Accorpamento Camera di Commercio, i Liberali: “Guardiamo alla Lombardia”

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Continua a far discutere il tema dell’accorpamento della Camera di Commercio di Piacenza con Parma e Reggio Emilia (160mila imprese rappresentate, sede legale a Parma), processo momentaneamente sospeso a livello governativo. In attesa di uscire dallo stallo (accorparsi sarà una scelta e non più un obbligo?), lunedì 18 febbraio il presidente Parietti riunirà il consiglio dell’ente camerale per ascoltare le categorie economiche sulla questione.

La Camera di Commercio di Piacenza


Tra le voci contrarie all’accorpamento torna a farsi sentire l’Associazione Liberali piacentini che – in una nota – evidenzia come già “il rappresentante del settore credito dott. Davide Sartori (Banca di Piacenza) abbia votato contro lamentando che la decisione era stata assunta senza che fossero state sufficientemente esplorate altre possibilità non vietate dalla legge e in particolare la possibilità di accorparsi con le province di Cremona, Lodi e Pavia, coincidenti con una omogenea conurbazione”.
Anche l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza e di Assopopolari, in una recente intervista si era dichiarato contrario all’operazione. Secondo Sforza Fogliani: “La scelta giusta per Piacenza credo sia guardare a una conurbazione con Cremona e Lodi. Lo sviluppo di un’area del genere consentirebbe a Piacenza di avere una funzione centrale essenziale. Invece non si va né in questa direzione né in un’altra. L’unica costante – spiegava l’avvocato Sforza – è che siamo sempre in giro con il piattino dell’elemosina in mano, come del resto è avvenuto anche nel caso della Camera di Commercio che aveva la possibilità di fare un’unione con Lodi e Cremona, e invece ha scelto di restare in Emilia. E Parma ha vinto ancora una volta grazie alla sua posizione centrale, con noi e Reggio Emilia a fare da comprimari”.


“Accorparsi con le province di Lodi, Cremona e Pavia – prosegue la nota dei liberali piacentini – è la possibilità che abbiamo sempre ritenuto più conveniente agli interessi della provincia di Piacenza. E’ una soluzione, inoltre, equilibrata, nella quale nessuna delle province mirerebbe a fare la prima della classe, unite come esse sono da una stessa logica di mercato e di sviluppo economico omogeneo”.


“Fortunatamente oggi i giochi sono completamente riaperti – continua l’Associazione Liberali – e il nostro auspicio è che la Camera di commercio di Piacenza intervenga positivamente nel dialogo apertosi a livello nazionale per un nuovo assetto delle Camere di commercio nel quale la nostra provincia abbia un ruolo quale ha sempre avuto nella storia, come centro di convergenze autostradali e che ne hanno sempre fatto un punto di riferimento, soprattutto in funzione dell’asse Milano-Genova, prima dell’innaturale confluenza coatta nel Ducato farnesiano”.


Anche Confapindustria di Piacenza ha chiesto di riaprire la discussione: “Noi siamo ed eravamo contrari – ha dichiarato il presidente Cristian Camisa – ad una ipotesi di fusione con Parma e Reggio Emilia sia per ragioni territoriali che per ragioni di carattere economico finanziarie. Crediamo si debba lavorare per mantenere i centri decisionali sul nostro territorio, aprendo un dibattito sull’efficienza dei servizi erogati alle imprese”.

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