
Secondo la classifica regionale la nostra città è al 9° posto dei 10 capoluoghi provinciali in Emilia-Romagna come sostenibilità ambientale
Piacenza si piazza 46a nella classifica stilata nell’Ecosistema urbano, un pessimo risultato nella rilevazione di Legambiente realizzata in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, sugli sviluppi ambientali di 105 Comuni capoluogo che quest’anno giunge alla sua trentesima edizione. Trento guida la graduatoria seguita da Mantova e Pordenone. Al settimo posto Cosenza, prima città del Sud, alle sue spalle Cagliari 16ª e Oristano 22ª. Roma è solo 89a, e come fanalino di troviamo Caltanissetta (103ª), Catania e Palermo (entrambe 105esime). Oscillazione in negativo anche per Milano in 42a posizione, seguita da Firenze che slitta alla 53a e Genova alla 58a.
In questi trent’anni a rallentare la crescita sostenibile delle città sono stati interventi troppo stagni che non hanno permesso quella accelerazione che serviva alle aree urbane, in cui oggi si concentra una sfida cruciale. E così accanto ai lenti e progressivi miglioramenti nazionali come l’aumento della percentuale di raccolta differenziata (dal 4,4% nella media del 1994 al 62,7% nel 2022 ma solo in alcuni capoluoghi) e delle piste ciclabili (passate da una media di 0,16m equivalenti/100 abitanti nel 1998 a una media di 10,59m equivalenti/100 abitanti nel 2022), in questi decenni non sono mancati anche stalli e ritardi. Nessun miglioramento, ad esempio, per il tasso medio di motorizzazione dei comuni capoluogo italiani che si conferma, come trent’anni fa, tra i livelli più alti d’Europa: 66,6 auto ogni 100 abitanti; è cresciuta la produzione complessiva di rifiuti (passando da una media pro capite di 455 kg/anno del 1994 a 516 kg/anno nel 2022).
Secondo i dati, ad esempio, la nostra città ha 39 alberi in aree pubbliche ogni 100 abitanti, che ci posiziona all’11esimo posto su 105 capoluoghi provinciali d’Italia; Piacenza ha poi il 20,6% delle perdite d’acqua di rete, una delle percentuali migliori in proposito in Regione. Questi, tuttavia, sono magri risultati a fronte di quelli ottimi conseguiti dalle città in cima alla classifica, basata su ben 19 indicatori per sei aree tematiche, aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia, che hanno bocciato Piacenza come un capoluogo provinciale ancora in balìa dell’inquinamento dell’aria (con 29,36 mq per abitante), sprecona di acqua corrente (74 litri quotidiani) e produttrice oltre misura di rifiuti (796 kg prodotti annualmente da ogni piacentino, anche se la raccolta differenziata è al 68,1%). Non va meglio per il traffico automobilistico, col 7,1 tra morti e feriti per incidenti stradali ogni mille abitanti, un numero veramente troppo alto. In generale siamo penultimi per progressi ambientali in Regione, alle nostre spalle c’è soltanto Modena. La qualità dell’aria continua ad essere appunto la spina nel fianco: la media della concentrazione annuale di particolato peggiora (84esimi), 47 sforamenti sui 35. Un altro aspetto negativo sono le isole pedonali, pari a 0,60 metri quadrati per abitante, mentre da anni Legambiente chiede per la città la pedonalizzazione dell’intero sistema di piazze del centro storico. I parametri relativi al consumo di suolo mostrano una situazione negativa, con un peggioramento notevole per quanto riguarda l’uso efficiente del suolo (dati ISPRA e ISTAT) che ci posizionano 62esimi e che indicano che nel quinquennio 2017-2021 il consumo di suolo pro capite è stato a Piacenza di 8,5 mq per abitante, ponendoci in Regione al peggior quarto posto, preceduti da tre comuni della Romagna (Ravenna, Forlì e Cesena). Un altro capitolo non confortante è quello delle piste ciclabili in lento aumento: 20,23 metri equivalenti ogni 100 abitanti di piste, quinti in Regione e 18esimi in Italia, e tuttavia scontiamo una rete solo in minima parte su sede propria (separata fisicamente dalla corsia stradale) e la mancanza di collegamenti tra molte ciclabili. “Una locomotiva a vapore mai trasformata in Freccia Rossa”, così si è espressa Laura Chiappa, presidente del circolo piacentino di Legambiente a proposito dei pessimi risultati: “La qualità dell’aria continua ad essere il grande punto critico ed emergenziale da affrontare con un cambio di passo radicale rispetto al passato, applicando da subito le misure previste dal PUMS, il piano della mobilità sostenibile, con parcheggi scambiatori, ampliando la ZTL e le zone pedonali, aumentando le aree 30, oltre a maggiori controlli delle emissioni delle industrie inquinanti in città e degli impianti di riscaldamento. Inoltre, bisogna introdurre rapidamente il porta a porta spinto sui rifiuti in tutta la città e il sistema a tariffa puntuale per arrivare all’80-85% di differenziata a breve, ma soprattutto occorre drasticamente ridurre la produzione di rifiuti prendendo accordi con la grande distribuzione per diminuire gli imballaggi, favorire i prodotti sfusi e ridurre l’usa e getta”, e ha concluso: “Auspichiamo che l’Amministrazione, a partire dal nuovo Piano urbanistico generale in redazione, dal futuro Piano strategico del verde e dal Piano d’azione per l’energia sostenibile, voglia rendere la città un reale cantiere della transizione ecologica. Piacenza risulta una città ancora troppo ferma dal punto di vista ambientale.”




