Piacenza unita per Expo 2015: la montagna,
ancora una volta, partorirà un topolino?

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gruppoE’ un Trespidi raggiante quello che presiede alla firma del protocollo – che la stampa locale saluta come l’ingresso di Piacenza, con tutte le sue forze economiche e istituzionali in assetto di attacco, nella sarabanda di  Expo 2015 -, un Trespidi (a proposito, le province decadono a breve o resteranno per sempre?) che parla della nostra città e del nostro territorio pronti ad essere sparati nella “vetrina mondiale milanese” con ”passo sicuro, spalle larghe, sguardo dritto in avanti”.
Seguono interventi misti di invitati vari: il presidente di Confindustria Piacenza, Parenti, che dice siamo arrivati, noi piacentini, al momento giusto (“prima sarebbe stato troppo presto, dopo troppo tardi”), Silvio Ferrari,  presidente in pectore di una ATS (agenzia temporanea di scopo) che sarà a breve costituita, e perfino l’assessora comunale Katia Tarasconi (“D’ora in poi a testa china, per lavorare insieme”). In tutto questo, dal tardo dannunzianesimo del presidente della Provincia alla retorica stakanovista dell’assessora comunale,  l’unica notizia l’ha fornita Ferrari: “Abbiamo già iniziato a fare brainstorming”. Accipicchia.
Uno spiegamento di forze che ricorda quello del Piano strategico per lo sviluppo di Piacenza Vision 2020 che, presentato con enfasi, in un tripudio di pagine a stampa tra tutti i progetti bandiera sventolati riuscì a portare in porto solo il pur benemerito hospice: il resto naufragò tristemente a causa dei consueti veti incrociati.  Sarà questa, dunque,  la volta buona? O la montagna, per l’ennesima volta, partorirà il solito topolino?

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