
di Elena Caminati – Si diventa vegani per ragioni salutiste, per gusto, per moda, ma soprattutto per scelta etica. Scegliere di escludere completamente dalla propria alimentazione tutto quello che è di origine animale, cambia anche il modo di vivere e di pensare, nel senso che, se ci si pensa, condiziona moltissime scelte. Il consumo di carne nell’ultimo periodo è drasticamente diminuito anche a Piacenza, dove ha subito un calo del 25% secondo il consorzio Federcarne tanto da perdere il primato e diventare seconda voce nel budget familiare dopo l’ortofrutta.
Ragioni salutiste, ragioni di portafogli? I veri vegani però sono altri, coloro cioè che hanno scelto un modello di comportamento che esclude gli animali dalla dieta, considerando alla pari un cane e un agnello, ovvero esseri viventi.
Anche a Piacenza c’è un gran fermento intorno a questi argomenti; in rete sono nati gruppi o pagine facebook di genitori vegani. E’ il caso di Enrico Scotti, vegano dal 1998 che, insieme alla moglie, ha scelto per le figlie Emma e Anita l’alimentazione vegana. “E’ una scelta né più né meno diversa da quella di non dare al proprio figlio il glutine o quel cibo piuttosto che un altro – spiega – una scelta di educazione che rappresenta il più grande gesto di amore che si possa fare sulla terra. Una scelta forte e inclusiva”.
Verdura, frutta, legumi e cereali stanno alla base della dieta vegana, senza rinunciare al gusto o alla fantasia. Certo ci vuole anche un po’ di informazione ed approfondimento ad esempio per sapere che l’acqua dei legumi si può riutilizzare come base per cucinare le meringhe.
“Non rinunciamo a nulla se intendiamo il piacere della cucina – spiega – si va dai classici piacentini fino alla pizza. Io e mia moglie poi abbiamo la passione per la cucina, quindi sperimentiamo ricette nuove, Nessuna rinuncia se non quella di escludere tutto ciò che è di derivazione animale, che non provoca altro che sofferenza. Alla base della dieta ci sono frutta, verdura, legumi e cerali, che possono essere cucinati in modo fantasioso. Oggi va di moda utilizzare l’acqua con cui vengono conservati i legumi, chiamata acqua faba, che montata può creare, ad esempio, le merighe”.
Eppure si assiste sempre più spesso a conversioni dell’ultimo minuto soprattutto per moda.
“C’è sicuramente un fattore moda come per tutte le cose nuove – conferma Scotti – come avviene per tutte le grandi onde che ci investono, lo è stato per il biologico che oggi è divantato normale. Essere vegani per ragioni etiche prevede invece un altro approccio. Ci si può avvicinare al veganesimo però anche per curiosità, per gusto, per ragioni di salute, ben venga se può servire per capire meglio la tematica”.

Il dibattito tra vegani-vegetariani e carnivori si è fatto infuocato, prova ne sono alcuni talk o trasmissioni radiofoniche. Chi definisce nazi vegani i primi e chi risponde definendo assassini i secondi. Parola grosse da entrambe le parti.
“Vogliamo rassicurare in questo percorso di coscientizzazione, di salute e di approfondimento – spiega Martina Chiodaroli dell’associazione Veg&Joy – l’abiettivo è creare coscienza avvalendoci di figure professionali come medici, agronomi che portino compentenza e conoscenza”. Un anno fa a Piacenza è nata l’associazione Veg&Joy, che si sta allargando notevolmente anche grazie alle conferenze organizzate con medici esperti del settore. “Siamo partite in poche – spiega Martina – ma ora il gruppo si sta allargando, intorno a queste tematiche c’è gran fermento. Quello che abbiamo cercato di fare è partire a poco a poco avvicinando le persone, spiegando loro il discorspo etico e il rispetto alla vita che sta alla base del veganesimo. Abbiamo organizzato conferenze e cicli di incontri per offrire una prospettiva che fosse a 360 gradi con medici dell’associazione scientifica nutrizione vegana che hanno collaborato con noi per rassicurare le persone in un percorso di coscientizzazione e e di salute”.
Nelle mense scolastiche verranno introdotti per tutti i bambini menù vegani, così come già avviene con i menù celiaci. Menù che andranno di pari passo con quelli onnivori pensati sul modello della dieta mediterranea.
Poi c’è l’aspetto promozionale e le campagne più o meno scioccanti che parlano da sé: per produrre un chilo di carne sono necessari 15 kg di cerali e 15mila litri d’acqua.
“Questo fa capire quanto è grande lo spreco di alimenti che andrebbe a compensare la fame nel mondo. Il Brasile – spiega Cristian Ferrari del gruppo Vegano – conta 16 miliini di persone che soffrono la fame ed esporta 16 milioni di tonnellate di cereali destinati all’allevameto degli animali. A Piacenza abbiamo scelto la campagna di comunicazione incentrata sul pensiero antispecista che mette l’uomo alla pari delle altre specie viventi non in testa alla piramide”.
Il servizio completo su www.zerocinque23.com




