
Il 2 luglio in tutto il mondo sarà celebrata la Giornata Internazionale delle Cooperative, dedicata
quest’anno al contributo che le cooperative possono dare per raggiungere, entro il 2030, i diciassette
obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite, per porre fine alla povertà, combattere
il cambiamento climatico e garantire l’uguaglianza e l’inclusione per tutti. Temi enormi, per
importanza e complessità, ma che, oggi più che mai, devono essere affrontati e, per quanto
possibile, risolti. Il #coopsday, così è stato definito dall’Alleanza internazionale delle cooperative,
rappresenterà una grande opportunità per comunicare l’approccio cooperativo allo sviluppo
economico, sociale ed ambientale sostenibile; sempre il 2 luglio verrà lanciata una piattaforma
(www.coopsfor2030.coop) dedicata a questi temi.
“Noi – spiega Daniel Negri, presidente di Confcooperative Piacenza – festeggeremo questa
ricorrenza ricordando come le nostre associate siano attive in numerosi comparti della produzione e
dei servizi: dall’agroalimentare all’artigianato, dall’abitazione alla progettazione sociale,
dall’edilizia alla logistica. Molte di queste attività si intersecano con la funzione programmatoria
che coinvolge gli amministratori locali, i cittadini e le aziende del territorio. Le imprese cooperative
infatti esercitano attività non a scopo di lucro ma per produrre e offrire beni o servizi che soddisfino
l’interesse generale della società. Ne deriva la capacità intrinseca di svolgere non solo un ruolo di
natura economica, ma anche un impegno verso la costruzione di relazioni tra istituzioni e cittadini”.
Fotografia del tessuto cooperativo nazionale
«Con un fatturato che si aggira sui 135 miliardi e un’occupazione superiore a 1,2 milioni di persone,
le 50mila cooperative italiane (considerando quelle con bilancio depositato) rappresentano, nei fatti,
la “catena sociale del valore” che permette la copertura di bisogni e di servizi laddove le altre
imprese non possono arrivare e che integra, in molti casi, i limiti di un settore pubblico spesso in
ritardo o inadeguato». Dice Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative
commentando il focus Censis “L’economia del territorio: Cooperative “catena sociale del valore”
presentato a Trento nell’ambito del Festival dell’Economia.
Nello stesso documento sono riportati numeri importanti che tratteggiano il peso e l’azione del
mondo cooperativo nazionale. Nell’agroalimentare le cooperative realizzano il 25% del Made in
Italy; nel welfare erogano servizi a 7.000.000 di persone; nel credito le Banche di Credito
Cooperativo, le Casse Rurali e Raffeisen rappresentano il 20% degli sportelli bancari; nella
distribuzione al consumo e al dettaglio rappresentano 1/3 del settore. In un Paese dove le donne
hanno difficoltà di inserimento lavorativo le cooperative sono uno straordinario ascensore sociale: è
donna il 61% degli occupati nella cooperazione. La governance a guida femminile è pari al 26%
delle cooperative, negli altri modelli d’impresa non raggiunge il 16%. La distribuzione delle
cooperative rispetto alle dimensioni quantitative (numero di imprese, occupati, fatturato) restituisce
una realtà in cui è diffusa la presenza di piccole strutture. Il 72,5% è nella classe fino a 9 addetti,
occupa il 9,3% degli occupati complessivi della cooperazione e crea valore per una quota pari al
12% del fatturato del movimento. Ma se letta dalla prospettiva dell’occupazione e del fatturato, la
realtà cooperativa italiana mostra un peso rilevante proprio nel segmento più strutturato e
organizzato dal punto di vista economico. L’1,2% delle cooperative fa il 51,3% del fatturato e il
45,2% degli occupati. Il contrario dell’economia del territorio.
Inoltre, se si osserva il mondo delle imprese e della cooperazione attraverso uno degli elementi più
importanti del modello economico italiano, vale a dire l’export, si aggiunge un altro elemento a
favore della cooperazione come fattore di stabilità e di solidità nel territorio. Da questo punto di
vista, gli 8 miliardi di export della cooperazione, realizzati in questi anni soprattutto grazie al
contributo del settore agroalimentare, hanno svolto una parte importante nel successo italiano anche
all’ombra delle varie ondate di crisi dovute a pandemie, esplosione dei prezzi e addirittura, in questi
mesi, la guerra.




