Dosi-ter: più che renziana,
la nuova giunta è “Reggi-ana”

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L’agonia della giunta Dosi finisce nel giorno dell’antivigilia di Natale, a casa del sindaco. E’ lì che su invito dello stesso primo cittadino si consuma “l’ultima cena” tra gli assessori. Estremo, inutile tentativo per scuotere una squadra male assortita e scarsamente affiatata fin dalla partenza. Oltre al padrone di casa, a tavola di contano sono sette amministratori: mancano Luigi Rabuffi per impegni personali, e Katia Tarasconi, colei che nei giorni successivi si è vista rifilare, dagli ex colleghi dimissionari Francesco Cacciatore e Giovanna Palladini, l’epiteto di “ventriloquo” dell’ex sindaco Roberto Reggi in giunta. La cena va come va, ma la giunta sprofonda nel baratro. E’ a quel punto che Paolo Dosi matura la decisione definitiva di svoltare, a costo di mettere in gioco amicizie e rapporti personali. La storia politica è piena di rimpasti, ha ragione Dosi quando ha detto che modificare gli assetti può anche essere una cosa normale se le cose non funzionano. Quello odierno, però, è un rimpasto soffertissimo, dettato da un mix esplosivo di veleni, condizioniamenti, veti incrociati e ricatti durati per 18 mesi che forse non ha precedenti in questa città. Il paradosso: purgati gli avversari interni, il periodo post-travaglio consegna alle cronache un Pd più unito nel nome dei renziani capaci di fare scudo intorno a un sindaco che fino ad oggi – crediamo sia difficile smentirlo – ha meritato un voto insufficiente.

Dosi: “Ora  non ho più alibi”

“Da lunedì non avrò più alibi. Vedrete quello che accadrà e come reagirà il Consiglio” ha detto il sindaco qualche giorno fa, 48 prima di annunciare il restyling della sua giunta. Per dovere di precisione, quella appena nata è la giunta Dosi ter, visto che la primissima versione del giugno 2012 fu abortita nell’arco di poche ore (“in virtù di condizionamenti” ha motivato il sindaco) per lasciare spazio alla compagine a tutti nota, piena zeppa di contraddizioni e inimicizie.

Chi viene cacciato

Fuori il vicesindaco Cacciatore, per anni spalla dell’ex sindaco Reggi prima che tra i due iniziasse una lunga guerra nemmeno troppo fredda; fuori Palladini, che fu una delle principali sponsor dello stesso sindaco in campagna elettorale. Fuori anche il titolare del Bilancio Pierangelo Romersi e Paola Beltrani. Su di loro da tempo, in particolare dopo il trionfo di Renzi dentro e fuori i confini piacentini (con la vittoria di Gian Luigi Molinari nuovo segretario), pendeva la spada di Damocle. Cacciatore e Palladini hanno dato le dimissioni qualche ora prima di ricevere il benservito: “E’ stata calpestata la nostra dignità” hanno detto in un’infuocata conferenza stampa. Subito dopo hanno provato a serrare i ranghi, a salire sull’Aventino, a chiamare gli alleati interni alle armi. Di fatto però non hanno trovato sponde, soprattutto tra i più giovani come Christian Fiazza (che per ragioni professionali ha rifiutato l’invito del sindaco a entrare in giunta) e Marco Pascai. Se non siamo di fronte all’eclissi di quell’ala che una volta veniva individuata negli ex Pci – o come dice qualche renziano ironicamente alla “caduta del Muro di Berlino a Piacenza” – poco sembra mancarci. E anche la parlamentare Paola De Micheli farebbe seriamente a preoccuparsi per l’aria che tira.

Chi entra in giunta e il triumvirato allargato

nuoviassessoriSi osservi chi entra: il consigliere comunale Stefano Cugini (Servizi Sociali); il presidente di Acer Giorgio Cisini (Lavori Pubblici), la consigliere cuperliana Giulia Piroli (Scuola) e il segretario provinciale Idv Luigi Gazzola (Bilancio). Sulla carta non è una monocolore renziana, come aveva promesso il sindaco. Dipende dalla prospettiva con cui la si guarda e più che “renziana”, appare una monocolore “Reggi-ana”. La prima: due esponenti della minoranza Pd (Bisotti e Piroli), due di area civica (Timpano e Cugini), due renziani doc (Tarasconi e Cisini), uno dell’Idv (Gazzola) e uno del Prc (Rabuffi). La seconda prospettiva va letta però nell’ottica del potente triumvirato allargato Reggi-Fellegara-Molinari cui negli ultimi mesi si è aggiunto Borotti, più slegato dai tre ma in grado – lo vediamo ora – di influire eccome nelle dinamiche del partito. Silvio Bisotti, graziato dalle “purghe dosiane”, è da sempre fedele amico di lunga data di Paolo Dosi e alla fine, dopo qualche tribolamento interno, ha deciso di restargli al fianco; Tarasconi e Cisini sono fedelissimi dell’ex sindaco renziano Reggi. Così come Gazzola, che per alcuni anni fu anche assessore al Bilancio del Reggi bis. L’accademico Timpano è altrettanto vicino all’area del triumvirato. Cugini è renziano e vicino, per sensibilità e professione, a Borotti. Parafrasando: in questo momento il triumvirato allargato ha le mani sulla città.

La “perfida” strategia di Dosi

Conf Stampa nuova giunta69Si potrà obiettare: c’è Piroli a garanzia della minoranza del Pd. E sta proprio qui l’astuta mossa del sindaco per mettere all’angolo l’ala bersaniana-cuperliana. Proporre alla Piroli l’ingresso in giunta, l’occasione quasi irrinunciabile di una vita spesa in politica per la pasionaria cuperliana che non è stata in grado di dire di no. E così dalle stilettate rivolte a Dosi si è già passati ai sorrisi. Tutti i tasselli al proprio posto. Suggerito oppure no, bisogna riconoscerlo: Dosi e i suoi consiglieri hanno lavorato di tattica. E la sensazione evidente, constata nell’ultima seduta di Consiglio, è che il new deal di Dosi avrà l’effetto di annientare i “nemici” interni e di assopire i mal di pancia. Gli unici che hanno alzato la testa sono stati i Moderati di Roberto Colla e Lucia Rocchi che, al grido di “balletto indecoroso per la città”, si sono chiamati fuori annunciando che da ora in avanti si terranno “le mani libere”.

Minoranze impotenti

E le minoranze? Tutte all’attacco all’unisono. “Vergogna, istituzioni usate per piazzare gli amici, le sorelle, i fratelli, le cooperative”. Tutti d’accordo: Pdl, Fratelli d’Italia, Lega Nord, lista Sveglia, Piacenza Viva, Movimento 5 Stelle. Opposizioni unite? Nessuna illusione. Lo ha fatto capire bene Tommaso Foti quando, rivolgendosi ai banchi del centrodestra, ha precisato che “non è il momento di chiedere elezioni anticipate – ha detto – Quelle si chiedono quando c’è una coalizione pronta a subentrare, non quando c’è la fiera della vanità”. Siamo davvero messi bene.

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