Cosimo Franco, primario di pneumologia: “Allarme clima, respiratorie e ricoveri per bronchiti croniche”

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Cosimo Franco, primario di Pneumologia dell’Ospedale di Piacenza: “L’aumento delle acutizzazioni delle patologie croniche respiratorie ha un rapporto strettissimo con le variazioni climatiche”

Piacenza non ha il clima ideale, questo si sapeva, ma ora a confermarlo c’è una nuova classifica stilata da Il Sole 24 Ore sulla base dei dati di 3BMeteo in un lasso di tempo dal 2011 al 2021: siamo in generale al 102° posto su 107 capoluoghi di provincia italiani per clima migliore nella penisola, dopo di noi Lodi e Cremona, le altrettanto vicine Pavia e Alessandria e la lontana Belluno; la migliore per il clima in Italia secondo il quotidiano è Imperia, seguita da Pescara e Bari. La classifica prende in considerazioni dieci indicatori: le ore di sole, che ci vedono al 70° posto; al 73° posto per la percezione della temperatura che tende ad opprimere, ma meglio di altre città emiliane come Reggio, Bologna e Modena; le ondate di calore, che ci vedono addirittura al 78° posto per sforamenti di oltre 30 gradi centigradi per tre giorni consecutivi; per umidità relativa siamo in una fascia media, al 52° posto, meno di quanto un piacentino si aspettasse; 88° posto per brezze estive, anche se meglio di Milano; 15° addirittura per eventi estremi come accumulo di piogge oltre i 40 millimetri; 17° posto per raffiche di vento superiori ai 25 nodi; 31° per piovosità accumulata oltre i 2 millimetri all’ora, che non ci rende quasi desertici come alcuni comuni del Sud ma che dimostra come anche da noi le piogge regolari inizino a scarseggiare; 96° per la nebbiosità, seguiti da Milano, Cremona e Lodi; infine, nel punteggio sul clima la nostra città tocca il punto più basso, 105° posto per il numero di giorni freddi quando la temperatura massima percepita non supera i 3 gradi centigradi. Questi dati, se sommati alla siccità degli ultimi anni, la scarsità delle precipitazioni e l’estate 2022 tra le più calde e siccitose mai registrate da un secolo a questa parte, non sono affatto di buon auspicio, anche perché nel frattempo il riscaldamento globale è certamente peggiorato rispetto alle estati caldissime e anomale di mezzo secolo fa, prese a misura di paragone da alcuni negazionisti del cambiamento climatico. A questo clima padano siamo abituati da secoli, nell’ultimo più che mai con una massiccia industrializzazione. Il primario di Pneumologia dell’Ospedale di Piacenza, Cosimo Franco, aiuta tuttavia a sciogliere alcuni dubbi storici. “Sappiamo che l’aumento delle acutizzazioni delle patologie croniche respiratorie ha un rapporto strettissimo con le variazioni climatiche. Le modifiche della temperatura e dell’umidità possono peggiorare, ad esempio, le crisi respiratorie negli asmatici”. La concentrazione di ozono, purtroppo, e l’inquinamento secondario dovuto alla posizione geografica della nostra città, causa un aumento indubbio di ricoveri di pazienti con bronchiti croniche ostruttive. “Mentre prima le polmoniti erano quasi tutte legate al Coronavirus, non è più così, sono infezioni da batteri che resistono ai comuni antibiotici e anche in pazienti non immunodepressi, quasi una rivincita dei germi sul Covid.”, dichiara Franco. Piacenza col suo clima deve affrontare qualche problema in più, perché anche cuore e reni risentono di tutto questo. Nel frattempo, in vista delle elezioni del 25 settembre, è partita una mobilitazione anche italiana nel sostenere le firme sulla piattaforma online Change.org nella petizione lanciata dall’ONU per il clima, che ha raggiunto quasi le 160mila firme e che ha tra i firmatari anche il Nobel italiano Giorgio Parisi.

In questa situazione, Piacenza con la sua nuova amministrazione potrebbe prendere esempio dal capoluogo regionale Bologna, che nel 2019 (sulla spinta dei movimenti per il clima), si è impegnato come Comune ad attuare i principi della Dichiarazione di emergenza climatica ed ecologica, lavorando sulla neutralità climatica (attività ad emissioni zero), bilancio ambientale e un Patto per il clima con la Città metropolitana di Bologna e la Regione Emilia Romagna per rendere raggiungibili gli obiettivi ambientali. Il punto più interessante dei provvedimenti adottati dal governo locale è certamente l’attivazione dell’‘Assemblea deliberativa per il clima’, che rientra appunto nel novero dei nuovi metodi di partecipazione democratica dal basso ed oggetto di sperimentazioni in Europa: Irish Citizens’ Assembly, in Irlanda; Mostar, in Bosnia-Erzegovina; Oud-Heverlee e Ostbelgien, in Belgio; la Scottish Climate Assembly, nel Regno Unito, tanto per citarne alcune. Il percorso attivato con la cittadinanza bolognese ha portato tra il 2020 e il 2021 alla modifica dello Statuto comunale per riconoscere la tutela del clima e la transizione ecologica tra gli obiettivi programmatici e ha previsto un’Assemblea cittadina tra gli strumenti partecipativi dell’ente. Tuttavia, i dibattiti e le discussioni non bastano. L’Italia presenta grandi polarizzazioni su emissioni di gas serra, consumi energetici e diffusione di rinnovabili, anche se esiste un Ministero per la Transizione ecologica. Il rapporto ‘La corsa delle regioni verso la neutralità climatica: il primo ranking delle regioni italiane sul clima 2021’, promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, si è occupato di valutare la performance delle Regioni italiane in termini di impatto sul clima. Non mancano naturalmente le buone pratiche locali come il caso bolognese, ma anche per le Regioni più virtuose c’è molta strada da fare, dal momento che nessuna è in linea con gli obiettivi intermedi fissati a livello europeo per la neutralità climatica dell’Agenda ONU per il 2030. Con la guerra in Ucraina e il peggioramento della situazione geopolitica internazionale, si parla per ragioni pragmatiche e realiste di puntare sul combustibile fossile alternativo al gas russo, il carbone, decisamente inquinante, per garantirsi una certa autonomia energetica. Non esiste attualmente una fonte di energia in grado di sostituire totalmente i combustibili fossili, a parte il nucleare, questo è bene tenerlo a mente. Serve però portare il dibattito a tutti i livelli, anche nella nostra provincia e nel suo capoluogo, e porre alle istituzioni indirizzi e obiettivi della neutralità climatica e dell’emissione zero con scelte locali come un’assemblea per il clima, maggiori ZTL, tutela ed espansione del verde, pedonalizzazioni e freno al consumo di suolo. Speriamo sia la volta buona.

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