
Augusto Bottioni, ingegnere con la passione per lo sport e la storia locale, oltreché, (naturalmente) per la politica, è reduce dall’esperienza di assessore alla Cultura e ai Lavori Pubblici nell’amministrazione Compiani. Ma il suo interesse e il suo impegno per la polis hanno tempi e radici più profonde: “Ho iniziato prestissimo ad occuparmi di politica: a 19 anni ero consigliere e capogruppo socialista in consiglio comunale a Fiorenzuola, qualche anno dopo sono divenuto assessore. Dall’età di 30 anni fino a 5 anni fa, quando mi chiamò Compiani (che avevo apprezzato come amico e collega di Giunta negli anni ’90), ho interrotto l’attività politica operativa, pur dedicandomi sempre all’associazionismo sociale, culturale e sportivo: perché? Semplice: ho fatto il papà.
Assessore negli anni ottanta del Novecento e assessore negli anni dieci del Duemila. Ci sono gli elementi per un confronto storico.
“Con mio grande disappunto ho scoperto che fare l’assessore e l’amministratore pubblico oggi è ben diverso rispetto a venticinque e passa anni fa. Oggi il ruolo dell’amministratore è assai sminuito e i gradi di libertà di decisione sono drasticamente ridotti. Di fatto non esistono più le autonomie locali, strette come sono nella morsa di rigidi meccanismi di spesa, di un dedalo di norme che si rincorrono e mutano continuamente, norme che di fatto impediscono ogni programmazione ed ogni investimento anche ai comuni virtuosi come il nostro. Patto di stabilità, spending review, politica fiscale e di bilancio, norme poco chiare: gabbie strette, troppo strette, in cui si trovano ad operare i politici locali. Una delusione ed una frustrazione continua per chiunque abbia idee da realizzare, bisogni e necessità a cui fornire risposta.
Quali sono stati i passaggi più significativi dei suoi cinque anni nella giunta Compiani?
“Ricordi brutti: quelli legati ai lavori pubblici con l’impossibilità di spendere, appunto, i nostri soldi; problemi che non possono essere affrontati e risolti come si vorrebbe e come si dovrebbe: si è fatto quello che si poteva e non quello che si voleva e di cui si aveva bisogno. Naturalmente conservo anche ricordi belli, essenzialmente legati alla cultura. Penso al rilancio della Scuola di Musica, all’allestimento del museo del teatro e della Sala dell’onore, due pubblicazioni a sfondo storico, la realizzazione di produzioni teatrali e musicali, il recupero della scuola di Baselica come centro culturale, l’intitolazione della biblioteca a Casella e Boiardi, l’intitolazione del centro culturale a Aldo Braibanti, con il contestuale recupero di gran parte del patrimonio donato dalla famiglia, numerosi convegni e mostre…e ancora idee e progetti abbozzati e lasciati in eredità ai nuovi amministratori (Museo archeologico, museo delle opere di Braibanti, della Comunità Ebraica…)”.
Tante cose, dunque. Perché si dichiara deluso?
“Mi ha deluso il mondo della pubblica amministrazione. Per questo ho deciso di non ripresentarmi alle recenti amministrative. In un certo senso è stata per una ‘liberazione’: liberazione dalla frustrazione di non potere fare, recupero di notti insonni e riconquista del mio tempo libero. Nuova attenzione alla mia famiglia e agli amici, ritorno all’impegno nell’associazionismo. E ancora recupero delle passioni di sempre, giocoforza abbandonate nei cinque anni di giunta: storia locale, musica, sport. Diciamo che questa nuova vita mi permette di dedicare tempo (anche) a me stesso, e ciò non è poco. Da privato cittadino voglio comunque proseguire il mio impegno, dando gambe al mio slogan assessorile ‘Abbracciamo la nostra Fiorenzuola’. Continuerò a impegnarmi per questo”.
So che sta lavorando ad alcune pubblicazioni…
“Attualmente sto lavorando con mia figlia a un libro di poesie accompagnato da illustrazioni che mi è stato sollecitato più volte, negli ultimi dieci anni, da un editore piacentino e dall’amico e poeta Claudio Arzani (che curerà l’introduzione). Mia figlia Stefania, disegnatrice ed autrice di un libro a fumetti sulla Resistenza (Ti lascio la mia Storia, Litoquick, 2015), sta raccogliendo il tutto, impaginando ed illustrando. ‘Rumore di tempo che passa’ è il titolo”.
Bottioni sta inoltre lavorando a un progetto (che lui stesso definisce “molto divertente”) di storia del costume. Fatti riguardanti Fiorenzuola, il territorio e la sua gente. Si tratta – senza connotazioni riduttive – dei ritagli delle corpose ricerche dello scrittore di storia locale, fatti a volte curiosi, altre volte ameni, quasi sempre simpatici.
“Ho rielaborato e reinterpretato tranches de vie, episodi che potrei definire di microstoria, fatti reali, con protagonisti in carne ed ossa, realmente vissuti. I fiorenzuolani di oggi, in modo particolare, troveranno notizie delle attività, delle vicissitudini, delle marachelle dei loro nonni e bisnonni”. “L’Eco della Provincia” sarà il titolo: riecheggerà quello di una rubrica primonovecentesca di Libertà. Contestualmente Bottioni si è occupato della Grande Guerra: un lavoro sulla capillare diffusione di lapidi, monumenti e iscrizioni riguardanti i caduti del ‘15-18: dal loro significato di “elaborazione del lutto” alle peculiarità artistico-architettoniche.
“Il titolo è in via di definizione – spiega Bottioni -, ma il libro uscirà entro la prossima primavera”. Un work in progress che induce lo studioso fiorenzuolano a rivolgersi ai concittadini per documenti, fotografie, materiali inerenti il periodo storico compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale.




