All’assemblea di Confindustria, il cuore dei Millennials batte per l’impresa sostenibile

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CAMILLA COLUCCI FONDATRICE DI CIRCULARITY

Linguaggio e profilo dell’azienda circolare: sarà questa la sfida imprenditoriale del prossimo futuro

C’è qualcosa di inedito che si è colto nella 78^ assemblea di Confindustria Piacenza. Un inedito che va oltre la novità della presenza di tanti giovani approdati al quartiere fieristico attraverso un ponte lanciato dal sistema imprenditoriale piacentino guidato da Francesco Rolleri. Nel corso della giornata, insieme alla differenza generazionale, si sono espressi anche linguaggi paralleli: quello dei giovani e quello del sistema imprenditoriale tradizionale.

Quel qualcosa di inedito sta proprio qui e si è manifestato infatti nel linguaggio formulato con un nuovo alfabeto di cui si è fatta interprete Camilla Colucci, ospite dell’assemblea piacentina. Una giovane imprenditrice di soli 29 anni che nel 2018, insieme ad altri, ha dato vita a una start up Circularity passata oggi da 3 a 27 lavoratori under 35.

La giovane ha sciorinato un alfabeto che ha lasciato un segno con cui si può scrivere una nuova storia. Una posta in gioco di notevole valore e difficile da realizzare perché l’obiettivo è far sì che l’impresa (non una in particolare, ma tutte una volta messe in circolo tra loro) raccolgano la sfida dolente dell’ambiente. Quell’iniziativa è partita da un vissuto contemporaneo – è proprio della generazione Millennials – dettato da una sensibilità tutta giovanile che fa perno sul tema della limitatezza delle risorse a disposizione e dalla spinta a muoversi per fare qualcosa, dare il proprio contributo per evitare l’ineluttabilità della devastazione.  Questo nuovo alfabeto può essere la vera scommessa del mondo produttivo del futuro.

Se l’ambito da lei stessa richiamato è quello dei rifiuti e degli scarti d’impresa, il punto d’arrivo è portare la rivoluzione in questo campo coinvolgendo tutte le aziende. Più che mai ambizioso. Tre i valori aziendali sottolineati infatti insieme a passione,  competenza ne ha citato un altro: dedizione e salvaguardia dell’ambiente.

Lei è stata interprete di un linguaggio che si è inserito come una novità su quello principale e tradizionale. Il suo è stato un linguaggio parallelo che propone contenuti nuovi e, allo stesso tempo, fondamentali per dare gambe e cuore al concetto della sostenibilità, molto ricorrente nelle dichiarazioni d’intenti, ma che ancora troppo poco ha permeato e indirizzato una consapevolezza collettiva verso scelte capaci di tradursi in fatti. Non ha stupito che la stessa Ceo di Circularity abbia segnalato che la partenza non sia stata facile “Il concetto dell’economia circolare in quel momento – ha ricordato – non era cool. Non veniva compreso. Probabilmente un’idea troppo in anticipo sui tempi”. Come dire che la strada per l’obiettivo è tutt’altro che in discesa.

Dalle sue parole si è profilata una nuova tipologia d’impresa che forma ancora non ha, ma che la dovrà avere in futuro, come se una finestra si fosse aperta per inquadrare nuovi mestieri, nuove forme di lavoro necessarie per riparare ai guasti ambientali prodotti. Percorso non facile perché  ha di fronte un’alta ambizione: cambiare la filosofia imprenditoriale – da sempre basata sul concetto illimitato delle estrazione delle risorse – per condurla su un terreno circolare dove lo scarto della produzione rientri in campo come risorsa… e non venga più considerato un rifiuto da smaltire. È come proporsi di rompere un circuito infinito che non tiene conto della sostenibilità ambientale e sostituirlo con un concetto banale, semplice e di facile comprensione: da cosa può rinascere cosa…

L’apertura verso i giovani – nel tentativo di renderli protagonisti di un mondo ancora sconosciuto quello dell’impresa e del lavoro che in essa vi si svolge –  è stata una scelta lungimirante da parte dall’attuale presidenza di Confindustria. In futuro si ha l’impressione che i concetti che hanno guidato la nascita della start up di cui Colucci oggi è Ceo, dovranno sempre più essere tenuti in gran conto dal sistema imprenditoriale. Saranno sostanza sia per l’evoluzione delle imprese, sia per saldare un rapporto stretto con le nuove generazioni a cui si guarda con interesse per delineare il processo industriale prossimo venturo. Si apre qui anche un’altra sfida: una necessaria formazione culturale da scrivere ex novo. Ed è necessario per questo anche un approccio – questo sì rivoluzionario –  che investa tutti gli spazi dei processi produttivi e soprattutto metta in relazione le aziende tra di loro e, soprattutto, dia il via a un percorso di ricerca che, forse, ancora fatica a farsi strada in questo settore. Una visione, come si diceva, un linguaggio inedito che deve essere appreso a fondo e che investe direttamente la gestione dell’impresa stessa.

Dietro all’esperienza portata dalla giovane imprenditrice si è visto un vero e proprio lessico imprenditoriale impostato su paradigmi che svelano un’essenza imprenditoriale ancora da costruire. Se lo si vorrà sarà parte del futuro, ma vista la situazione non sembra ci siano tante possibili alternative. Il concetto della circolarità – base portante della sostenibilità – sarà un paradigma con cui fare i conti in concreto e che potrebbe essere una chiave vincente per rispondere all’ambizioso titolo che si è data l’assemblea piacentina di Confindustria: “Fabbrichiamo il futuro – Imprenditori e giovani per crescere insieme”.

Camilla Colucci lo ha spiegato nell’illustrare il core business della sua azienda che punta sulla circolarità dei materiali concetto scritto anche nello stesso nome dell’azienda Circularity – ovvero economia circolare per le imprese.

Lo dichiarano nel loro biglietto da visita on line “Siamo ingegneri, scienziati ambientali, chimici, esperti di CSR, project managers e soprattutto grandi appassionati di ambiente”. E la missione? È presto detto: “Il nostro obiettivo è promuovere una nuova tipologia di impresa in grado di coniugare il profitto economico con la salvaguardia dell’ambiente e della società in cui opera. Lo perseguiamo sviluppando le nostre expertises nel mondo della circolarità e della sostenibilità, offrendo servizi innovativi alle imprese, guidandole verso l’ottimizzazione e la riduzione del consumo di risorse”.

Quattro i cardine su cui si basa l’azione dell’impresa: si va dalla valorizzazione delle risorse naturali e al riutilizzo degli scarti di lavorazione fino alla sostenibilità integrata nella strategia dell’impresa e rendicontazione ESG (impegno ambientale, il rispetto dei valori aziendali e governance) e poi cultura imprenditoriale incentrata sullo sviluppo sostenibile e sulla misurazione e sulla riduzione dell’impatto ambientale dei settori industriali.

Antonella Lenti

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