
Si è arrivati al limite a Piacenza e mentre si avvicina la Festa dei lavoratori nasce il comitato piacentino “Aprire o morire”. Guidati da Emiliano Arcelloni, un centinaio tra baristi, ristoratori e negozianti si sono uniti per far sentire la loro voce e l’urgenza dei loro bisogni.
Per ricominciare, secondo Arcelloni, serve l’abolizione totale delle spese di non usufrutto dei plateatici ed eventuali spese che riguardano una futura per allargare gli spazi, una cancellazione della tassa dei rifiuti dei mesi di emergenza e chiusura, e rendere gli importi commisurati alle esigenze che verranno a verificarsi. Quanto è stato fatto da Regione e comuni è solo una punta dell’iceberg di ciò che è necessario per salvare il comparto. “Mancano 3 mensilità di cassa integrazione non ancora arrivate e l’accesso al credito sta diventando difficoltoso. Per gli affitti dei locali non nascondiamo che alcuni proprietari sono venuti incontro agli affittuari, ma è necessario un intervento congiunto di Regioni, Comuni e Governo”.
Concordi sul fatto che la salute è un bene che in questo momento fatichiamo a permetterci, è necessario un sostegno maggiore da parte dello Stato. Il timore è che dietro i proclami ci sia una mancanza dei fondi promessi. “Secondo le dichiarazioni del premier Conte, giunto ieri a Piacenza, sembra che il Governo si stia preparando a venire incontro al territorio piacentino, ma temiamo che la risposta non sia rapida e il tempo è a nostro sfavore: il 6 maggio vogliamo scendere in piazza per raduno coscienzioso, nel rispetto della normativa del distanziamento sociale, chiediamo di poter lavorare e temiamo un’onda che travolgerà la nostra categoria, con tutte le possibili conseguenze nell’indotto e nelle casse dell’Inps”.





