
Gli ambientalisti rispondono alle accuse “assurde e incredibili” mosse da amministratori ed enti assortiti: che i recenti disastri ambientali siano stati favoriti dai veti degli ecologisti.
“Di fronte alla gravità di quanto accaduto in val Trebbia e Val Nure, – hanno spiegato pubblicamente nel corso di una serata significativamente partecipata, e ribadito in diversi interventi – non si può che condividere il pensiero del presidente dell’ordine dei Geologi della nostra regione che, in un comunicato ha usato, senza mezzi termini, il linguaggio della verità, senza cercare, aggiungiamo noi, incredibili quanto inutili capri espiatori, come ad esempio verdi ed ambientalisti accusati paradossalmente di impedire la pulizia dei fiumi dall’eccesso di alberi e ghiaia”.
Per Legambiente si tratta di “una scomoda verità quella che riguarda decenni di scorretta gestione del territorio da parte di generazioni di amministratori nazionali e locali, refrattari a qualunque azione che avesse a che fare con il concetto di prevenzione ed ordinaria manutenzione del territorio, ma ben più prodighi a rilasciare autorizzazioni in fascia fluviale”. Ma quali sono le cause dei ripetuti disastri che affliggono a macchia di leopardo il territorio? E del disastro che ha colpito la Val Trebbia e soprattutto la Val Nure? Per gli ambientalisti si possono individuare almeno tre concause, strettamente congiunte, responsabili di questo e di altri disastri in tutta Italia: “ I cambiamenti climatici in corso, che hanno variato fortemente il regime delle piogge con precipitazioni di intensità devastante, in grado di produrre vere e proprie valanghe d’acqua; una gestione dissennata degli ambiti fluviali, sempre più canalizzati e con velocità della corrente sempre maggiore e più impattante, contro sponde sempre meno mantenute e correttamente gestite; abbandono del territorio di montagna che significa anche abbandono della gestione del deflusso ordinato delle acque. La legna che a seguito di questi eventi il fiume trascina nella sua inarrestabile corsa – proseguono – è solo un effetto e non una causa! Non è più tempo di emergenze né di polemiche sterili ma di promuovere da subito e tutti insieme, abbandonando contrapposizioni inutili, un diverso approccio alla gestione del territorio dove ognuno si assuma le proprie responsabilità, agisca conoscendo le dinamiche fluviali e del territorio di montagna in una ottica di pianificazione di bacino”. “Il recupero naturale dei fiumi serve a creare sicurezza e non è accessorio alle opere di difesa tradizionali – ha spiegato Marco Monaci del Centro di riqualificazione fluviale – come si sostiene nelle Linee Guida regionali per la gestione integrata dei corsi d’acqua, in fase di approvazione. I fiumi hanno bisogno del loro spazio per muoversi e per evitare alluvioni occorre recuperare aree di laminazione o inondabili, creandone anche di nuove laddove non esistono”.




