“L’Expo 2015 è incentrato sul tema ‘Feeding the Planet. Energy for life’, quindi Piacenza può dire la sua perchè ha eccellenze agroalimentari e attrattive turistiche”. Questo il messaggio più mirato al nostro territorio lanciato dal presidente nazionale di Confindustria, Giorgio Squinzi, ospite della 68esima assemblea piacentina dell’associazione di categoria. Squinzi ha sferzato i balbettii della politica nazionale sulla base di numeri e dati che rendono evidente la necessità di “fare presto” per far uscire l’Italia dalle sabbie mobili di una crisi che per molti Paesi è ormai alle spalle: “Viviamo tempi difficili, ma – è stata la conclusione del presidente nazionale – se stiamo tutti uniti sapremo allontanarci dal baratro: il Paese, però, cresce solo se l’industria cresce”. Ecco perchè non è più possibile rinviare le scelte necessarie per far ripartire il manifatturiero italiano che, nonostante risenta di una pressione fiscale abnorme e dei lacci di una burocrazia asfissiante, “è il secondo in Europa e il settimo al mondo per volumi ed è il secondo al mondo per valore aggiunto pro capite”. Il solo pensiero di quante energie restino bloccate lascia in effetti storditi, ma per Squinzi l’Italia paga – oltre ai propri difetti – anche le nefaste conseguenze di scelte sbagliate a livello europeo: “Stati Uniti, Giappone e Paesi emergenti – ha sferzato il presidente di Confindustria – hanno fatto scelte coraggiose, in qualche caso perfino temerarie, pur di sostenere le loro economie, mentre l’Europa ha puntato tutto solo sul rigore ed ora anche la Germania inizia a soffrirne”.
Gli stimoli (in primis al governo Letta) che Squinzi ha rilanciato anche da Piacenza – politiche per la crescita e la competitività, bilanci pubblici più equilibrati, costo del lavoro da ridurre, vischiosità e inefficenze da debellare, sblocco dei pagamenti della PA, nuovo accordo con le banche per favorire l’accesso al credito ma anche spinta a canali di finanziamento alternativi, ripartenza delle infrastrutture, fisco rivisto, calo dei costi dell’energia – “non sono un ‘libro dei sogni’, ma la serie di proposte che, se sviluppate, porterebbero il Pil a crescere fino al 3% e produrrebbero la creazione di 1,8 milioni di posti di lavoro”. Come cantava Elvis Presley, “It’s now or never”.




