anche quelli non ne saranno culturalmente in grado, magari stranieri e quindi non esperti della lingua, oppure semplicemente none ne avranno il tempo per questioni lavorative. E a questi bambini chi ci pensa? Questo problema rimane”. Nell’incontro di sabato 20 febbraio oltre che genitori sono caldamente da parte del movimento anche quegli insegnanti che i compiti li hanno sempre impartiti. “Soprattutto a loro è rivolto il nostro invito – specifica – ho avuto adesioni da parte di maestre ed ex presidi che si pongono il problema”. Questo è già un piccolo risultato.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.