
“Per favore, non chiamatelo matrimonio combinato, nell’Islam ci sono regole precise e un iter da seguire per chi vuole sposarsi da buon musulmano”. A parlare è Luigi Ciaco, operaio 35enne residente a Piacenza ma di origini meridionali. Nel settembre del 2017 Ciaco si sposa a Casablanca con Khadija, una ragazza marocchina di 12 anni più giovane di lui. “Non volevo aspettare, così appena Khadija si è diplomata ci siamo sposati”, racconta Luigi.
Per lui il matrimonio è un obbligo religioso, una tappa fondamentale nel percorso di un “ritornato” all’Islam. Poco dopo la conversione, Luigi, che all’epoca frequentava una moschea del Piacentino, rende pubblico ai nuovi confratelli il suo desiderio di contrarre matrimonio con una “buona musulmana”. “Da lì, la voce si sparge e comincia a circolare fra le famiglie con figlie in età di maritarsi, una catena di passaparola che è giunto fino in Marocco”, dice l’uomo. Luigi e Khadija si sono incontrati per la prima volta su skype, circa un anno prima di unirsi in matrimonio. “Ma prima di parlare con lei ho conversato a lungo con il padre, era importante fargli capire che sua figlia sarebbe stata rispettata e in buone mani”.
Il matrimonio, secondo l’interpretazione islamica prevalente, è un dovere religioso:”Ci si sposa per Allah, non per capriccio. Certo è sempre meglio avere al proprio fianco una donna che si apprezza ma il giudizio è sulla moralità più che sull’estetica”, spiega Luigi che non ha voluto vedere Khadija senza l’hijab – il velo islamico – prima del matrimonio. “E’ stata una scelta consapevole per entrambi. Per me era importante sposarmi con una buona musulmana”. Fra video-chiamate, messaggi e telefonate il rapporto a distanza si consolida e nel giro di alcuni mesi cominciano i viaggi e i fitti intrecci di rapporti personali e cortesie che caratterizzano le relazioni famigliari pre-matrimoniali islamiche. “Fino al giorno delle nozze, Khadija ed io non ci siamo mai trovati fisicamente da soli, insieme in qualche posto. Ovunque andassimo c’era sempre qualcuno che ci accompagnava. Non sempre la madre o il padre, bastava talvolta anche qualche cugino o un vecchio zio”, dice l’italiano musulmano.
Sulla poligamia, Luigi ha le idee chiare: ”Non è affatto un obbligo, non è neanche incoraggiata ma tollerata e poco praticata in generale perché la regola è quella di trattare con assoluta equità tutte le mogli contratte in spose. E’ costoso. E’ più che altro un’usanza per sceicchi ed emiri”.
Oggi Luigi e Khadija hanno due bambine, nate entrambe a Piacenza. Khadija si è diplomata al centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia) ed è attiva nel sociale. “Insegna l’arabo e organizza il doposcuola per i figli dei migranti marocchini”, dice Luigi Ciaco.




