CISL loves Ucraina anche nel 2025: “Ogni guerra è una sconfitta per l’umanità”

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In fondo, sotto Natale, è bello pensare che Babbo Trump porterà la pace in Ucraina. 

Amici e nemici del neopresidente statunitense, sperano in una svolta nel conflitto, che nel martoriato Paese conta, ormai, un milione di morti durante gli oltre 1000 giorni di guerra passati. 

Presumibilmente, sarà una pace per l’Ucraina con una ridisegnazione importante dei confini territoriali, dopo aver combattuto una guerra per procura per conto della Nato secondo alcuni o essersi dovuti difendere dall’imperialismo di Putin, secondo altri. Per l’Ucraina i tempi difficili non finiranno tanto facilmente neppure nel 2025. 

E quindi la solidarietà dovrà continuare ad essere un dovere. 

Ne sono convinti alla CISL di Via Pietro Cella, dove, fin dall’inizio dell’ “Operazione Speciale”, si sono stretti legami profondi con le organizzazioni locali di aiuto al popolo ucraino, organizzando insieme convegni che mettessero sotto i riflettori ciò che stava accadendo nelle zone colpite dalla guerra e sostenendo anche economicamente la loro attività, per far arrivare soprattutto medicinali ai civili feriti. Perché un’attenzione cosí particolare per l’Ucraina?

“Perché il sindacato non può parlare di Pace solo in termini astratti, sottolinea Michele Vaghini – segretario generale CISL Parma Piacenza – proprio mentre la devastazione della guerra procede inesorabile. Credo inoltre, che negli ultimi anni siano scoppiati conflitti finalizzati a cercare di cambiare gli equilibri di quel mondo che abbiamo conosciuto fino ad oggi. E ciò che è avvenuto in Ucraina, probabilmente è stato solo l’inizio di questo processo”.

Non tutti i sindacati hanno una visione univoca rispetto alla “guerra mondiale a pezzi”, come è stata definita da Papa Francesco.

“La CISL ha espresso una posizione chiara e netta sulla guerra in Ucraina: una ferma condanna dell’aggressione russa e una richiesta altrettanto forte per la cessazione immediata delle ostilità”.

Il sindacato ha sottolineato la necessità di un negoziato per una pace duratura, ribadendo la sua solidarietà con il popolo ucraino, vittima di un conflitto che sta causando immense sofferenze e una crisi umanitaria senza precedenti ai confini dell’Europa.

“La CISL ha sempre sottolineato l’importanza di una pace giusta e duratura, rifiutando qualsiasi forma di ambiguità o equidistanza tra aggressore e aggredito – prosegue Vaghini. Il sindacato ha invitato la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per una soluzione diplomatica, sostenendo al contempo le sanzioni economiche contro la Russia e fornendo aiuti umanitari all’Ucraina. Il popolo ucraino, nel frattempo, ha diritto a difendersi con ogni mezzo messo a sua disposizione. Il primo dovere del sindacato è la solidarietà con la popolazione vittima della guerra”. 

Le iniziative nella provincia di Piacenza sono state numerose. 

“Abbiamo cercato di essere concreti negli aiuti sin dall’inizio, con l’organizzazione per esempio, del concerto solidale al Teatro Municipale di Piacenza, pochi mesi dopo lo scoppio della guerra. Abbiamo effettuato insieme ad Anteas, l’associazione di volontariato sociale dei nostri pensionati, due donazioni, che hanno contribuito all’acquisto di due ambulanze, aiutando un’associazione come Nadiya che dall’inizio della guerra, spedisce in quel territorio generi di prima necessità per aiutare la popolazione ucraina”.

Ogni guerra è una sconfitta per l’umanità.

“La speranza di noi tutti, che abbiamo a cuore l’idea di una pace vera e non di una resa in quel Paese martoriato dal conflitto – prosegue Vaghini, è che il popolo ucraino possa uscire definitivamente dalla sofferenza della guerra. Speriamo che a queste persone, che abbiamo imparato a conoscere da vicino in questi anni, in quanto importante comunità lavorativa inserita nella nostra realtà locale, sia consentito di vivere in un Paese dove i diritti umani e la democrazia siano rispettati. Ci sembra quindi doveroso ascoltare la voce degli innocenti ed essere solidali”.

Cosa pensa delle tante manifestazioni pacifiste organizzate anche sul nostro territorio?

“Sulla partecipazione della CISL alle manifestazioni per la pace in Ucraina, va detto che le tre maggiori confederazioni sindacali italiane hanno espresso una forte condanna dell’invasione russa dell’Ucraina e hanno sostenuto la necessità di una soluzione pacifica. Nonostante questa convergenza di base, è normale che possano emergere sfumature diverse nell’interpretazione degli eventi e nelle modalità d’azione. A Piacenza abbiamo anche aderito come sigla ad alcune manifestazioni organizzate ma col protrarsi del conflitto, abbiamo preferito aderire a carattere personale, perché come CISL siamo allergici a qualsiasi eventuale strumentalizzazione si possa verificare all’interno di una manifestazione. 

Ogni confederazione ha una propria strategia di comunicazione e può scegliere di focalizzarsi su aspetti specifici della crisi. Voglio sottolineare che l’assenza della CISL da una specifica manifestazione non significa necessariamente un disaccordo con i principi della pace ma il dovere della solidarietà con il popolo ucraino ci è sempre sembrato prioritario. Per esempio, se ci fosse una manifestazione per la pace con un unico striscione che apra il corteo con la scritta: “Via la Russia dall’Ucraina”, aderiremmo senza alcun problema. E credo lo farebbero anche centinaia di ucraine e ucraini che vivono nella nostra provincia”. 

Cosa le è rimasto maggiormente impresso?

“Quando ci è stato detto dall’associazione Nadiya che i nostri sforzi avevano contribuito all’acquisto di due autoambulanze è stata una grande emozione ed abbiamo avuto la sensazione di esserci comportati correttamente. Così come aver visto un’ambulanza ucraina crivellata di colpi, mi ha fatto riflettere enormemente sugli orrori della guerra”. 

“Alla CISL – conclude – non abbiamo mai pensato di essere su un’isola e per questo partecipiamo anche alle attività di Iscos Emilia Romagna, un’associazione di emanazione CISL che lavora per rafforzare la solidarietà tra i popoli, promuovendo progetti in diversi Paesi per migliorare le condizioni di vita e di lavoro, tutelare i diritti umani, in particolare per le persone più vulnerabili, come le donne e i bambini, sostenere lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, promuovere la parità di genere e tutelare l’ambiente”.

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