Paola Beltrani immagina:”Piacenza città under 30, Cittadella della creatività per valorizzare i giovani”

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Paola Beltrani
Paola Beltrani

di Roberta Suzzani – «Mi immagino uno spazio dove siano i giovani a dare contenuti e idee. Un luogo di confronto dinamico, attivo, in movimento. Lo immagino come una sorta di officina dei pensieri indirizzata verso l’imprenditoria creativa, ma con una vocazione per l’artigianato della tradizione. Mi immagino una cittadella dei giovani che sia veramente dei giovani».
Disegnando mentalmente la sua “Piacenza città under trenta” l’assessore alle politiche giovanili Paola Beltrani ha chiaro in testa un progetto e il modo di ottenerlo. «Deformazione professionale – dice sorridendo, ma con quel pizzico d’orgoglio di chi sa di essere sulla strada giusta – come insegnante ho l’abitudine di puntare a un obiettivo e a programmare la via per raggiungerlo».
Il fine è “semplicemente ambizioso”. «Le mie politiche giovanili partono dalla valorizzazione dei ragazzi e non si può valorizzare qualcosa che non si conosce e non si ascolta».
La via per arrivare alla linea d’arrivo passa da un atto di fede «verso i ragazzi a cui un’Amministrazione comunale, o meglio la nostra Amministrazione comunale, deve offrire i mezzi e gli strumenti necessari per esprimere le loro capacità e il loro potenziale».
Tutto questo ha un nome – o per lo meno lo avrà presto – ed è la Cittadella della creatività.
La Cittadella avrà sede negli spazi dell’ex Circoscrizione due, oggi conosciuta come Spazio 2, e ha già dalla sua il plauso della Regione Emilia Romagna e la collaborazione dei Comuni di Gossolengo, Rottofreno e Pontenure. «E’ un progetto complesso – sottolinea l’assessore – che vuole favorire l’imprenditorialità anche riportando i giovani ai lavori manuali, ma che avrà valenze molteplici».
Valenze come collaborazione, partecipazione e coabitazione. «Sono tre parole chiave che, a ben guardare, sono la stessa. Collaborazione: favoriremo le esperienze di coworking per far uscire i ragazzi dalla condizione di isolamento lavorativo che in questo momento di crisi ha avuto la meglio. Non si può collaborare se non passando dalla partecipazione che stiamo sviluppando su due fronti: con un canale diretto con i giovani che periodicamente incontriamo per confrontarci e ascoltare i loro bisogni, le loro richieste, ma soprattutto le loro idee. E con “Tracce di futuro”, un progetto dedicato alla precarietà, di cui a breve avremo i risultati, che per il mio assessorato sarà propedeutico alla programmazione».
Collaborazione, partecipazione e, per ultimo, coabitazione. «Negli spazi dell’ex Circoscrizione erano ospitate altre associazioni, alcune delle quali rimarranno. Questo creerà un contatto tra diverse generazioni e tra diversi saperi. Penso, ad esempio, a Le mani delle donne che già oggi vive gomito a gomito con l’associazione studentesca Speakers’ Corner».
Quello che ha in testa l’assessore Beltrani è un progetto con delle finalità ben delineate «ma che contemporaneamente è aperto all’intervento dei ragazzi. L’Amministrazione ha voluto creare una cornice che saranno i giovani a riempire di contenuti. Noi abbiamo detto il “cosa” e vorremmo che fossero i giovani a dirci il “come”.
Tra il “cosa” e il “come”, altra parola di certa rilevanza, è il “quando”. «Presto. Entro giugno andremo a bando per assegnare il coordinamento degli spazi che andranno “governati” nel rispetto degli indirizzi dell’Amministrazione. Quindi avvieremo gli start up di impresa sulla base dei tre progetti premiati dal bando regionale Gaer di cui a breve avremo i dettagli e dopo una rinfrescata agli spazi saremo pronti per il taglio del nastro all’inizio del 2014».
Un progetto in evoluzione, come Piacenza. «La nostra è una città che amo definire proprio in evoluzione e in espansione. Le attività dedicate ai nostri giovani o fatte dai giovani ci sono sempre state, solo che, come spesso accade, non venivano “messe in mostra”. Con gli altri assessorati abbiamo intrapreso un cammino di progettazione che metta in sinergia le peculiarità e le capacità dei diversi uffici per creare progetti ad hoc. Per farlo abbiamo coinvolto anche i protagonisti delle nostre riflessioni: i ragazzi».
Un faccia a faccia che ha messo in evidenza la mancanza di un linguaggio comune.
«Se in questi anni è mancata la comunicazione è perché abbiamo parlato due lingue diverse. Tra i nostri progetti c’è quindi l’apertura di un profilo Facebook e Twitter dell’assessorato dedicato ai giovani che sia in diretto contatto con il portale dell’Informagiovani on line. E poi l’ascolto. Solo ascoltando i ragazzi si possono intercettare i loro bisogni e non si possono fare le politiche giovanili se non si conoscono i giovani. Solo parlando con loro li si possono valorizzare e farli sentire partecipi della vita della città, creando una cittadinanza attiva e reattiva».
Dialogo soprattutto con i giovani che sono fuori dai circuiti dell’associazionismo, dalle parrocchie, dal mondo del lavoro e scolastico.
«La Regione è molto sensibile a questa fascia di ragazzi e anche noi stiamo cercando il modo di agganciarli. Questa è la vera sfida che ci aspetta:  intercettare chi è fuori da ogni circolo. La vinceremo».
Roberta Suzzani

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