Lucia Fontana: “A Castello abbiamo governato e non subito la logistica. Ora la sfida è un nuovo ruolo per l’ospedale”

0
LUCIA FONTANA SINDACO DI CASTELSANGIOVANNI

FOCUS GIOVANI NEL POST PANDEMIA

Lucia Fontana, iniziamo a parlare del dopo-pandemia o meglio dall’effetto che ha prodotto a Castelsangiovanni sul piano sociale, economico…

“Nel post pandemia non abbiamo avuto una forte richiesta dei buoni spesa Covid. Voglio partire da un dato concreto che caratterizza la nostra realtà per dire che quel segnale va interpretato in modo positivo. Durante la pandemia il lavoro non è venuto meno e questo probabilmente ha fatto sì che non si sia avuto un aumento di bisogni di natura economica.”

Quindi si può parlare di ritorno alla normalità?

“Ci sono varie facce di questo “dopo” che stiamo vivendo. E una di queste riguarda un disagio giovanile che sta crescendo. Probabilmente il distanziamento a cui i ragazzi sono stati costretti, con la mancanza di socializzazione nel lockdown ha fatto sì che molti manifestino problemi. E’ questo il riscontro che ci arriva dalla scuola. Voglio sottolineare però che la gran parte dei ragazzi al di là del malessere e delle difficoltà ha reagito bene, abbiamo esempi straordinari di giovani che hanno collaborato affinché la rete di socializzazione funzionasse al meglio…”

Quali strumenti per affrontare le criticità?

Su questo ci si sta interrogando. Il Liceo Volta ha organizzato gli stati generali a cui è stata invitata l’amministrazione e siamo contenti di poter partecipare. Il senso di isolamento si manifesta nei ragazzi stranieri soprattutto. Per loro la scuola è il luogo principe dell’apprendimento che consente di avere la chiave per entrare a pieno titolo nell’ambiente sociale. Nel momento in cui è stato imposto l’isolamento in casa è venuto meno il processo di integrazione ed è aumentato il senso di isolamento”.

Il 40% dei ragazzi iscritti all’istituto comprensivo è straniero…

“Noi abbiamo molti ragazzi stranieri. Siamo la piccola New York della provincia di Piacenza. E lo dico con soddisfazione. Ci sono prime classi delle elementari in cui i bambini provengono da tutte le parti del mondo. Ciò che li unisce è certamente l’educazione scolastica, ma anche il tempo che passano insieme. A questo proposito abbiamo incentivato i corsi di musica anche in collaborazione con i privati. Stiamo investendo tanto nella musica perché la musica è sempre un linguaggio universale. Con il Covid però il fatto di rimanere in casa per tanto tempo non ha giovato”.

LOGISTICA

Logistica. Polo importante di Castelsangiovanni quale rapporto?

“Già, logistica sì logistica no. 7 anni fa ci siamo trovati a gestire una gran parte della logistica che era stata realizzata. Amazon si era insediato da qualche anno. La nostra preoccupazione nel valutare effetti negativi e positivi è stata da subito improntata a questo precetto: la logistica non va subita ma va governata.

Che cosa significa? Come si è declinato il principio?

“Le imprese della logistica devono rispondere prima di tutto a una richiesta che l’amministrazione fa in termini di compensazioni ambientali e queste devono essere proporzionate all’impatto ambientale degli insediamenti. Inoltre non bisogna trovarsi nelle condizioni di avere una insediamento logistico senza le adeguate infrastrutture che limitano o risolvono in parte i problemi di traffico impatto ambientale. Governare appunto. È chiaro che gli insediamenti logistici danno lavoro. La logistica è un aspetto economico che ha impatti sociali, che si sta allargando a macchia d’olio nel mondo intero e siamo noi consumatori che incentiviamo lo sviluppo di queste realtà. Ma dico anche che il modello di logistica di Castelsangiovanni può essere di riferimento per quei territori interessati a realizzare aree logistiche”.

Per quali ragioni?

“Il modello logistico di Castelsangiovanni nasce in modo chiaro e preciso, diritti e doveri che facilitano il rapporto tra amministrazione pubblica e operatori. La logistica è nata e continua ad essere un condominio. Gli operatori che lavorano nei brand di Castello sono inquilini non proprietari dei building e rispondono al regolamento condominiale che porta avanti richieste degli operatori e anche le problematiche che l’amministrazione segnala  al condominio”.

E quali sono stati i benefici?

“Il Logistic park di Castelsangiovanni ha sottoscritto una convenzione con il Comune in cui sono stabilite le regole. Si è scritto chi fa cosa. Cosa deve fare il condominio e quello che deve fare l’amministrazione comunale e questo semplifica quando si devono affrontare le criticità”

Quali sono state le maggiori criticità?

“Ci siamo resi conto che c’era un problema per l’accesso in sicurezza dei lavoratori della logistica. Lungo la provinciale 412 si vedevano gruppi di lavoratori che nell’oscurità della sera camminavano per tornare o andare al lavoro. Questo è ad esempio un problema che avrebbe potuto essere risolto se si fosse affrontato all’inizio mettendo mano al problema della viabilità. Per noi uno dei primi obiettivi è stato realizzare le piste ciclabili per un accesso in maggior sicurezza ai luoghi di lavoro. Ora è realizzata ma prima di avere l’opera abbiamo chiesto all’amministratore del condominio della logistica di perorare questo problema chiedendo che gli operatori economici si facessero carico di realizzare un servizio di bus navetta per i lavoratori. Ed è stato fatto. Anzi in certi momenti Amazon ha organizzato corse supplementari. Quello che voglio sottolineare è che tra i due mondi, logistica e amministrazione comunale, ci deve essere una costante interlocuzione. Un rapporto che se fosse stato improntato prima certi problemi si sarebbero evitati. Ultimo aspetto è la realizzazione del raccordo ferroviario che abbiamo realizzato e che è stata una risposta alla richiesta degli stessi operatori. E’ stato complesso ma siamo arrivati alla conclusione. La sicurezza dell’area è una altro degli aspetti da segnalare. La zona è monitorata 24 ore al giorno per ogni giorno dell’anno e nessuno entra senza essere individuato. Questo, voglio sottolinearlo, evita il fenomeno del degrado sociale che si riscontra in altre aree destinate alla logistica che so che Piacenza manifesta da anni e che per affrontare questa criticità si sta orientando verso le soluzioni che noi abbiamo attuato qui”.

Nonostante il quadro di una logistica buona resta un punto debole. Logistica significa occupazione di suolo e in provincia di Piacenza è diventato esponenziale… Questo è un fatto.

Il consumo del suolo è oggettivo. Un suolo che sia particolarmente di buona qualità ricco dal punto di vista della produzione meglio non sacrificarlo. Mi considero un sindaco ambientalista ante litteram per mia natura in un periodo in cui essere ambientalisti era un po’ come dichiararsi appartenenti a una setta esoterica. Per me essere ambientalista vuol dire rispettare l’ambiente, avere passione per l’ambiente e per tutte le forme viventi e non dimenticarsi che noi siamo inquilini, siamo qui per condividere quella cosa meravigliosa che è la vita”.

La logistica è espressione contraria all’ambiente?

“Per quanto riguarda il nostro parco abbiamo pannelli solari e producono meno inquinamento delle case. Questo come ho cercato di spiegare è un unicum, è un modello che in più occasioni sono venuti a visitare prendendo atto di quella che è una possibile via della buona logistica. Forse io dico che se dobbiamo morire di logistica che si prenda come riferimento il modello castellano.

Quanto alla questione ambientale mi permetto di dire che mi preoccupano di più gli allevamenti intensivi. Chi studia i fenomeno dell’ecosistema dice che gli allevamenti intensivi producono una forma di inquinamento e di consumo del suolo (indirettamente le devastazioni dell’Amazzonia sono fatte per alimentare le coltivazioni da allevamenti) molto maggiore. In un mondo ideale in cui l’uomo vive di filosofia la logistica non avrebbe spazio. Ma ripeto non va subita. Va governata e nel governarla si stabilisca che per tanti metri quadri di suolo consumati si traducano in altrettanta vegetazione alberi e interventi a livello dell’ambiente”

Questo a Castello si fa?

“A Castello questa compensazione c’è. Ho chiesto implementare la presenza vegetativa di un milione di alberi per la logistica. Il rispetto ambientale nel parco logistico si manifesta anche in altre forme: c’è un allevamento di api che producono il miele e abbiamo introdotto un gregge di pecore per tenere pulita la zona verde. Lo si vede percorrendo la 412. Da una parte le pecore e dall’altra ci sono le anatre, oche ecc. e l’area è diventata un punto di riferimento anche per i migratori”.

Se si dovesse decidere oggi le scelte sarebbero diverse?

“Il nostro territorio è conosciuto per la logistica, ma abbiamo aziende d’importanza mondiale e cito Allied ma anche la raccorderia meccanica… Per quanto riguarda la logistica finisce con il progetto che altri prima di noi avevano avviato. Ma va detto che la logistica può coniugarsi con il rispetto dell’ambiente, della qualità del lavoro, il rispetto del consumo del suolo. Non tutto è bianco né tutto nero. Sta alla capacità all’intelligenza e al buon senso di chi gestisce, operatori logistici e amministratori pubblici a indirizzare questo settore in una direzione piuttosto che in un’altra. E mi permetto un’altra considerazione nel merito della logistica di cui si parla tanto ma si conosce poco. Resta in mente l’idea che si fa del facchinaggio. Non è strettamente così. Ci sono aziende in cui c’è possibilità di implementare le proprie capacità professionali. Tanti ragazzi sono entrati in Amazon come operatori e hanno fatto percorso di qualificazione professionale sostenuto dall’azienda stessa. Ma resta forte e molto disincentivante la convinzione che si tratti di lavoro di bassa qualità. Ma non è così per alcuni brand.”.

SANITA’

Il capoluogo avrà un nuovo ospedale. In qualità di presidente della Conferenza territoriale sanitaria qual è il suo punto di vista sul ruolo dei piccoli ospedali provinciali alla luce di questa nuova prospettiva?

“Se parliamo di prospettiva, sarà a lunghissimo termine dagli 8 ai 10 anni. Un arco temporale lungo in cui non sappiamo né come sarà l’organizzazione sanitaria ma anche le patologie che ci troveremo ad affrontare, come cambierà la domanda di salute dei cittadini con l’incidenza di alcune forme tumorali, delle malattie croniche legate all’allungamento dell’età. Bisognerebbe domandarsi intanto perché ci vuole tanto tempo per realizzare un’opera cos’ importante. Il governo dovrebbe rispondere a questo, naturalmente”.

Ma l’ospedale nuovo serve?

“Ci serve un ospedale nuovo, sì. Però se non ci fossero stati gli ospedali di territorio e in particolare quello di Castelsangiovanni la situazione sanitaria sarebbe stata ancora più tragica. Fiorenzuola, Castello e Bobbio sono pezzi importanti e ineludibili in un contesto di rete sanitaria provinciale. Oggi più che mai. Il covid ha fatto emergere in tutta la sua evidenza quello che deve essere il ruolo degli ospedali del territorio dislocati sulla nostra provincia”.

Quindi si aprono aspettative per il futuro

“Nella fase post emergenziale abbiamo avuto impegni precisi sui ruoli che questi ospedali dovranno avere. So per certo che l’azienda sta pensando ad un’ organizzazione all’interno dell’offerta sanitaria che vada a caratterizzare gli ospedali, in particolare Castelsangiovanni, e mi aspetto nel breve l’attuazione di decisioni positive. Nella pandemia, per fare un esempio, all’ospedale di Castelsangiovanni sono state sperimentate terapie fondamentali come l’eparina. Ho visto da vicino come in 48 ore si è riorganizzato l’intero ospedale per renderlo ospedale Covid. E’ chiaro che la salute dei cittadini richiede attenzione che passa dalla specializzazione. L’ospedale generico così come l’ospedale di 50 anni fa non sono più in linea con la realtà. Il nostro ospedale poi è sempre stato punto di riferimento strategico per l’utenza lombarda e non è scontato che continuino a chiederla. A15 km oltre confine a Stradella c’è un ospedale nuovo. Evidentemente la fiducia dei cittadini, la competenza dei sanitari è sempre stato un plus verso la sanità emiliana. Questo trend deve proseguire. Come si ottiene? Incrementando le figure professionali, la tecnologia, e l’idea di quale sarà il ruolo dell’ospedale.

C’è però dai cittadini una gran richiesta di medicina territoriale…

“Sì, e quanto sopra detto va di pari passo con la medicina territoriale la cui carenza è stata evidenziata durante la pandemia. L’idea di medicina territoriale secondo i progetti passa attraverso le Case della salute. Ma qui c’è un grosso tema da svolgere. Infatti ancora oggi la gran parte dei cittadini non conosce nello specifico le funzioni delle Case della salute. Nella fase teorica tutto va bene, tutto funziona. Le Case della salute sono oggetto di grandi risorse nel PNRR però è necessario farle conoscere e funzionare altrimenti restano cattedrali vuote che non rispondono alla domanda di salute. Farle conoscere e poi naturalmente coinvolgere i medici di famiglia…”

Un osso duro questo…

“E’ un problema tragico perché molti medici di famiglia sono andati in pensione e non si recuperano sanitari e medici che li sostituiscano. Il problema della carenza di personale sanitario ospedaliero e di famiglia è sistemico. Siamo arrivati al collo di bottiglia di decenni di miopia politica in campo sanitario che hanno fatto sì che oggi non troveremo più personale sanitario. La pandemia ha esasperato questa situazione e formare un medico è un percorso lungo. Non si improvvisa perché servono tanti anni”.

Mi ha accennato al tema della carenza soprattutto nelle strutture per anziani..

“I sanitari nelle strutture per anziani sono in bilico tra sociale e sanitario e la carenza si è messa in evidenza nella fase pandemica . E investe il tema dell’infermiere di quartiere e di comunità che diventa insostituibile ed è chiaro che per evitare l’ospedalizzazione bisogna investire. Il problema è molto acuto. Ora si presenta un peggioramento. Infatti ai concorsi che le aziende hanno indetto per la quasi totalità partecipano tanti operatori delle strutture per anziani e scelgono di lavorare negli ospedali. Quindi un problema nel problema.”

Le ragioni?

“Naturalmente il contesto è diverso anche da un punto di vista di crescita professionale. L’accudimento degli anziani richiede competenza sanitaria ma anche psicologica. Seguire un anziano allettato è molto diverso dal seguire un paziente in una corsia d’ospedale. Comunque il tema del personale sanitario dovremo affrontarlo sempre di più nel tempo a venire”.

OPERE PUBBLICHE

Ora i lavori più importanti in cantiere nel suo comune. Quali le priorità?

“Vogliamo ancora dare priorità alla sicurezza sulle strade. Detto questo tra i macro obiettivi c’è il nuovo asilo nido. Siamo ora nella fase del progetto esecutivo che è in dirittura d’arrivo e approveremo una variazione di bilancio per aggiungere al progetto anche la fattoria didattica. Probabilmente non sarò io a inaugurarlo ma sono orgogliosa come sindaco di aver iniziato questo percorso.

Viene poi un altro impegno importante che riguarda la realizzazione della sede comunale nell’ex scuola Casaroli. Lì i lavori sono iniziati e si svolgeranno per stralci e forse prima della fine del mandato nel 2024 riusciremo a concluderlo. Accanto a questo un impegno importante è il ritombamento del rio Lora. L’intervento si svolgerà su quei tratti che attraversa l’abitato che presentano un forte un degrado ambientale come avviene per tutti i rivi che attraversano le città, diventati ricettacolo di rifiuti. Purtroppo è un problema comune a tanti centri piccoli e grandi che mostrano gli effetti di scellerate politiche edilizie che risalgono al passato e si sono perpetuate per tanti anni. E poi abbiamo in cantiere il Progetto che riguarda il parco di Villa Braghieri che rappresenta il più importante polmone verde della città. Sarà un recupero storico, l’area del parco ha il vincolo della Soprintendenza ed è il più importante polmone verde della città. Al progetto stanno lavorando un agronomo e un architetto del verde che dovranno tener conto dell’impronta storica originaria ma che nel tempo purtroppo si è impoverita. Vogliamo che questa diventi l’eredità che lasciamo alle generazioni future. È impegno che ci prendiamo nei confronti dei cittadini di Castello a centinaia di anni avanti. Il parco ha bisogno di essere riportato alla naturale bellezza. L’impegno sugli alberi nel nostro comune è molto presente. A questo proposito ricordo anche il giardino che abbiamo realizzato accanto al cimitero intitolato alle persone che ci hanno lasciato a causa del Covid”.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.