Piacenza, con il Psc deciditi: che città vuoi diventare?

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Psc, aree demaniali e militari (Pertite, ma non solo), Smart City, Piano Città: sono soprattutto questi temi, interconnessi tra loro, ad essere al centro del dibattito sulla possibile “svolta” per Piacenza. Riguardo a ciò l’amministrazione comunale è ancora (anche per le ristrettezze economiche in cui devono muoversi gli enti locali, “strozzati” dal Patto di stabilità) alla ricerca del bandolo della matassa, ma di positivo c’è il fatto che un confronto con la cittadinanza è finalmente aperto.
Anche l’incontro di martedì 9 all’auditorium della Fondazione, organizzato dal comitato per il parco Pertite, ha messo una contro l’altra (presente anche il sindaco Paolo Dosi) le opposte vedute sulla Piacenza che verrà a partire proprio dalla utilità e dalla realizzabilità della discussa variante al Prg vigente per mettere a parco l’ex Pertite, ma è il cambio di passo complessivo – per rispondere alle sollecitazioni di Europa (Smart City), Stato (Piano Città del Governo), Regione e privati – l’esigenza che si fa sempre più forte e “costringe” Piacenza a fare presto e bene.
Inutile nasconderselo, la città è di fronte alla (probabilmente) ultima chiamata per decidere cosa vuol essere: deve cioè capire una volta per tutte quale sia la sua vocazione (logistica, manifatturiera, turistica… o altro?) per investire su un modello di sviluppo sostenibile coerente con essa (e quindi più efficace) che le consenta di proiettarsi nel domani e di offrire prospettive migliori alle nuove generazioni.
Piacenza ha però già perso alcune occasioni storiche e non può attendersi grandi aiuti dal contesto nazionale, ancora condizionato da una crisi che altre nazioni europee sembrano aver già cominciato a mettersi alle spalle: a maggior ragione, quindi, servono fatti concreti e impegni seri.
Tra poco più di sei mesi, concluso il periodo di partecipazione promesso dall’assessore Bisotti, si arriverà all’approvazione del Psc, strumento di pianificazione urbanistica generale che condizionerà i prossimi 20 anni del capoluogo dettando indirizzi decisivi: la differenza sarà nella capacità di sommare, e non di contrapporre, le potenzialità a disposizione. Lo stesso assessore Bisotti, in commissione consiliare, ha riferito che per la Difesa sono “già disponibili” (in cambio di adeguata contropartita) l’ospedale militare di via Palmerio e la caserma Nicolai di piazza Cittadella. Resta l’interesse delle categorie economiche locali (il 19 aprile nascerà una società di scopo ad hoc) per il progetto “Baia di San Sisto” che riqualificherebbe il comparto Nord cittadino, mentre più vicina – e si entra in aree demaniali – pare la soluzione per Bastione Borghetto.
A tener più vivo che mai il dibattito è però ora la questione-Pertite. Alla volontà dei 30mila piacentini che – pur senza raggiungere il quorum – nel referendum ad hoc si espressero per recuperare l’area tra via Emilia Pavese e via I Maggio e destinarla a verde (tesi ora sposata anche dal M5S) si contrappone ora la serie di considerazioni che mettono sul piatto la possibilità di liberare l’ex arsenale di viale Malta acquisendo così la ben più centrale area del Polo di Mantenimento Pesante Nord (sito tra viale Malta, barriera Genova, via XXIV Maggio e barriera Torino).
Si tratta dell’idea che innervava la bozza di accordo a cui la giunta Reggi, con il contributo dei parlamentari Foti e Polledri, aveva lavorato con il Governo Berlusconi e che prevedeva proprio l’acquisizione dell’ex Arsenale in cambio del trasloco dello stabilimento dell’Esercito tra Artale e Pertite, che in quel caso verrebbe restituita alla città solo in parte.
In commissione hanno rilanciato il tema proprio i consiglieri Polledri ed Opizzi (di FdI, partito qui capitanato da Foti), cui si è aggiunta la significativa presa di posizione del capogruppo Pd Daniel Negri, per il quale l’area dell’ex arsenale è “infinitamente più preziosa della Pertite”.
Scintille alle porte.

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