Tra Tarasconi e Barbieri ballottaggio a colpi di civismo

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Separate alla meta. Nessuna “ricongiungimento familiare” in vista
del ballottaggio che per la prima volta a Piacenza vede
protagoniste due donne in campi avversi. Katia Tarasconi, uscita
dal primo turno in vantaggio con il 39,93% dei consensi, e Patrizia
Barbieri, sindaca uscente che invece è stata preferita dal 37,72 %
degli elettori piacentini.
Un confronto che resterà tutto al femminile visto che nessun
apparentamento è stato dichiarato per un’alleanza strutturale con
le formazioni d’area in campo al primo turno.
Da un lato per Katia Tarasconi si tratta di Alternativa per Piacenza
il cui portabandiera è Stefano Cugini, con un risultato del 10,7% il
12 giugno scorso, e dall’altra per Patrizia Barbieri si parla del
Terzo polo guidato da Sforza Fogliani che al primo turno ha
ottenuto l’8,30% dei voti.
Ognuna per sé. Se questo è il quadro per il voto di domenica 26
giugno (si vota un solo giorno dalle 7 alle 23) il dietro le quinte è
interessante. Di questa corsa finale in solitaria non ci si deve
stupire. Anche se le ragioni nascono da valutazioni diverse.
Era forse scontato che questo succedesse visto che sia per Katia
Tarasconi, sia per Patrizia Barbieri i diretti avversari in casa (ApP
e Terzo Polo) con il distacco dichiarato al primo turno avevano di
fatto scritto anche il secondo atto della partita. Tarasconi potrebbe
risultare avvantaggiata dalla decisione di presentarsi senza accordi
stringenti con ApP. Risulterebbe in questo modo con le mani
libere da condizionamenti programmatici futuri rispetto
soprattutto ad alcuni temi che non collimano con alcune parti del
programma espressione della candidatura di Cugini contando poi

sul fatto che l’unico partito che la sostiene è il Pd e quindi non
deve conciliare posizioni interne diverse, anche se la massiccia
presenza delle civiche quale incognita potrebbero portarla. E’ pur
vero che Tarasconi ha lanciato un appello ai “cugini” di ApP
invitando a considerare i punti di contatto dei rispettivi programmi
per superare lo scoglio del ballottaggio, ma è anche vero che a
questa proposta non sono venute esternazioni pubbliche (per ora)
da parte di ApP su una possibile indicazione di voto per domenica.
Dall’altra parte invece sono arrivati richiami all’unità del
centrodestra da parte dell’esponente di Fratelli d’Italia Tommaso
Foti rivolti in particolare a Corrado Sforza Fogliani che a inizio
settimana erano ancora lettera morta.
Bisognerà poi verificare se il vantaggio che nel primo turno ha
conseguito Katia Tarasconi potrà essere una motivazione in più
per l’area di centrodestra a serrare le fila per il voto di domenica.
Ma la circostanza è tutta da verificare.
Comunque sia in entrambi i casi, per come sono andate le cose e
per come si sono presentate le forze in campo, quanti elettori
potrebbero capire l’improvviso accordo tra parti che, per tutta una
campagna elettorale e anche prima si sono lanciate frecciate
talvolta al veleno?
E’ vero che in politica è bene pensare che tutto è possibile, tuttavia
in questa stagione si deve tenere conto del grande peso che ha
assunto la battaglia personale (vale per tutti i candidati anche
quelli esclusi dal ballottaggio). Peso che si è manifestato anche
attraverso l’accelerazione e l’enfatizzazione sulle liste civiche che
hanno rappresentato un serbatoio di consensi sul nome del
candidato penalizzando (in termini di voti) le sigle dei partiti. Nel
centrosinistra vale per il Pd e nel centrodestra per la Lega e Forza
Italia.
Infatti chiunque vinca il ballottaggio il mondo civico presente in
consiglio comunale sopravanzerà (nel caso di Patrizia Barbieri) o
eguaglierà (nel caso di Katia Tarasconi) la rappresentanza delle
sigle dei partiti. Quindi si può tranquillamente affermare, come già

detto a una prima analisi del voto, che queste elezioni sono le più
civiche degli ultimi anni. Hanno lanciato un messaggio che per la
sua importanza non poteva essere abbandonato dalle candidate:
cittadini al primo posto. Utile dote per questa seconda sfida.
Così il profilo civico si accentua per entrambe con un tono più
robusto se si guarda alla comunicazione scelta da Patrizia Barbieri
la quale ha spinto l’acceleratore sul tema “civico” nel momento in
cui ha introdotto nel confronto un nuovo attore. Si tratta di “poteri
forti”. Inusuale per chi ha esercitato il ruolo di sindaco e
presidente della provincia indicare Stato e Regione come i poteri
forti in campo visto che altro non sono se non istituzioni superiori
rispetto a un’amministrazione comunale che fa riferimento a Stato
e Regione per attingere finanziamenti utili a realizzare i progetti
per la comunità locale.
Quale significato attribuire a questa presa di posizione se non
rivendicare per sé un’autentica rappresentanza dei cittadini in
contrasto con la sua avversaria? Civismo che Barbieri ha voluto
esprimere anche partecipando (per la prima volta) al confronto con
la comunità islamica di Piacenza. La sindaca uscente ha parlato di
atteggiamento di indipendenza dai partiti (quindi Lega, Fratelli
d’Italia e Forza Italia). Per dare ancor più significato a queste
parole ha lanciato una proposta di apertura al mondo islamico per
una discussione in occasione del nuovo piano urbanistico che
investa anche la problematica di nuovi luoghi di culto. Mostrando
dunque un disallineamento alle posizioni tradizionali espresse
dalla maggioranza della sua coalizione. Uno speculare incontro ha
riguardato anche Katia Tarasconi che invece nella moschea era già
entrata e riguardo al tema dei luoghi di culto ha sottolineato “non
vedo perché un’amministrazione debba ostacolare queste forme di
aggregazione”.
Se per entrambe le candidate c’è un esame a cui si devono
sottoporre, riuscire a convincere più persone possibile a votare il
26 giugno (nel ballottaggio del 2017 l’affluenza fu il 46,66%),
resta poi un altro grandissimo punto interrogativo. Sarà alle viste,

anche senza apparentamento, un affiancamento dettato
dall’assonanza dei temi programmatici che su certe questioni
certamente sono molto simili?
Discorso rivolto agli ex amici d’area: Alternativa per Piacenza nel
campo del centrosinistra e Terzo Polo nel campo del centrodestra.
I voti che al primo turno sono stati convogliati intorno alle
candidature di Stefano Cugini e di Corrado Sforza Fogliani
saranno per il ballottaggio voti in libertà? Forse sì, forse no. Forse
non è detto.
Punto uno – Come si comporterà l’elettorato di Alternativa per
Piacenza? Difficile stabilirlo con certezza però alcuni punti fermi
potrebbero essere già chiari. Una parte di quell’elettorato potrebbe
essere spinto a sostenere Tarasconi mosso da un imperativo
ottenere una sconfitta del centrodestra anche attraverso un
centrosinistra che se non è proprio fotocopia dei proprio desiderata
almeno blocca l’affermazione di Barbieri. Capire quanto largo
sarà questo pensiero è molto impossibile anche perché a sinistra, si
sa, l’unità delle posizioni è molto difficile da ottenere. E’ quasi
una quadratura del cerchio che non si raggiunge mai e l’affluenza
al voto rappresenta una variabile importante.
Punto due – Parimenti nell’altro schieramento l’incognita riguarda
quale posizione prenderà il candidato del Terzo Polo Corrado
Sforza Fogliani verso Patrizia Barbieri. Si farà parte attiva a
sostenere la candidata? Valuterà il successo personale come una
rivalsa nei confronti di una difficile convivenza tra liberali e
centrodestra nella precedente amministrazione? Oppure lascerà
libertà di voto ai suoi elettori permettendo quindi che le preferenze
possano prendere direzioni diverse da quella del centrodestra che
sostiene Barbieri? Un po’ di interrogativi a 5 giorni dal
ballottaggio.

Ma l’intento di cominciare dalle loro dichiarazioni d’intenti
espresse pubblicamente già immediatamente dopo lo spoglio delle
schede al primo turno.

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