In Fondazione il secondo atto di Roberto Reggi: sarà sui giovani la sfida per il futuro?

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Quadriennio 2025-2029, si apre il Roberto Reggi bis.
Un attestato di fiducia, ma anche un apprezzamento per il lavoro svolto nel mandato precedente. Il voto del consiglio che lo rielegge presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano si traduce così. Un secondo atto che nei primi giorni di maggio sarà completato con la nomina dei più stretti collaboratori.
Interessante capire quale sarà il percorso che imboccherà la Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Cosa resta da completare? Quali saranno gli indirizzi nuovi? Ce ne saranno e su cosa punteranno?
Saranno in direzione welfare… stretto in una situazione che si è fatta più complessa e bisognosa? Si rivolgeranno all’attivismo culturale già molto dinamico in questi quattro anni? Si concentrerà su percorsi nuovi con al centro le giovani generazioni… Nodo
cruciale, quest’ultimo, cruciale per delineare la prospettiva del futuro. Per ora restano curiosità, interrogativi che presto si chiariranno.
In qualsiasi direzione si rivolgerà l’agire della Fondazione un punto resta fermo e riferimento assoluto: il rispetto della natura stessa delle Fondazioni bancarie. “Sono custodi del patrimonio dei territori di riferimento con la missione di mantenerlo e incrementarlo utilizzando i profitti a favore della comunità, questo non va mai dimenticato”. Questo aveva più volte messo in rilievo Reggi nel primo mandato e questo è ancora oggi la regola prima.
Il concetto ribadito ancora qualche settimana fa dal presidente di Acri e di Fondazione Cariplo Giovanni Azzone a Piacenza in occasione della presentazione del bilancio di mandato. A cosa dovrebbero servire i soldi in pancia alle Fondazioni – aveva detto – se non per rendersi attivi e favorire il superamento delle disuguaglianze che si presentano sul territorio di riferimento? In fondo quei denari arrivano dalle comunità: e devono dare frutti rendendole più forti. Il presidente aveva poi parlato anche di un’innovazione alle viste. Novità che va oltre una visione “cortilizia” delle competenze locali delle Fondazioni, ma che punta alla creazione di un coordinamento tra Fondazioni per affrontare le emergenze, soprattutto sociali, che si stagliano sull’orizzonte nazionale.

Emergenze che intercettano le giovani generazioni, problema cruciale in una realtà sempre più anziana. Il
messaggio è chiaro: insieme si possono affrontare e, perché no,
“aggredire” i problemi che invece da soli non si potrebbero mai
affrontare. Anche questo scenario offre spunti nuovi e sfida le
singole realtà a guardare oltre i propri confini tradizionali e
cimentarsi “strategicamente” su temi e problemi diffusi su tutto lo
stivale. Se sarà possibile lo si vedrà.
Per il resto dalla nuova Fondazione a guida Reggi naturalmente, ci
si può attendere il consolidamento delle iniziative già attivate e
anche qualcosa in più. Come, ad esempio, l’avvio dei lavori del
grande progetto/sfida del recupero del convento Santa Chiara dove
saranno realizzati alloggi per persone disabili e uno studentato e
che rappresenterà la risposta a due emergenze locali in primo
piano.
Dalle stesse parole del presidente riconfermato si mettono in
risalto già alcuni indirizzi a cui sarà impressa maggiore incisività
considerato che la Fondazione è una cassaforte ben fornita che
riunisce risorse ingenti di due territori e che si pone come
obiettivo, impiegandoli a favore delle due comunità, di produrre
ricadute positive che possano costruire un profilo duraturo.
Uno degli indirizzi che ha caratterizzato la gestione degli ultimi
quattro anni ha riguardato l’elargizione di aiuti sulla base di
progetti chiari e condivisi. Alle associazioni è stato chiesto uno
sforzo di coesione e di condivisione degli obiettivi che, visti i tanti
progetti finanziati, sembra essere stato colto nella sua essenza.
Un’idea che, se ha modificato l’approccio tradizionale del
rapporto tra Fondazione e territorio, contiene anche un’ambizione
in più. Ambizione che coglie un obiettivo strategico: far sì che la
Fondazione svolga un ruolo di facilitatore di idee e progetti
concreti negli ambiti preminenti delle attività previste dallo statuto

dell’ente e che ha in primo piano il sistema di welfare, oltre a
quello culturale e della formazione.
Una spinta tesa a far sì che i progetti finanziati riescano a
camminare da soli e diventare autonomi dopo la fase di avvio. Una
funzione che è stata anche catalizzatrice di fondi provenienti da
altri enti pubblici e privati disponibili a sostenere i progetti
arrivando così ad alimentare di ulteriore ossigeno la loro
realizzazione.
Lo stesso Reggi quando si presentò quattro anni fa disse che le
Fondazioni in generale stavano “cambiando pelle” e che, quella di
Piacenza e Vigevano, anche per la grande mole di risparmi
custoditi e investiti, avrebbe alzato l’asticella puntando a lasciare
un segno nel futuro. Era la visione che aveva lanciato dopo un
anno dall’elezione. Si era nel 2022 ci si lasciava alle spalle il
periodo del Covid ma concreti e minacciosi si erano presentati i
venti di guerra che tuttora perdurano.
È in quel periodo che le Fondazioni erano arrivate al traguardo dei
30 anni dalla nascita quando, nel 1992, le Casse di Risparmio
separarono le attività di beneficenza da quelle finanziarie
costituendo le Fondazioni. Una maturità raggiunta che fece fare un
salto di prospettiva. E su questo Reggi disse che le Fondazioni da
enti erogatori di risorse (concepite come “bancomat”) si sarebbero
apprestate a promuovere iniziative proprie per orientare anche le
scelte verso obiettivi strategici di lungo periodo svolgendo un
ruolo di maggior peso rispetto alle comunità di cui sono
espressione e di cui amministrano il patrimonio.
Quanto ai numeri il bilancio approvato da qualche giorno mostra
risultati incoraggianti. Quelli dello scorso anno consegnano un
bilancio positivo. Fonti dell’ente segnalano che “il rendimento
lordo degli investimenti è salito al 4,74% e, grazie all’incremento
pari a circa il 5% del valore di mercato del portafoglio finanziario,
che ammonta a 400 milioni di euro, si è consolidato ulteriormente
il valore reale del patrimonio della Fondazione. Questo ha

consentito un impegno puntuale sul fronte dell’attività
istituzionale. Nel 2024, con 7,68 milioni di risorse proprie erogate
per il territorio, la Fondazione ha sostenuto circa 330 progetti per
il welfare, la ricerca, l’istruzione e la cultura. Inoltre, è da
segnalare anche il coinvolgimento di partner istituzionali, che ha
consentito di convogliare nel 2024 oltre 1,4 milioni di euro
aggiuntivi su obiettivi comuni, portando le risorse a disposizione
dei progetti a poco meno di 9,2 milioni di euro.”

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