
«Una pubblicazione di grande interesse e di grande significato, espressione della devozione di un discendente di una delle famiglie più distinte di Piacenza, che s’incarna con la storia di una farmacia che nella sede attuale dura da più di due secoli, anche se i Corvi hanno ufficialmente iniziato l’attività 300 anni fa con l’iscrizione, nel 1715, nella Corporazione degli speziali. Un atto di devozione verso la famiglia ma anche verso l’arte farmaceutica e la storia della nostra città. Auspico che ci si attivi per avere altre raccolte di documenti di famiglie che meritano di essere ricordate».
Il presidente esecutivo della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani ha così introdotto il partecipato appuntamento dell’Autunno culturale di Palazzo Galli (con Sala Panini gremita e Sala Verdi video collegata), che ha visto la presentazione del libro di Antonio Corvi “Un’arte, una città, una famiglia”, a cura di Luisa Castellini, realizzato con il sostegno dell’istituto di credito di via Mazzini. Il volume è stato illustrato dall’autore in dialogo con il presidente Sforza e con il giornalista Robert Gionelli. Il dott. Corvi (che è stato per 25 anni presidente dell’Accademia nazionale della storia della farmacia) ha posto l’accento sull’eccezionalità della continuità familiare nell’ars farmaceutica, che non si deve solo al fatto che i suoi antenati hanno sempre avuto molti figli, ma ad una condizione di Piacenza che la rende unica in Italia, perché fin dai tempi antichi l’attenzione per la salute era da noi maggiore rispetto ad altre realtà, forse anche a causa del nostro clima insalubre. E il primo segno dell’arte del curare nel nostro territorio è – secondo l’autore – il fegato etrusco ritrovato nelle nostre campagne, che dimostra una conoscenza dell’organo che poteva avere solo chi aveva fatto vivisezione su animali. Altre testimonianze di questa vocazione sanitaria le troviamo con la figura del medico militare nelle colonie romane e – qualche secolo dopo – con l’arrivo a Bobbio di San Colombano (medico) e dei suoi confratelli, che curavano i pellegrini con sistemi, per l’epoca, moderni. «Il XIII è per Piacenza un secolo aureo – ha spiegato il dott. Corvi – e anche l’arte farmaceutica dimostra precocità, con la nascita della categoria degli speziali che gestivano le “droghe” portate dall’Oriente con le Crociate». Si passa quindi alle farmacie medievali, che vendevano anche generi diversi. Arriviamo così alla prima traccia della famiglia Corvi: in una pagina delle “Memorie storiche di Piacenza” di Cristoforo Poggiali si riporta la notizia del testamento (contestato) di Gerolamo Illica, che istituisce una spezieria dei poveri a beneficio della città (in via Illica): a gestirla (1575) è Petrus de Corvis. Inizia così una catena familiare che ancora prosegue.




