Mio Post – Centrale di Borgotrebbia, decisione presa contro i principi elementari del diritto

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di Paolo Maurizio Bottigelli – Qualche giorno fa in Consiglio Comunale l’assessore alla pianificazione e alla rigenerazione della città (buffo rigenerazione, una volta si andava in alcuni paesi dell’est per procurarsi il gerovital) ha gelato tutti dicendo che la centrale biogas di Borgotrebbia si farà. L’iter per buona pace di chi contesta è stato rispettato.
Il nostro assessore, militante anche di una forza politica che ambisce a diventar forza egemonica e riformatrice del paese, come un toro della pampa si è lanciato contro i principi elementari del diritto. Che cosa vuol dire “diritto alla città”. Domanda quasi sempre non separabile da qualche altra questione, come ad esempio che tipo di città vuole chi la abita, che tipo di persone vogliono essere, o vogliamo essere, a quali rapporti sociali questa città vuole aspirare? Ma al nostro “rampante” assessore più che alla democrazia della sua città, più che essere rappresentante e difensore dei diritti della collettività, è molto più attratto e catturato da altri valori. Ad esempio: sembra appassionato del pensiero di certo Henri Lefebvre… che aromatizza i palati con un concetto: la città è essenziale per la sopravvivenza del profitto, del guadagno di un solo individuo.
L’assessore, girando attorno alla questione tecnica, lancia nella disavventura la totalità degli abitanti e le famiglie, che saranno costretti a subire una centrale, di un cittadino un po’ ostinato, indifferente al fatto che davanti alla sua centrale ci sono tre scuole di bimbi, asilo, materna, elementare e Parrocchia. Diranno impianto di bassa intensità, ma sempre invasivo se costruito a trenta metri linea d’aria delle scuole. Ma perché Assessore, la centralina non se la costruisce nel suo salotto?
Comunque mentre il borgo si sdegna, il nostro gagliardo Assessore saluta felicemente il consiglio comunale, soddisfatto di aver legato l’asino dove vuole il padrone. Ma gentile Assessore, lei che ha le domeniche libere, perché vuole dannare nel puzzo e nella polvere i nostri figli? Seimila camion passeranno e lo dice come se dicesse – dai valà che domani ci facciamo una passeggiata. Ma sa che forse non abbiamo più nessuna fiducia né stima di lei, magari qualcuno di noi lo ha votato e adesso …? Io non l’ho votata.
Adesso però che si è letto le carte non le sente granito e rimorso dentro il suo animo? Ci pensi. Il contadino un po’ avaro invece, che vuole la sua piccola centrale, riceve lodi dall’industriale un po’ grigio e un po’ pigliatutto, che in questa vicenda ha forse il ruolo del grande suggeritore. Vacca d’un cane; come possiamo confrontare l’egoismo di pochi con la storia di questa città? Oggi prendete gusto a degradare tutto, ma per il fatto che i cittadini, quelli da voi vessati, stanno trovando nell’unione un connettivo sicuro, un aiuto morale dentro a se stessi, aiuta a capire che l’intelligenza non si piega con tre scartoffie burocratiche, la democrazia è altra cosa. Chissà se ha avuto modo di ascoltare Rodotà al festival del diritto, io dico di si, era quasi sempre in prima fila, ma vuoi per alcuni pensieri importanti, vuoi per disattenzione, vuoi per un mal di testa improvviso, vuoi che si era anche un po’ distratto: proprio quei dettagli, sul diritto e sui beni comuni, così magnificamente illustrati da Stefano Rodotà, proprio in quel momento lì evidentemente non le sono arrivati, se poi il risultato è di menarci il can per l’aia, con quelle scartoffie irrispettose del buon senso e considerare la partecipazione e la democrazia materia infingarda… La vita dei nostri padri è stata così ricca che trascorriamo ancora molto tempo ad impararne i dettagli, per applicarla al nostro buon vivere. Mentre voi uomini di “utilità pubblica”, generazione X, siete sempre presi da un fervore, da un fuoco divoratore, smaniosi di appendere medaglie alle avidità di turno.
C’è veramente qualcosa di sbagliato nell’uso che fate della “delega” che vi è stata assegnata da chi vi ha votato. Quando Cristo rivolgeva tutti i suoi gesti al Padre suo, sopra le teste degli uomini, invocando l’amore per noi uomini, un altro uomo, un assessore in una epoca diversa terrà lontano dalla felicità e mancherà di rispetto ai nostri figli. E la rabbia non avrà più fine.

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