Avis Castelsangiovanni: promozione del dono e socialità nel solco del “dottore del popolo” Dante Bursi

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Fra le associazioni che partecipano alla realizzazione di Cioccolandia, evento di punta del mese settembrino in Val Tidone, c’è anche Avis, L’associazione di donatori del sangue vive di socialità e dopo due anni di stop alle iniziative di aggregazione causa Covid è tornata in piazza per la grande festa del cioccolato castellano.

Non ci saranno banchetti di Avis ma non mancheranno i volontari dell’associazione impegnati a prestare aiuto durante la manifestazione. “Molti dei nostri volontari sono anche nella Pro Loco, qui esiste un ricambio costante e reciproco di volontari”, spiega Adriano Azzalin, presidente di Avis Castel San Giovanni.

Avis si aggancia alle grandi iniziative di paese e si inserisce in ogni manifestazione locale promuovendo la cultura del dono.

Oltre all’organizzazione di eventi, si occupa di didattica nelle scuole. Di formare la gioventù organizzando incontri negli istituti del paese sul valore del dono. “Ogni anno assegniamo tre borse di studio agli alunni della terza media. Abbiamo notato che donare è una tradizione famigliare che si tramanda di padre in figlio, ma è vero anche il contrario: spesso sono i figli che portando a casa i gadget, i calendari e i quaderni dell’Avis consegnati loro in classe destando l’interesse nei genitori”.

A Castel San Giovanni Avis vanta una storia unica, frutto di slanci di solidarietà e creatività rari. Tutto è cominciato più di 70 anni fa con un medico visionario.

C’era una volta infatti un dottore appassionato e pieno di idee di nome Dante Bursi. Con 4 colleghi e il parroco, nella primavera del 1959, fondò l’Avis Comunale di Castel San Giovanni. Il dottor Bursi è stato per anni presidente e medico di sezione ma era anche incaricato della “propaganda”, di far conoscere nel territorio la nascita di una nuova Associazione.

Personaggio generoso quanto carismatico, riusciva a coinvolgere gli abitanti del paese. Tutte le domeniche scendeva in piazza mettendo in scena un vero e proprio teatro di strada. Piccole rappresentazioni spiritose che colpivano la sensibilità della gente. Ogni tanto portava con sé un letto sul quale piazzava un manichino e simulava la trasfusione. Altre volte si spingeva al limite della provocazione, disponendo una macchina accidentata con dentro un manichino insanguinato. I risultati giunsero subito: ad un anno dalla sua fondazione i donatori erano già 50 e molte iscrizioni giungevano dai paesi limitrofi.

Oggi l’Avis ha istituito borse di studio alla memoria del dottor Bursi per gli alunni della materna e primaria. “Ma vogliamo allargare il premio anche agli studenti del liceo: la scuola è un terreno fertile per insegnare alle nuove generazioni il valore del dono”, spiega Azzalin,

Oggi la Sezione Comunale di Castel San Giovanni, intitolata al dott. Bursi, è una realtà robusta. Rappresenta la terza sezione della Provincia per numero di iscritti, forte dei suoi 430 volontari di cui 120 sono Under 35. Le donazioni fra sangue e plasma sono, invece, circa 800 all’anno mentre il tasso di crescita annuale è di 50 nuovi donatori.

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