Pizza, focaccia, biscotti, abbigliamento, mattoni da utilizzare nella bioedilizia al posto del cemento, ma anche in campo medico terapeutico come post chemioterapia o in patologie come la sclerosi multipla. Tutto realizzato con i semi di canapa. Non è fantascienza. Anzi in alcune regioni italiane è già realtà. L’utilizzo della canapa in campo medico è consentito in Abruzzo dove la regione ha permesso, da poche settimane, che anche i medici di base la possano prescrivere; a Lecco una società edile produce bio mattoni in canapa all’interno di un cementificio abbandonato oggi recuperato, con costi che poco differiscono dall’edilizia tradizionale. Il principale centro di produzione di canapa è a Carmagnola in provincia di Torino, pochi giorni fa un secondo impianto è stato destinato alla Puglia.
Assocanapa, l’associazione di coordinamento nazionale per la canapicoltura, si pone l’obiettivo di facilitare e agevolare la coltivazione di questa coltura, ancora poco conosciuta in tutti i suoi mille utilizzi.
In provincia di Piacenza, l’azienda agricola di Bernardino Castellana ha deciso di abbattere qualche tabù e di provarci. A Prato Ottesola in Val Chiavenna a pochi chilometri da Lugagnano, a fine febbraio sono state seminate due sacche da 25 chili di semi di canapa su un campo di oltre un ettaro. “E’ una scommessa – ha ammesso Castellana. Questa varietà è destinata al seme e alla fibra, tutte le fasi di crescita verranno registrate e si valuterà quale sarà il migliore utilizzo. Intanto svolge un’azione importate di depurazione naturale del terreno in cui è stata seminata”. Per coltivare questo prodotto è fondamentale essere associati ad Assocanapa che ne garantisce e certifica il prodotto, oltre che tutelare gli agricoltori.
Tutto questo quanto è redditizio? Da agricoltore che sa il fatto suo Bernardino ci risponde che la redditività sta principalmente nel fatto che che la canapa risana il terreno e non necessita di macchinari particolari né per la raccolta né per la semina. Una volta imballata può durare anche due anni.
L’Emilia Romagna paga alcune brutte esperienze: una di queste a Comacchio dove si spesero svariati milioni di euro per l’impianto che si rivelò un fallimento perchè la canapa veniva tagliata a un metro, quando la pianta raggiunge anche 8 metri di altezza.
Marino Longo, lugagnanese, attivista del comitato Basta Nocività in Val d’Arda, si sta dando molto da fare per promuovere questa coltivazione, puntando sulla sua versatilità e semplicità. Nei prossimi mesi estivi sono in programma un paio di spettacoli teatrali con l’attore Giovanni Foresti che presenterà una conferenza tragica sulla canapa e con il duo Silvio e Andrea del teatro veronese. E’ previsto anche un momento di approfondimento sui vantaggi dell’utilizzo della canapa in edilizia.
Eventi che sensibilizzino l’opinione pubblica a considerare questa coltura una ricchezza, sfondando tabù e scetticismi di chi ancora oggi considera questa pianta solo una droga. “Non ci sono scettici – spiega Marino Longo – ci sono quelli che storcono il naso. Noi produttori chiediamo che il livello di THC, il principio attivo della psicoattività del seme, venga alzato da 0,2 a 1. Un’annata particolarmente secca potrebbe portare a superare questo livello, questo sarebbe un peccato, significherebbe non poter sfruttare le potenzialità del raccolto. Se nel corso dei mesi arriveranno ragazzi incuriositi dalla coltivazione, li accoglieremo e li intercetteremo – continua Longo – spiegando loro che la canapa non è una droga ma ha ben altri utilizzi”. Un cambiamento di rotta, un’apertura al futuro, per questo Marino Longo si rivolge anche agli amministratori: “chiediamo ai politici e alle aziende che finora hanno puntato sulla val Chiavenna come polo minerario di prendere in considerazione un’altra opportunità, diversificare le colture è possibile così come è possibile cambiare e passare, perchè no, dai mattoni di cemento a quelli di canapa”.
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