Acqua, Freda “chiude il rubinetto” all’agricoltura e Legambiente bacchetta la Regione per le concessioni delle sorgenti

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L’Acqua viene sempre più considerata un bene prezioso, ma le politiche che vengono applicate in materia sono in linea con questa ritrovata sensibilità? Partiamo da un dato e da casa nostra: l’agricoltura utilizza il 66 per cento dell’acqua dell’Emilia Romagna. Per questo la piacentina Sabrina Freda, assessore regionale all’Ambiente, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua (22 marzo) ha proposto di “aumentare il prezzo dell’acqua per uso irriguo” al fine di sviluppare tecnologie per il riciclo e il riuso delle stesse, incentivando allo stesso momento un’attenzione maggiore ai consumi e agli sprechi. Una misura che andrebbe ad impattare sui costi di produzione agricola e che forse metterebbe in difficoltà molte imprese, ma che di certo rappresenterebbe una ulteriore tutela per un bene primario e – in linea teorica – di dominio pubblico.
In realtà, come ha messo in evidenza il Dossier “Acqua in bottiglia” di Legambiente e Altraeconomia presentato allo stesso incontro da cui Freda ha lanciato la sua proposta, intorno all’acqua, e in particolare a quella imbottigliata, c’è un giro di affari (per pochi) da 2,25 miliari che riguarda 168 società, per un totale di 304 marche. Si parla di sei miliardi di bottiglie di plastiche prodotte ogni anno utilizzando 456mila tonnellate di petrolio con l’immissione di 1,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera. A fronte di questi numeri, i canoni di concessione delle sorgenti hanno prezzi irrisori. In Liguria – dove formalmente è di stanza anche un’azienda di produzione di acqua in bottiglia che “sfrutta” il nome di una delle nostre valli – è di 5 euro a ettaro.
Così, mentre l’assessore regionale all’Ambiente Freda chiede nuove misure contro lo sperpero di acqua usata per fini agricoli, il rapporto di Legambiente pone l’Emilia Romagna (e la Liguria) tra le sei Regioni bocciate in toto, poiché “adottano incredibilmente i criteri solo in funzione degli ettari dati in concessione o delle portate derivate, mentre in zone più “virtuose” oltre a canoni più gravosi sulla fruizione degli ettari dati in concessione ne vengono previsti di aggiuntivi sulla base dei volumi di acqua emuniti e imbottigliati”. Un triplo canone quindi, contro quello singolo e “cheap” emiliano romagnolo e Ligure. Un vero affare, che lascia intendere come sulla strada dello spreco ci sia ancora parecchio lavoro da fare, per tutti.

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