Adunata Alpini, Piacenza regge l’urto dei 400mila
e scopre di potersi reinventare

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L’86esima adunata nazionale degli Alpini manca già a molti piacentini, travolti – in positivo – da una festosa marea umana che per tre indimenticabili giorni ha letteralmente cambiato i connotati ad una città normalmente molto tranquilla, forse troppo.
Nonostante i prevedibili ed ampiamente annunciati disagi viabilistici, qualche episodio increscioso, qualche incidente (con un ferito grave) e il malumore di pochissimi brontoloni, infatti, il grande appuntamento è stato un successo clamoroso tanto dal punto di vista logistico-organizzativo che dal punto di vista della festa popolare, dimostrando che Piacenza non solo può reggere maxi-eventi, ma presenta addirittura caratteristiche, potenzialità e luoghi adatti ad una totale reinvenzione di se stessa, finora nemmeno immaginata se non da pochissimi.
Basti pensare all’apertura straordinaria al pubblico, per una mostra sugli alpini, dell’ospedale militare: il suo giardino interno (non si potrebbe schiudere ai piacentini almeno quello?), da solo, ha confermato come l’intera struttura (una volta fatti gli indispensabili lavori di ristrutturazione) potrebbe essere il potenziale gioiello di un’area centralissima (e gigantesca) che a sua volta potrebbe favorire per l’intera città un futuro molto diverso da quello – per la verità un po’ miope – pensato finora.

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