AMMINISTRATIVE 2017 – Si affaccia con forza l’astensionismo, Patrizia Barbieri è il nuovo sindaco

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La data per la chiamata alle urne era circa la stessa. Il primo turno si svolse l’11 giugno e il ballottaggio il 27 giugno. Ci sono temi che restano una costante ma la distanza tra quel periodo equivale quasi ad anni luce. D’accordo, il 2017 fu un’estate molto calda come quelle che abbiamo archiviato in tutti questi anni. Oltre i 40 gradi quasi costantemente per tutta l’estate, i grandi e verdi boschi dell’appennino piacentino diedero segni di sofferenza visibile con le chiome che da volgevano al marrone per la siccità.

In quell’inizio d’estate a Piacenza i candidati per la corsa al municipio erano 7. Di nuovo ospedale si cominciava a parlare nel merito e nello schieramento degli aspiranti candidati sindaco c’era chi esprimeva perplessità, chi non ne sosteneva l’impellenza, chi invece salutò con un plauso questa disponibilità finanziaria messa a disposizione dalla Regione. Nel corso dell’anno gli sforamenti delle polveri sottili furono consistenti e frequenti, si compivano i due anni dalla grande alluvione di Trebbia e Nure che costò la vita a due persone e seminò distruzioni e paura nelle vallate fino a Piacenza. Gli effetti del cambiamento climatico si erano mostrati in tutta la loro forza distruttiva e via via procedendo si sarebbero intensificati un po’ ovunque.

I temi della campagna elettorale oscillavano da quelli dominanti la scena nazionale, come immigrati&sicurezza, a quelli prettamente locali (che ancora sono sul tappeto) come le periferie da integrare meglio nella città, la necessità di una mobilità sostenibile sempre più necessaria; si facevano progetti di collegamenti ciclabili e per alcuni schieramenti si puntava l’accento sulla vicinanza alle famiglie a disabili e anziani… la materia delle tasse tenne banco soprattutto nel centro destra e su tutti i fronti l’attenzione ai posti di lavoro e alla crescita e allo sviluppo di Piacenza era un tema imprescindibile. Ciascuno con la propria soluzione da portare per migliorare la situazione di quel momento e forse lasciare anche un segno per il dopo.

In campo sette candidati sindaco. Risultati al primo turno

Paolo Rizzi sostenuto da Pd e due liste civiche ebbe 11.856 voti (28,19%).

Patrizia Barbieri aveva l’appoggio di 5 liste (Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia- Alleanza Nazionale, Lista civica Prima Piacenza, Partito pensionati) incassò 14.625 voti pari al 34,78% dei voti.

Massimo Trespidi (Lista Massimo Trespidi sindaco e Lista civica I giovani con Trespidi) 5.766 voti (13,7%).

Andrea Pugni (Movimento 5 Stelle) votato da 3.835 elettoti (9,12%).

Luigi Rabuffi (Lista civica Piacenza in Comune) ottenne 2.508 voti (5,96%).

Sandra Ponzini (Lista civica Passione Civica) 1.657 voti (3,94%).

Stefano Torre (Torre sindaco di Piacenza) incassò 1801 voti ottenendo il 4,28%. Candidatura quest’ultima che fece molto discutere e che divenne anche un caso nazionale. Basandosi sulla provocazione alla politica professionale o professionistica, ai contenuti e alle promesse mirabolanti che si enumerano nella fase elettorale spinse al parossismo la figura del candidato sindaco elencando una serie di proposte programmatiche da paese del bengodi; quasi un canovaccio dell’assurdo.

Nel 2017 il ballottaggio premiò Patrizia Barbieri che si affermò il 58,54% pari a 20.500 voti mentre Paolo Rizzi fu preferito dal 41,46% equivalenti a 14.509 voti. Quindi l’incremento dei voti ottenuti da Patrizia Barbieri nel ballottaggio fu considerevole rispetto a quello di Rizzi.

Quali le particolarità di quella tornata elettorale? Sono passati 5 anni ma la distanza appare molto più profonda se la si guarda rispetto ai problemi generali che sono sul tavolo oggi.

Le novità che gli schieramenti proponevano nel 2017 saltano all’occhio agilmente scorrendo le liste a sostegno dei candidati in campo e le loro performance elettorali.

Dapprima va detto che le attese attorno ai risultati del Movimento cinque stelle erano piuttosto alte, tanto che nell’anno successivo, il 2018, i pentastellati diventarono partito di maggioranza relativa nel Paese. A Piacenza però non sfondarono e anzi da due consiglieri ottenuti nel 2012 scesero a 1 nel 2017. L’altro elemento da sottolineare riguarda la tripla divisione nell’area del centrosinistra dove i candidati di area erano tre: Paolo Rizzi, Luigi Rabuffi e Sandra Ponzini espressione del segmento che si era staccato dal Pd (allora renziano) dopo il referendum costituzionale del dicembre 2016 che portò poi all’inizio dell’anno alla scissione definitiva che plasticamente fu riprodotta negli schieramenti di quel voto. Per contro, si era mostrata la coesione dell’area del centrodestra, tutti per una e una per tutti (Patrizia Barbieri), con l’unica eccezione di Massimo Trespidi che con la sua associazione Liberi diede vita a un’esperienza civica che fu premiata dall’elettorato portando a Trespidi una presenza di due consiglieri in aula. Una spaccatura nell’area del centrodestra di cui Trespidi, era stato rappresentate di primo piano come presidente della Provincia. Fu infatti l’ultimo presidente eletto dai cittadini prima  declassamento della Provincia a ente di secondo livello,

L’altra caratteristica di quelle elezioni comunali fu la forte presenza della Lega Nord che aveva iniziato l’ascesa. Continuò negli anni successivi soprattutto sulla spinta delle tematiche nazionali legate all’immigrazione, alle tasse e al tema della sicurezza. Anche la Lega, come si è detto del M5s, nel 2018 alle politiche ottenne un risultato molto importante e questo portò i due partiti ad allearsi e a dare vita al primo governo a guida Giuseppe Conte.

Un elemento da mettere in evidenza ancora rispetto a quell’appuntamento elettorale è rappresentato senza dubbio dalla partecipazione al voto da parte dei cittadini.

In calo rispetto ai precedenti appuntamenti. Infatti se si guarda alla giornata di ballottaggio che si è svolta come si diceva il 27 giugno 2017 l’affluenza fu del 46,72%, forse la prima al di sotto del 50% degli elettori. L’affluenza nella domenica del primo turno (11 giugno) fu invece del 56,39% degli elettori pari a 76.611.

Eloquente il raffronto con le precedenti comunali 2012 quando l’affluenza fu del 65%, già bassa rispetto ai dati registrati alle elezioni locali dei decenni precedenti, ma sensibilmente più alta di quella che poi, anche negli anni successivi (basta prendere riferimento alle amministrative dell’ottobre scorso) ha registrato il precipitare della partecipazione dei cittadini agli appuntamenti elettorali. Questo non solo a Piacenza ma in tutta la regione e la penisola.

Antonella Lenti

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