
Nel castello di Riva di Pontedell’Olio è stata ricordata la figura di Renzo Capra ingegnere elettronico piacentino nato a Pontedell’Olio il 26 settenbre 1926. Dopo la laurea al Politecnico di Milano ed una esperianza alla Snam Progetti, dal 1965 Capra lega indissulibelmente il suo percorso professionale all’ASM di Brescia. Risale al 1979 la sua nomina a direttore generale e dal 1995 a quella di presidente. Ed è lui a trasformare una municipalizzata locale in un player nazionale dei servizi: un percorso fatto di investimenti recnologici, senso di apparteneza, legami con il territorio e intuizioni finanziarie non scontate.
Il suo lavoro è sempre stato caratterizzato da efficienza e capacità innovativa: il termovalorizzatore e il teleriscaldamento sono stati subito un esempio da seguire in tutta Europa.
Sottolinenandone le qualità umane, lo hanno ricordato il figlio Pierlamberto, Pierluigi Bersani, Marco Elefanti, Stefano Consonni e Giulio Gravaghi.
Corriere Padano lo vuole ricordare proponendo la lettura di un articolo dello storico piacentino Piero Castignoli, pubblicato sulla rivista mensile Piacentini nell’aprile del 2002, dove Renzo Capra si racconta.
Renzo Capra, un piacentino
presidente dell’Asm di Brescia
... questo manager, che, nonostante ne sia lontano da 50 anni, è rimasto piacentino di Val Nure nel sangue, nell’accento e nel sentimento…
Renzo Capra nasce a Ponte dell’Olio il 26 settembre 1929 da una modesta famiglia. Il padre esercita l’arte del calzolaio. Il patrimonio fondiario dei Capra, che posseggono terre e case in Zaffignano, già cospicuo all’epoca dell’avo Serafino, nella prima metà dell’Ottocento si era progressivamente assottigliato a seguito delle divisioni tra la numerosa discendenza.
Dopo le elementari, Renzo può proseguire gli studi frequentando la scuola di avviamento professionale “S.Coppellotti” di Piacenza. Si iscrive poi all’ITIS “G.Marconi”, conseguendo il diploma di perito industriale elettrotecnico nel 1947. Allora, come è noto, non si poteva accedere ai corsi universitari se non si era in possesso della maturità classica o scientifica e l’esame da privatista era durissimo.
Il giovane Capra aveva qualche problema, come è naturale, con le materie umanistiche, soprattutto con il latino. Ancor oggi, avendo maturato un profondo interesse per la storia (è un appassionato lettore di tutto ciò che riguarda alcuni periodi storici, in particolare l’Alto Medioevo, il cristianesimo nel Medio Oriente, la Mitteleuropa, la presenza italiana nell’Adriatico e… Piacenza), si rammarica di non conoscere bene il latino. Parla e scrive l’inglese e il francese, ma giura che se dovesse ritirarsi dalla presidenza dell’ASM S.p.A. di Brescia si rifugerebbe nella sua casetta di Zaffignano per ricostruire la storia della sua famiglia, risalente alla fine del Cinquecento, sui documenti in latino perlomeno fino al 1806, documenti che ha già rintracciato numerosi nei nostri archivi. Ma anche per coltivare meglio una piccola vigna, dei Capra da più di quattro secoli, ove, dice, si produce il miglior vino del mondo!
Può darsi che anche questa circostanza si verifichi, ma io penso che dovranno trascorrere ancora molti anni dato il notevole dinamismo di questo manager. Che, nonostante ne sia lontano da 50 anni, è rimasto piacentino di Val Nure nel sangue, nell’accento e nel sentimento.
Sta di fatto che nel 1948, studiando in un anno solo da privatista, consegue la maturità scientifica presso il nostro liceo “L.Respighi” e può quindi iscriversi al Politecnico di Milano, dove nel 1956 ottiene la laurea in ingegneria industriale elettrotecnica. Appena laureato gli viene assegnata una borsa di studio dall’ANIC S.p.A. di Milano (Società del gruppo ENI), azienda presso la quale è assunto nello stesso anno. La sua formazione professionale si completa con numerosi stage presso fabbriche di caldaie e centrali termoelettriche.
Trasferito alla fine del ’57 presso lo stabilimento ANIC di Ravenna viene incaricato del montaggio di quella centrale termoelettrica. E proprio lì, nella bella Romagna, scatta anche per questo signore, già così lanciato verso una promettente carriera, la “trappola” del matrimonio con la signora Mirella Francia che gli ha dato tre figli, oggi tutti felicemente sposati e con prole.
Sempre a Ravenna nel ’59 si occupa dei nuovi impianti necessari per alimentare le caldaie con l’olio combustibile in generale e coll’olio grezzo che l’ENI comincia ad estrarre a Gela. Si perfeziona in quegli anni quella che sarà la sua specifica professionalità: progettazione, costruzione, modifiche e manutenzione degli impianti delle centrali termoelettriche. Nel 1960, dopo essere ritornato a Milano, gli viene affidato l’importante incarico di seguire le ultime fasi dei progetti relativi alla Centrale termoelettrica e trattamento acqua del grande stabilimento petrolchimico ANIC – GELA di Gela. Nell’ottobre del ’61, quindi, il grande balzo: passaggio dall’ANIC alla SNAM PROGETTI (sempre del gruppo ENI) e trasferimento a Gela per seguire i montaggi della centrale e del trattamento acque come diretto responsabile.
Nel novembre del 1962 sopravviene improvvisa la scomparsa di Enrico Mattei, il prestigioso presidente della industria petrolifera pubblica, detestato da molti esponenti del capitalismo italiano, ma soprattutto dalle industrie petrolifere americane, le famose “Sette Sorelle”. L’attività fino ad allora frenetica dell’AGIP e dell’ENI subisce un brusco arresto. Per l’ingegner Capra si apre la sgradita prospettiva di dover rimanere a Gela ancora a lungo inoperoso: l’obiettivo lontano era un nuovo, grande impianto nel Nord Africa, che con l’elettricità di una potente centrale avrebbe liquefatto il gas metano per meglio trasportarlo in Italia.
Renzo non è uomo da accettare di stare con le mani in mano in attesa di un nuovo incarico che tarda a venire e quando esce il bando per un concorso al posto di ingegnere capo della segreteria tecnica dell’Azienda dei Servizi Municipalizzati del Comune di Brescia non si lascia scappare l’occasione di parteciparvi.
Ma qui bisogna lasciare la parola a chi l’ha visto arrivare nella città lombarda:
“Era una bella giornata di settembre del 1964 quando una “Bianchina” targata Caltanissetta si fermò davanti agli uffici della direzione dei Servizi Municipalizzati, come allora si chiamava l’ASM. Renzo Capra, destinato a diventare alcuni anni dopo il direttore generale dell’Azienda, si era fatto di corsa, si fa per dire, dato il veicolo, il tratto Gela-Brescia, per rispondere ad un annuncio letto sul giornale, che riportava la richiesta di dirigenti tecnici…”.
Dopo aver descritto il curriculum vitae e professionale dell’ingegnere, l’intervistatore gli lascia la parola: “L’ENI fu una scuola. Ravenna, Gela, Milano sono alcune tappe di un percorso che ci fece imparare a decidere. Con altri colleghi facevo parte delle “truppe di assalto di Mattei”, di coloro cioè che arrivavano in un posto, dopo averlo studiato nei minimi particolari, e lo trasformavano in un immenso cantiere, per lasciarlo, a cose finite, completamente modificato e per buttarsi in una nuova avventura. Fu così che arrivammo a Gela quando c’erano solo i fichi d’india e la lasciammo con una “centralona” dalle grandi potenzialità energetiche. La morte di Mattei ci lasciò orfani. Ricordo allora, come fosse oggi, che la sera prima che l’aereo del Presidente cadesse, egli era stato in centrale a Gela. La sua morte frenò per fortuna solo alcuni programmi dell’ENI. Fu per questo che decisi di guardarmi attorno e lessi così l’annuncio dei Servizi Municipalizzati di Brescia.”
Appena assunto, l’ing. Capra riceve l’incarico dall’allora Sindaco di Brescia, il mitico Bruno Boni, di studiare il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani. A fronte di soluzioni più convenienti, quali quella di continuare la concessione al privato o quella di assumere il servizio in economia, viene scelta, anche per desiderio del sindaco, la via apparentemente meno economica della municipalizzazione.
Nel ’68 la nettezza urbana passa dunque a carico dei Servizi Municipalizzati. Grazie all’esperienza diretta nella generazione di energia, il nostro ingegnere ha l’intuizione che lo smaltimento dei rifiuti urbani, nella ricerca di fonti alternative, possa avere un uso energetico, per quanto allora il problema non avesse assunto i caratteri drammatici e di vera e propria emergenza che ha raggiunto oggi.
L’intuizione di Capra fu sviluppata dal direttore generale dell’epoca, il prof. Gian Franco Rossi, che alla Conferenza Mondiale sull’Energia, tenuta a Mosca nel ’68, imposta la questione del risparmio energetico e dell’uso delle fonti rinnovabili, precedendo di ben cinque anni l’interesse del mondo industriale sul tema.
Inizia così a Brescia il lungo ed avvincente cammino del teleriscaldamento, che oggi copre la quasi totalità dell’utenza della città lombarda e di due Comuni contermini, con circa 1.176 Gwh di calore immesso in una rete di 414 km di tubazione e con la contemporanea produzione di circa 700 milioni di Kwh di elettricità, usando prevalentemente carbone e rifiuti.
A guardarla retrospettivamente l’impresa potrebbe anche risultare, non dico facile, ma non eccezionale. Invece è stata semplicemente miracolosa.
Nel 1962, infatti, il primo governo di centrosinistra guidato da Fanfani vara la nazionalizzazione dell’industria elettrica con la creazione dell’ENEL, il colosso pubblico che ha detenuto fino a poco tempo fa il monopolio della produzione e della distribuzione dell’elettricità. Probabilmente, suggerisce Capra, a salvare dalle “grinfie” dell’ENEL il settore produzione elettrica dei Servizi Municipalizzati di Brescia, allora embrionale, è la granitica solidità politica, a guida democristiana, del Comune della città lombarda, a capo del quale troviamo uomini come Boni e Trebeschi.
Ma è anche l’intuizione di Rossi e di Capra della termoutilizzazione dei rifiuti solidi urbani con la produzione contemporanea di calore per il riscaldamento urbano e di energia elettrica.
Un fortunato caso vuole poi che proprio in quegli anni inizi la costruzione di Brescia Due, un grande quartiere satellite della città dove i progettisti pensano ad un teleriscaldamento da affidare all’Esso. Ma la dirigenza dei Servizi Municipalizzati non si lascia scappare la ghiotta occasione e presenta un’offerta più vantaggiosa rispetto a quella della multinazionale petrolifera, che riteneva di agire praticamente in regime di monopolio.
L’azienda assume, quindi, con il nuovo statuto, il calore tra i servizi gestibili nel dicembre del ’71; e meno di un anno dopo, nel settembre del ’72, viene erogato il calore ai primi edifici. Da allora il servizio si diffonde a macchia d’olio a tutta la città: una città “ordinata e civile”, la cui popolazione non solo sopporta gli scavi che sconvolsero le strade per diversi anni, ma mostra di apprezzare la soluzione data al problema del riscaldamento, caratterizzata anche dalla riduzione al minimo di inquinamento ambientale.
“Vi fu anche la collaborazione delle Ferrovie dello Stato” ricorda ancora Capra “che accettarono il sottopasso di un fluido come l’acqua surriscaldata, che non rientrava nei disciplinari, in uso in Italia, degli organi di controllo locali e statali, tanto che nessun benestare (ce ne vogliono 268 per fare una centrale) o autorizzazione ritardò o ostacolò il cammino”.
Da allora sono passati vent’anni ed oggi è imminente il debutto dell’ASM di Brescia in Piazza Affari. L’Azienda ha presentato il bilancio semestrale consolidato al Comune, suo azionista di maggioranza (con il 99,5%). Nel frattempo l’ing. Capra ha percorso tutto il “cursus honorum” nella società. Dal 1979 al 1995 ha avuto la Direzione Generale e successivamente fino ad oggi ha ricoperto e ricopre tuttora la carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione.
Oggi, l’ASM di Brescia è un colosso in piena salute. Dieci società controllate con un bilancio consolidato di 701 milioni di euro ed un utile di oltre 90 milioni di euro ed un cash flow di 168 milioni di euro. I maligni dicono però che agisce in regime di monopolio e che il processo di liberalizzazione in atto sarà il suo vero banco di prova. Prova che l’ingegnere piacentino asserisce di non temere perché non coglierà l’Azienda impreparata… anzi.
Il Consiglio Comunale di Brescia ha, infatti, già approvato lo scorporo dei trasporti pubblici, un servizio strutturalmente in passivo, che saranno conferiti a una nuova società detenuta al 51% dal Comune di Brescia e al 49% dalla SIA.
Con nel carniere il progetto, già finanziato per metà dallo Stato di 18 km di metropolitana leggera automatica in città, cui dovrebbero aggiungersene altri 14 nella tratta per Gardone Val Trompia. Questa società gestirà sia i bus urbani sia quelli extraurbani della provincia, attività già in parte svolta dalla SIA oltre che i parcheggi e i parcometri in città.
Senza il settore trasporti, l’ASM potrà concentrarsi su attività più strategiche e remunerative: la produzione di energia elettrica ed il teleriscaldamento.
Ma Capra ha intenzione di allargare contemporaneamente anche lo spettro delle attività, il core business, perché l’Azienda può stare sul mercato ed essere competitiva soltanto se saprà crescere oltre che una multiutility anche una multibusiness. Per questo è entrata nella futura autostrada Brescia-Bergamo-Milano (Brebemi), nella Fiera di Brescia, è socio della Banca Lombarda e dell’HOPA di Gnutti nel portale per affari di Brescia ed ha concorso all’acquisto della partecipazione del Comune di Piacenza nell’autostrada Centro Padane.
Dopo l’enunciazione di simili battaglieri propositi, non mi sembra realistico immaginare il Presidente dell’ASM di Brescia nel suo buon ritiro di Zaffignano (Ponte dell’Olio), intento a leggere i documenti riguardanti le sue radici famigliari scritti in francese o in quella lingua latina per la quale mostra di nutrire un viscerale sentimento di odio-amore.
L’ultimo impianto avviato a Brescia nel 1998 è un moderno ed elegante (sì, nonostante la funzione) termoutilizzatore che produce 1/3 del calore per la rete di teleriscaldamento e oltre 300 milioni di Kwh all’anno bruciando rifiuti post raccolta differenziata. Un “gigante” – come è stato definito in un recente servizio giornalistico sul magazine del quotidiano “La Repubblica” – che dall’inizio del 2001 ha contribuito a risolvere il problema di “mucca pazza” bruciando oltre 10.000 tonnellate di farine animali.
Ma il cammino continua. Infatti, sotto la riconfermata presidenza di Capra, il Gruppo ASM si configura sempre di più come un “sistema” coerente ed integrato di società operanti nel settore dei servizi locali, teso da un lato a mantenere ed allargare progressivamente il proprio radicamento territoriale, e dall’altro a conquistare gradualmente nuovi spazi di mercato, sia in ambito nazionale che a livello internazionale.
Alleanze, fusioni, partecipazioni strategiche, rapporti di partnership, associazioni d’impresa temporanee o permanenti sono gli strumenti con i quali l’ASM Brescia intende affrontare il mercato. Assieme all’AEM di Milano e all’AMGA di Genova, all’inizio dello scorso anno, ha costituito Plurigas, per l’importazione di metano dall’estero, oltre ad entrare, quale socio industriale, nel capitale di Trentino Servizi, multiutility controllata dai Comuni di Trento e Rovereto.
ASM ha acquisito anche una quota rilevante di Metanizzazione Meridionale, società privata che gestisce la distribuzione di metano nelle zone di Chieti, Campobasso ed Isernia, e partecipa con Abruzzoenergia alla progettazione, costruzione e gestione di una centrale elettrica a ciclo combinato a Vasto. Iniziative analoghe sono previste a Cremona e nella pianura bresciana, cui si aggiungono i potenziamenti della centrale di Cassano e di quella di Ponti sul Mincio. Con l’ingresso in Elettrogen, l’ASM si colloca tra i primi produttori nazionali di energia e s’è affacciata nel panorama europeo del business energetico. L’Azienda bresciana ha partecipato anche alla gara per l’acquisizione di una quota azionaria di Tesa, la ex municipalizzata di Piacenza.
In conclusione, ribadisce Capra, l’evoluzione dell’ASM Brescia è determinata dalle condizioni del mercato che tende a polarizzarsi eliminando chi, anche per dimensioni inadeguate, non ha l’efficienza richiesta. L’attuale processo di collocazione in Borsa di una quota del capitale azionario, destinato all’aumento del capitale sociale, consente di sostenere il progetto di sviluppo e mantenere il radicamento territoriale che la guida e la funzione pubblica dell’azienda.
In tal modo, la proiezione nel futuro di un mercato sempre più aperto e competitivo si aggancia, per ASM Brescia Spa, alla memoria del passato ed all’operatività del presente, entrambe caratterizzate da un forte spirito imprenditoriale, rappresentato con grandi risultati dal manager Capra.
Piero Castignoli




