Il premio “Antonino d’oro 2019” va a Monsignor Domenico Berni, vescovo emerito della prelatura di Chuquibambilla (Perù).
Lo hanno annunciato i Canonici del Capitolo della Basilica di Sant’Antonino martire in vista della consegna del Premio, giunto alla 34^ edizione, annualmente sponsorizzato e patrocinato dalla Famiglia Piasinteina, che verrà consegnato personalmente dal vescovo Gianni Ambrosio giovedì 4 luglio nella Basilica Sant’Antonino a conclusione della solenne celebrazione eucaristica delle ore 11.

Mons. Domenico Berni nasce a Piane di Carniglia, in provincia di Parma, diocesi di Piacenza-Bobbio, il 26 maggio 1940. Viene ordinato sacerdote nell’Ordine di Sant’Agostino il 29 giugno 1966.
Dopo aver conseguito il dottorato in diritto canonico e civile alla Pontificia Università Lateranense, nel 1971 viene inviato come missionario in Perù. Distinguendosi per le sue qualità umane, cristiane, sacerdotali e pastorali, San Giovanni Paolo 11, nel 1989, lo nomina vescovo prelato di Chuquibambilla. Il 10 settembre 1989 viene consacrato vescovo nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. Gli viene affidata la cura pastorale della prelatura di Chuquibambilla che eserciterà fino al 24 aprile 2018, termine del suo mandato per raggiunti limiti di età.
“Il conferimento del premio – si legge nelle motivazioni – vuole essere un atto di stima e di gratitudine nei confronti di un figlio della nostra chiesa piacentina-bobbiese che ha dedicato quasi cinquant’anni della sua vita alla missione in Perù, prima come sacerdote e poi come vescovo, svolgendo sempre il suo ministero con passione, umiltà e fedeltà nei confronti del popolo a lui affidato e in particolare verso i più poveri.
Ha operato in un territorio impervio e montuoso, nel cuore della Cordigliera delle Ande, dove abitano, in località situate tra i 3000 e i 5000 metri, migliaia di persone tra le più povere del Perù i cosiddetti “indigeni della sierra”, cioè della montagna.
Persone geograficamente isolate, lontane dal mare e dalla foresta amazzonica costrette tuttora a una vita dura di agricoltura e pastorizia, priva di strade e di efficienti servizi basilari come educazione, salute, energia elettrica, telefono, acqua. In questo contesto, monsignor Berni prodigandosi senza riserve nell’attività di evangelizzazione e di promozione umana, ha dato continuità e sviluppo all’azione missionaria dei padri agostiniani iniziata nel 1968 per volontà di San Paolo VI. Con le sue parole e con il suo stile di vita, umile e riservato, ha saputo mostrare il senso e la bellezza contenute nella vocazione sacerdotale.
E tutto questo è un grande dono, in un contesto culturale e sciale come il nostro in cui la figura del prete è spesso esposta, per vari motivi, al rischio di perdere di significato e di credibilità agli occhi di molti.
Nella testimonianza di vita di monsignor Domenico Berni, riconosciamo alcuni “tratti” che possono essere presi come riferimento da tutti coloro che desiderano vivere con gioia e responsabilità la propria vocazione cristiana.
In lui emergono una grande passione per l’annuncio del vangelo e per la vita di ogni persona, in particolare quella più debole e ferita. Colpisce il suo desiderio di essere un “pastore con l’odore delle pecore”, vivendo a contatto con la gente, con i suoi preti, condividendone gioie e dolori, vivendo con loro come un vero fratello e un vero padre, facendo lui stesso la scelta della povertà evangelica quasi a voler incarnare il sogno richiamato anche da papa Francesco nella sua famosa espressione: “Ah, come vorrei una chiesa povera per i poveri”. Una chiesa quindi che non solo si mette a servizio dei poveri ma si lascia educare da essi per scoprire l’unica vera ricchezza che salva: il vangelo.
Per tali motivi il Capitolo dei Canonici ha valutato opportuno assegnare a monsignor Domenico Berni questo prestigioso premio, come doveroso tributo alla sua persona e a tutti i missionari sparsi nel mondo. Inoltre tale onorificenza è idealmente consegnata anche alla comunità italo-peruana presente a Piacenza. Una bella realtà, perfettamente integrata nella nostra città, che ha saputo condividere le proprie tradizioni culturali e religiose con le nostre. Con gioia ricordiamo la festa del “Senor de los Milagros” più volte celebrata anche nella nostra Basilica di Sant’Antonino»”.




