AFRICA MISSION, la testimonianza di due maestre in Uganda: racconteranno la loro esperienza in Karamoja

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Lunedì 25 novembre alla scuola primaria San Lazzaro alle 20.45 le insegnanti Chiara Fariselli e Jessica Magno racconteranno la loro esperienza in Karamoja con il Movimento

Sono partite la scorsa estate: destinazione Uganda. Parliamo delle maestre della scuola primaria San Lazzaro di Piacenza Chiara Fariselli e Jessica Magno: dopo qualche settimana sono tornate e ora sono pronte a raccontare la loro esperienza con Africa Mission Cooperazione e Sviluppo. L’appuntamento è lunedì 25 novembre alle 20.45 nella palestra della scuola San Lazzaro, in via Emilia Parmense 56, a Piacenza.

L’incontro, organizzato dal secondo Circolo didattico in collaborazione con il Movimento, sarà l’occasione per ripercorrere il cammino compiuto da Chiara e Jessica e la scelta che le ha spinte a partire: 32 anni e insegnante di sostegno una, 41 anni e maestra di matematica l’altra, sono colleghe della scuola primaria San Lazzaro.

Una collaborazione che va avanti

“La nostra scuola collabora con Africa Mission da molti anni – spiegano le maestre – da diverso tempo i volontari del Movimento portano avanti e indietro le lettere che si scrivono i bambini della nostra scuola e quelli della Great Valley, la scuola per bimbi di strada aperta in uno slum di Kampala da Bosco Lusagala e sostenuta da AMCS. Quest’anno abbiamo deciso di consegnarle noi, insieme al materiale di cancelleria raccolto dalle famiglie della nostra scuola. Andare in Uganda era il sogno di una vita”. Per tre settimane le due piacentine sono state in Uganda e hanno potuto vedere i progetti portati avanti dal Movimento sia a Kampala sia a Moroto, nella regione del Karamoja.

Una testimonianza per le scuole piacentine

“Tanti ci hanno chiesto chi ce lo abbia fatto fare – sottolineano le due insegnanti – ma il nostro obiettivo è anche quello di portare la nostra esperienza nelle scuole piacentine. La scuola non è uguale in tutto il mondo e pensiamo che questo viaggio possa permetterci di comprendere meglio le famiglie appena arrivate in Italia che devono confrontarsi con un sistema scolastico differente”.

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