
Salvini, non c’è dubbio, suscita umori radicalmente opposti. Lo dimostra, in questa incandescente vigilia elettorale, la piazza – anzi le piazze – di Bologna dove il leader della Lega ha riempito il PalaDozza (sostenitori) e le strade (contestatori).
L’ex ministro dell’Interno ha aperto la campagna elettorale per le Regionali in Emilia Romagna in uno dei luoghi simbolo della sinistra emiliana: nel palazzetto dello sport bolognese 5mila sostenitori lo acclamano, ma fuori gli risponde la contro-piazza composta da più del doppio delle persone.
La corsa verso il 26 gennaio, per Salvini, inizia in salita: nella piazza principale della città in 12mila rispondono al flash-mob che si poneva come obiettivo di superare numericamente i partecipanti alla kermesse salviniana al PalaDozza (capienza 5.700 posti). Quattro ragazzi – Mattia Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa – sei giorni fa su facebook avevano lanciato l’idea della manifestazione “6.000 sardine contro Salvini”, per radunare almeno 6.000 persone e dimostrare a Matteo Salvini che “Bologna non si Lega”, “Bologna non abbocca”, come recitano gli striscioni in piazza. Missione pienamente riuscita 12mila “sardine” che invadono il Crescentone con un messaggio molto netto: “Bologna resta antifascista, Bologna non sarà mai leghista”. Una manifestazione senza bandiere anche se vi hanno partecipato molti esponenti Pd.

Al PalaDozza (con qualche seggiolino vuoto), intanto, si sono riuniti tutti i maggiori esponenti della Lega nelle istituzioni locali e nazionali: per Salvini questa è la partita fondamentale per dare la spallata all’esecutivo. La platea leghista, pur salvando – in molti casi – l’operato del governatore uscente Bonaccini, chiede “più sicurezza”, “lotta all’immigrazione” e la “fine del sistema Pd”.




