di Elena Caminati – Mettersi intorno ad un tavolo e farsi promotori di un incontro collegiale partendo proprio da quel manifesto Piacenza 2020 che venne realizzato solo in parte. A parlare con noi era il presidente dell’Ordine degli Architetti Giuseppe Baracchi nel marzo dello scorso anno. La proposta, che mette al centro una visione progettuale di città, figlia di una partecipazione ragionata, fu ripresa e rilanciata anche da alcuni organi di informazione locale. Ad oggi però nulla è accaduto. Sono cambiati i momenti, ma urbanisticamente non è cambiato nulla. “Allora quella che era solo un’idea, un presupposto e una volontà di porci al centro di un meccanismo di contatto con l’amministrazione e i cittadini, pare che possa avere uno sviluppo – spiega Baracchi – ne abbiamo discusso parzialmente in consiglio anche se i temi sono molto delicati. Bisogna coinvolgere l’intera città, cercando di portare idee di sviluppo reale magari all’interno di un numero di interventi senza dimenticare che gli altri possono entrare in questo meccanismo negli anni successivi”.
E chi è più votato degli architetti a promuovere e fantasticare su una Piacenza nuova? Certamente ci vuole la volontà di tanti attori, prime fra tutte le amministrazioni che, mai come ora, sembrano in diffcoltà a progettare la città del futuro. “A che punto siamo? – si domanda il presidente dell’Ordine – nel momento in cui ci sono contatti con alcuni amministratori per vedere le tempistiche e per fare una scelta collettiva. Certo anche per una città utopica, ma almeno vissuta nel modo migliore rispetto a qualche anno fa”.
L’Ordine di Piacenza un paio di idee ce le ha in mente, tra queste la volontà di riunirsi e tracciare le basi per una progettualità globale e non a scomparti. “Non è un fatto che riguarda solo Piacenza – spiega Baracchi – è la contigenza dell’edilizia a livello nazionale a non avere una visione futura delle città. Comprendere quale città possano volere i cittadini è difficile, ma se le proposte confluiscono in un’idea si potrebbero aprire scenari di sviluppo collettivo che comprendono il verde, la rigenerazione urbana, i comparti demaniali. L’amministrazione deve essere l’attore principale”.
L’altra idea è quella di candidare Piacenza a Città Europea dello Sport per il 2018. “Piacenza sarebbe una delle quattro città a fregiarsi di questo titolo. E’ un percorso che coinvolge tutto lo sport piacentino dal Coni alle società. Prima di tutto occorrerà dire cosa c’è a Piacenza, strutture, titoli vinti, progetti sull’impiantistica sportiva, presentare la candidatura entro marzo del 2017 per poter partecipare l’anno successivo e tentare di conquistare il titolo”.




