
Pubblichiamo il resoconto, a firma del Presidente della Giuria Umberto Fava, della 37esima edizione del Premio di Poesia “Valtidoncello” a Pecorara.
Noi del Premio Valtidoncello siamo come Diogene di Sinope che in pieno giorno con la lanterna accesa in mano cercava qualcosa. Il filosofo greco nell’agorà di Atene cercava l’uomo, noi sul monte di Pecorara cerchiamo la poesia. Cerchiamo cosa c’è dentro le parole.
Ho sempre detto che il “Valtidoncello” più che un concorso di poesia ha da essere una rassegna di poesia, una vetrina di amanti della poesia. Anzi di più. Una strada alla poesia, una ricerca di poesia, un’educazione alla poesia. Una voglia di poesia, di così tanta poesia che poi lassù a Pecorara, ogni anno al termine di ogni incontro, il mio desiderio sarebbe che alla gente intervenuta la poesia uscisse anche dalle orecchie.
La storia del “Valtidoncello” ha superato da un po’ di tempo la soglia dell’”età del Signore” ed ha in gran parte superato anche nei suoi contenuti e concorrenti le facili inclinazioni ai luoghi comuni e ovvi della poesia fatta di lune, stelle, tramonti, uccellini, onde di mare… C’è al loro posto molta più vita, introspezione, autoanalisi, riflessione sul proprio essere e il proprio destino.
Sono 37 anni che gli autori che salgono a Pecorara per il Premio di settembre vi portano il loro dire, essere, pensare intimo e contemporaneo. Sono quasi 40 anni che i nostri autori raccontano nelle loro composizioni il loro sentire, gioire, patire, insomma parlare, pensare e scrivere da uomini e donne del nostro tempo, mettendo nero su bianco sentimenti, passioni, sofferenze, ideali, delusioni, il senso profondo della nostra tribolata contemporaneità. Non ve ne siete accorti mai?
Ogni loro componimento è la sintesi di quel pensare che è per forza un pensare contemporaneo, cosa volete che sia, preistorico o medioevale? E’ lo sgorgo di più lunghi discorsi interiori, dei solitari soliloqui della mente, quando per esempio lo strazio per la perdita di una persona cara diviene insopportabile e il cuore affranto cerca conforto nella parola.
Per il resto, qui non si fanno tante cerimonie, è un concorso “ruspante”, come argutamente lo definì molto tempo fa Celestino Ferrari, ora accolto a braccia aperte in giuria: non per la sua colorita definizione, ma per essere un fine intenditore dell’arte poetica e poeta lui stesso. Gli altri componenti della commissione giudicatrice sono Giovanni Dotti, Antonella Croci, don Luigi Bavagnoli, Lucia Falconetti e Federica Perina.
Ruspante il “Valtidoncello” era ai suoi esordi, e ruspante è rimasto. Qui non si chiacchiera, non si fa salotto, ma si legge, si legge, si legge un foglio via l’altro. Si legge correndo, col cuore che batte e sembra quasi d’essere sulla diligenza di “Ombre rosse”. A cassetta a condurre la diligenza c’è Giovanni Dotti, assessore alla cultura del Comune di Alta Valtidone.
Dopo l’ascolto dell’inno nazionale, pronti ad aprire non i lavori, ma le danze, pronti a circoscrivere in un abbraccio lirico, le luci dell’imminente lettura delle poesie.
Sì, perché il “Valtidoncello” non è un consiglio comunale dove si aprono i lavori, ma un raduno di poesia, e la poesia cos’è se non danza di parole, sentimenti ed emozioni. Le danze dei componimenti – dai bambini delle scuole agli adulti e agli anziani, ognuno con la propria voce, argentina quella dei giovanissimi, grave quella degli altri – sono state aperte dal sindaco Franco Albertini, e non senza ragione, perché è il Comune che col suo staff sostiene attivamente la Pro Loco di Cristina Mussetti nell’organizzazione della manifestazione.
Il Comune ha una cura amorosa per questa pianta piantata 37 anni fa nel cuore di Pecorara e che vive d’amore e di sogni come solo la Poesia può vivere così. Il “Valtidoncello” è una creatura fortunata, ha una madre che è la Pro Loco di Pecorara e un padre che è il Comune di Alta Valtidone. Con genitori così si cresce bene, accompagnati, dalla prima edizione, dalla Banca di Piacenza, presente domenica con il vice direttore della filiale di Nibbiano, Isabella Pezzati.
Poi via con don Gigi Bavagnoli, nuovo pluriparroco di Pecorara, Pianello ed altri campanili valtidonesi, che è stato invitato a leggere un componimento di suo padre Giovannello scelto da un prezioso volume del 1983 dal titolo “Ve lo dice Giovannello”.
Poi la parola ai giovani della sezione “Andrea Di Muzio”, a partire dall’Azzurra Bersani di Pianello con un affettuoso inno ai nonni al 58° di nozze, che, presenti, tutti han potuto applaudire. Poi la carrellata dei pulcini di Vigolzone (del laboratorio della maestra Romana Capra) e di Trevozzo (del laboratorio della maestra Federica Perina), fresche voci, freschi volti e sorrisi, fresche parole, per arrivare alla parata dei dieci finalisti conclusa con la vittoria di Gianfranco Marinoni di Alta Valtidone – già vincitore in passate edizioni – con “Oblio”.
Questa la sua lirica:
<<Dimentica il mio sguardo
abrasivo e martoriato.
I miei occhi
giacciono in un fiume profondo,
dove solo la grazia dell’oscurità
mi fa compagnia.
Un corvo in abito da sera
a volte sopraggiunge furtivo,
non rivelando a nessuno
il mio rifugio segreto.
Essere ignorati
è una benevolenza della sorte.
Se vuoi, prega per me>>.
Gli altri nove – tutti premiati a pari merito – sono: Sofia Colla di Pianello con “La Solitudine”, Anna Francani di Cortemaggiore con “Occhi”, Osvaldo Galli di Santa Cristina e Bissone (Pavia) con “Amico”, Maria Francesca Giovelli di Caorso con “L’uva Sant’Anna”, Liana Matteini di Alta Valtidone con “Fratello d’anima”, Laura Mutti di Cortemaggiore con “Le trecce scioglievo”, Laura Rossi di Corvino San Quirico (Pavia) con “Luce”, Anna Maria Pea di Cortemaggiore con “Mamma, mamma fermati!” e Angelo Taioli di Voghera con “D’erba d’inverno – a mio padre”.
Il Premio Pizzi – assegnato non dalla commissione giudicatrice, ma da Umberto Fava, presidente della giuria stessa – è andato a “La bicicletta”, una dozzina di versi degli studenti dell’Università Pallavicinia dell’età libera di Cortemaggiore (insegnante la Maria Francesca Giovelli): brano su cui cade una lacrima subito asciugata, perché è come avvolto in un vento di serenità e ottimismo per la vita e per la strada che come l’avvenire corre davanti alla bambina in bicicletta. Vi si legge una sapienza antica unita ad una freschezza tutta giovanile.
Infine, largo ad una dozzina di altre liriche escluse a malincuore dalle dieci finaliste. A malincuore, perché portatrici di qualche valore e significato, degne dell’attenzione dell’uditorio. Come “Cannibali” di Sara Polloni di Cadeo, versi di notevole forza espressiva; o come nel dolorante “Piove dentro” di Anna Maria Belli di Piacenza: “Nei giorni in cui piove dentro – mi guardo nel profondo – … – Vorrei potere un giorno – convivere col tuo ricordo – senza più farmi male”. Un sentimento accorato anche in “Viaggio” di Beatrice Zavattoni nata a Pecorara e residente a Pavia: “Parti per un luogo vicino, – ma sai che il viaggio sarà lungo. – E il ritorno incerto”.
Un sereno sentimento di appagamento si legge invece in “Ai gemelli” di Anna Maria Cottini di Piacenza, che ringrazia i neo quattordicenni gemelli “per il dono immenso – d’aver reso leggero il mio cammino. – Altro non serve ad essere felice”. Rimembranze, nostalgie e dolcezza ne “La ballata di Caminata” di Sara Valenti di Gossolengo e in “Rondinini” di Elena Passerini (92 anni) di Alta Valtidone. Poco lirico ma efficace e popolarescamente divertente come una scenetta di un film di Fellini “In viaggio verso Caravaggio” di Augusto Ridella “chiamato Lino” di Piacenza.
Il racconto del “Valtidoncello” 2025 finisce qui. La lunga cavalcata sulla diligenza dell’assessore-regista Giovanni Dotti si placa dopo gli ultimi versi e le ultime visioni poetiche, come sul finale della “Ballata di Caminata” di Sara Valenti che dice: <<Addio! Devo andare: è giunta la sera…>>.
Resta da aggiungere che a sostenere il Premio, promosso dalla Pro loco, si sono sempre distinti oltre al Comune, anche la Banca di Piacenza, impegnata a valorizzare le iniziative culturali meritevoli di attenzione e la Parrocchia di Pecorara (dopo tanti anni col compianto don Angelo Villa, ora per la prima volta, come già detto, col nuovo parroco don Bavagnoli). E a proposito dell’agguerrita rappresentanza di Cortemaggiore giunta a Pecorara per la finale del concorso, si è mosso per accompagnarla il vice sindaco e assessore alla cultura, Luca Tacchini. E ha fatto bene, perché quest’anno i magiostrini portano a casa dalla montagna un bel bottino.
Umberto Fava




