Parrocchie ortodosse, templi sikh e moschee

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Identità nazionale e fede, nel tempo gli stranieri in città si sono organizzati in comunità religiose più o meno strutturate. Hanno fondato associazioni e luoghi di culto per mantenere vive le loro radici e tradizioni.

Secondo l’ultimo dossier statistico commissionato dalla Regione, i migranti a Piacenza e provincia
sono 42.492, pari al 14,4 % dell’intera popolazione. Piacenza risulta la provincia con l’incidenza di
residenti stranieri più marcata dell’Emilia Romagna e Castel San Giovanni è il comune con il
maggior numero di cittadini migranti (21,6%). In città, invece, sono circa 20.674 ovvero più del
20% degli abitanti.

A Piacenza e provincia sono presenti 150 nazionalità diverse. I gruppi più numerosi sono i rumeni,
seguiti dagli albanesi, dai marocchini e dai macedoni. Oltre il 50% dei nuovi piacentini è di
religione cristiana, nelle sue declinazioni cattoliche latino-americane, ortodosse e evangeliche. I
musulmani residenti a Piacenza e provincia rappresentano invece il 7% dell’intera popolazione
residente.

Identità nazionale e fede, nel tempo gli stranieri in città si sono organizzati in comunità religiose più
o meno strutturate. Hanno fondato associazioni e luoghi di culto per mantenere vive le loro radici e
tradizioni. Oggi le seconde e terze generazioni di migranti sono istruite, integrate, la loro lingua
madre è l’italiano ma conservano nella loro sfera di valori di riferimento l’idioma e la religione dei
genitori.

In città e provincia abitano oltre 15mila cittadini di religione ortodossa. La comunità ortodossa
piacentina è articolata in chiese nazionali con un proprio clero al cui vertice c’è un patriarca. I flussi
migratori storici degli Slavi risalgono agli anni ’90 ma il loro sviluppo è relativamente recente e
frutto di accordi con la Curia per ottenere in concessione alcune chiese della città. Ci sono tre
parrocchie ortodosse a Piacenza: i Macedoni nella Chiesa di San Bartolomeo, i Rumeni in San
Sepolcro e la Chiesa dei Santi Tre Vescovi affiliata al Patriarcato di Mosca, quest’ultima frequentata
da russi, ucraini e moldavi.

Ancora più frammentato è l’arcipelago dei protestanti. Tremila credenti distribuiti fra una dozzina di
luoghi di culto evangelico fra città e provincia: alcune chiese contano poche decine di fedeli, mentre
altre realtà diverse centinaia. Si tratta di una religione in crescita, a Piacenza ogni anno si
convertono almeno una decina di “nuovi cristiani”. L’espansione di questa fede è legata in buona
parte all’immigrazione africana anglofona e alle chiese etniche pentecostali. La messa della
domenica è celebrata in inglese da Pastori ghanesi o nigeriani.

L’istituzione protestante più antica del nostro territorio è la Chiesa Valdese Metodista di Piacenza-
Cremona. Fondata alla fine dell’800, si trova nel cuore del centro storico, in via San Giuliano ed è
frequentata da italiani, africani sub sahariani ed est-europei. I Valdesi Metodisti sono molto attivi in
ambito culturale: organizzano conferenze, incontri interreligiosi e iniziative sociali in concerto con
cattolici, ortodossi e musulmani.

A completare il quadro delle comunità cristiane straniere in città ci sono i cattolici latino-americani
che gravitano intorno alla parrocchia dei migranti Scalabriniani e alla Chiesa di San Carlo di via
Torta. A “San Carlos”, come la chiamano i latinos, si riuniscono le associazioni dei peruviani e
degli ecuadoriani. Questi ultimi rappresentano la maggioranza dei migranti provenienti
dall’America latina con 3mila residenti di cui la metà abitano in città. Entrambe le associazioni
portano il nome delle grandi ricorrenze cattoliche dei due paesi: la “Virgen del Cisme” per gli
ecuadoriani ed il “Senor de los Milagros” per i peruviani. Le celebrazioni, con processione per le
vie del centro, si tengono annualmente anche a Piacenza: la prima ogni 15 di agosto, l’altra durante
la seconda domenica del mese di ottobre.

Ci sono poi i musulmani. Nel Comune di Piacenza sono circa 9 mila i residenti di religione
islamica, quasi il 10% della popolazione cittadina. Nell’intera provincia piacentina, invece, sono
stimati 22mila credenti in Allah, ovvero il 7% dell’intera popolazione residente. Religione
plurinazionale, i musulmani provengono dai quattro angoli del mondo: dalla Turchia all’Indonesia,
dai Balcani al Magreb.

A Piacenza i musulmani hanno fondato una moschea riconosciuta dalle leggi dello Stato come
luogo di culto e non semplice associazione culturale. Un passo importante nell’affermazione
dell’Islam in Italia, paese che conta solo 10 moschee in piena regola.

La moschea di strada Caorsana è il punto di riferimento per migliaia di musulmani. Al venerdì,
quest’angolo della periferia si popola di 2000 fedeli che accorrono per la preghiera in
congregazione. Oltre alla moschea, a Piacenza e Provincia sorgono anche 3 associazioni islamiche:
il centro di via Mascaretti in città e le sale di preghiera di Borgonovo val Tidone e di Fiorenzuola.

Chiudiamo con le religioni non monoteiste esportate dai migranti, fedi molto distanti dal percorso
spirituale storico d’Italia e d’Europa. Una menzione particolare meritano gli indiani che con 2500
residenti sono la prima comunità asiatica di Piacenza e Provincia. Abitano prevalentemente in Val
D’Arda. La maggioranza di loro è occupata nell’agricoltura ed è di religione sikh anche se non
mancano gli induisti e i buddisti. Gli induisti si riuniscono nei templi di Brescia, Cremona e Parma,
mentre i sikh hanno fondato un luogo di preghiera a Fiorenzuola. Si chiama “Gurdwara Shri Guru
Nanak Parkash”, dal nome del fondatore della religione sikh, ed è un edificio su due piani costruito
in via Paullo a spese della comunità e inaugurato nel 2010.

La “Parrocchia sikh” di Fiorenzuola è famosa per “Festa di Primavera”. Un raduno che avviene
annualmente nel mese di aprile con centinaia di indiani in arrivo dalle provincie limitrofe. Un colpo
d’occhio formidabile: i sikh sfilano scalzi con i loro abiti colorati in processione per le vie del centro
di Fiorenzuola, intonando inni e cori alla gloria del loro Dio.

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