
Arvodas, arrivederci. Anche quest’anno il Piacenza Calcio ha chiuso la stagione, lasciando un amaro arrivederci ai propri tifosi. In quella scorsa era stato un goal triestino nel recupero, a condire l’arrivederci con la retrocessione. In quella appena conclusa, il condimento lo ha fornito il Caldiero Terme. Squadra poco blasonata, dai pochi crediti da spendere per salire di categoria, epperò a volte i miracoli riescono. Con un allenatore che di mestiere fa dell’altro (come è normale tra i dilettanti), con lo stadio che è un campo sportivo, con calciatori senza curriculum altisonanti, ma adatti, hanno messo tutti in coda. Il Piacenza, che doveva dominare in un girone agevole, si è classificato primo degli ultimi, sfiorando appena le briciole della gloria sportiva. Va detto che la squadra piacentina, per quanto ci si affannasse a dire che fosse la più forte, non lo era. E che il girone fosse facile, non so chi lo mise in giro.
Arvodas, arrivederci serie D, negli ultimi anni i Biancorossi l’hanno vista spesso. Questa che arriva, sarà la quarta stagione in poco più di un decennio. Senza scomodare trascorsi irripetibili, per un tifoso cominciano a pesare. In un campo della bergamasca, non ricordo quale essendo tutti uguali, arrostivano salamelle bruciando pallet di recupero. Quattro tavole, un po’ di panche e il panino era servito. Il vice presidente Rigolli disse: “Bello qui, sembra una sagra di paese”. Bello si, conviviale, ma vuoi mettere andare in uno stadio, con lo stomaco chiuso per la tensione?
Per fortuna il calcio è elemento di terra, segue il rituale consolatorio della natura: si semina: si cura, si raccoglie, ma soprattutto: si ricomincia. Per quest’anno il raccolto è stato magro, la società ne è consapevole. Ci si sta muovendo per correggere errori commessi e salvare quanto di buono c’è stato. La rosa non sarà smantellata, scongiurato l’ennesimo anno zero. I nuovi innesti si cercano in categoria, salvo piazzare la bomba suggestiva a fine mercato. Il capitolo giovani obbligatori viene affrontato con la dovuta calma: primo perché gli under da schierare scenderanno da quattro a tre, poi perché il Piacenza ha dimostrato di saperli crescerli i propri virgulti. La nota positiva dello scorso campionato sono stati proprio i ragazzi del vivaio, vedi Napoletano, Bassanini, Russo. In certe situazioni furono loro a trascinare la combriccola.
Altra nota positiva in vista del prossimo torneo, è la certezza di non avere requisiti per cambiare categoria a tavolino. Sarà un vantaggio in fase di preparazione estiva per i calciatori, che fin dalla prima amichevole sapranno cosa gli spetta. E così, in attesa che vengano presentate le nuove maglie, che il duo Sestu – De Vitis completi l’assemblaggio del gruppo, passerà l’estate e il pallone ricomincerà a rotolare. Sperando di tornare a rivederci al solito posto del vecchio “Garilli”. Arvodas.




