di Patrizia Calza – Dopo diverso tempo, mi ‘risintonizzo’ con voi, sperando di non disturbare. Tante cose sono accadute. La più grande per me è sicuramente la rivoluzione nella Chiesa, che non smette mai di stupirmi. L’uno-due, Benedetto XVI- Francesco, lo trovo straordinario. Il primo, nonostante la sua mitezza e il suo carisma intellettuale, ha compiuto un gesto ‘storico’ , dopo il quale nulla sarà più come prima. Il secondo si è già fatto amare e son curiosa di scoprire quale sarà il suo ‘compito’, anche se già da ora, forse, possiamo qualcosa immaginare…. Tornando alla politica invece, che è l’oggetto di solito di queste missive, è tempo di analisi e discussioni post voto. Proprio ieri abbiamo assistito, con le votazioni per le Presidenze dele Camere, a un segnale di cambiamento, che reputo positivo. Della necessità di cambiamento ho parlato anche in una mia nota che è già stata pubblicata dal quotidiano locale e che riprende, grosso modo, il contenuto del mio intervento all’ultima Direzione Provinciale.
So che qualcuno lo ha definito frutto di ‘una mia battaglia personale contro i vertici del Partito’. Da parte mia ritengo che non si tratti di una posizione isolata e i tanti riscontri ricevuti me lo confermano, In ogni caso….anche per continuare in qualche modo a sentirci e a non perderci di ‘vista’, allego l’articolo. Superfluo dire che ogni osservazione, anche critica, è ben accetta….
PRIMA CHE IL GRILLO CANTI LA SECONDA VOLTA
A fronte del recente esito elettorale i partiti dei vari schieramenti sono chiamati a profonde riflessioni. Quanto al PD due sono gli atteggiamenti prevalenti nel dibattito interno: la preoccupazione per il populismo dilagante , di matrice sia Berlusconiana che grillina e, l’incredulità: “perché non hanno capito?” Nulla da dire sulla prima : la storia ci insegna che dal populismo all’autoritarismo il passo è breve.
Eppure ad un occhio attento ci si sarebbe dovuti accorgere che la vittoria non poteva dirsi scontata. A fronte dello scandaloso spettacolo offerto da tempo da Berlusconi e dal centro-destra , il Partito Democratico faticava a sganciarsi da un 25-27% e solo grazie all’effetto anche mediatico delle primarie superava nei sondaggi il 30%. Perché non chiedersi per tempo le ragioni di questa freddezza dell’elettorato? Eppure dalla precedente tornata elettorale ad oggi la dispersione di voti del PD è stata continua finchè si è passati dai 12 milioni di voti (33,17% alla Camera) raccolti nel 2008 agli attuali poco più di 8 milioni e cinquecentomila (25,42% alla camera). A livello locale il PD vince solo in dieci Comuni piacentini. Quanto alla Sinistra-Sinistra (SEL – Rivoluzione civile) si registrano 1.850.000 voti rispetto ai 2.700.000 del 2008 di IDV e Sinistra Arcobaleno..
Dunque , Se questi sono i numeri , si può dire che , nonostante il periodo di crisi, la c.d. “ sinistra” anziché vincere, arretra.
E’ necessario individuare le ragioni di questo insuccesso, SENZA CERCARE SCORCIATOIE. Così a chi frettolosamente imputa il deludente risultato dei Dem all’appoggio da loro assicurato a Monti e alla sua politica di austerità, è sufficiente ricordare che senza i voti ( 3.591.607 alla Camera) raccolti dall’ attuale premier, chiamato a salvare un paese dalla bancarotta, probabilmente il Pd non avrebbe vinto neppure in un ramo del Parlamento, posto che il vantaggio della coalizione di Bersani su quella di Berlusconi è pari a soli 125.000 voti circa alla Camera. A chi rimpiange di non aver sostenuto Renzi alle primarie perché così si “sarebbe vinto alla grande”, rispondo che forse sarebbe stato così ma , ridurre tutta la questione a una semplice “faccenda” di leader è fuorviante , oggi inutile e soprattutto semplifica troppo il quadro. In realtà il risultato interroga il PD più seriamente e richiede qualche analisi un po’ più approfondita che vada aldilà dei semplici personalismi e attenga ai contenuti . Propongo le seguenti osservazioni, spero sufficientemente sobrie:
1) Il quadro sociale e culturale non solo italiano è profondamente mutato : oggi siamo nella società del nulla , dei “non luoghi”, del “non senso”. Le ideologie hanno fallito o comunque non sono più attrattive.. Le istituzioni sono in crisi .Mancano punti di riferimento e Valori fortemente condivisi e aggreganti intorno ai quali riconoscersi. In questa difficile situazione di disagio complessivo il pensiero filosofico e la politica, ai quali spetterebbe il compito di indicare modelli interpretativi della realtà e soprattutto modelli nuovi idonei ad orientarci e ad orientare il necessario cambiamento, se ne rivelano incapaci. Prevale il disorientamento. E’ ovvio o meglio comprensibile che in tali difficili circostanze anche il PD e la sua classe dirigente si siano ritrovati in ambasce.
2) In particolare la crisi economica di questi anni si presenta in modo del tutto nuovo: essa riguarda non solo la classe operaia o i dipendenti pubblici o i lavoratori del cooperativismo sociale o comunque i cosiddetti “più deboli” a cui il Pd e la sinistra in generale si sono sempre rivolti in via preferenziale. Oggi la crisi colpisce anche gli imprenditori e i liberi professionisti, schiacciati da un fisco opprimente e da una ottusa burocrazia; colpisce le partite Iva e il variegato mondo delle collaborazioni e dei lavoratori a progetto , lasciati senza tutele e sempre più ostili ai dipendenti pubblici ( che pure si vedono negati rinnovi contrattuali e aumenti stipendiali) e soprattutto a quella parte di alto funzionariato pubblico titolare di stipendi, liquidazioni e pensioni da capogiro. Colpisce la classe media sempre più povera e sempre più arrabbiata.
3) In questo mutato quadro sociale e culturale è emerso un diffuso e crescente sentimento di avversione verso la classe politica , delegittimata e sorda alle richieste di rinnovamento e di riduzione dei privilegi. Già nel lontano 2007 nel fortunato testo “La Casta” gli autori Rizzo e Stella segnalavano il fenomeno.
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Incapace di comprendere a fondo le caratteristiche di questa mutata situazione sociale e di dare risposte adeguate , la classe dirigente PD , ha affrontato la mutata realtà con ricette vecchie ed il Partito stesso è stato percepito come un vecchio partito di sinistra anziché una moderna forza riformatrice e progressista, capace di attuare il necessario cambiamento. Nello specifico:
1) Ha rivelato mancanza di strategia , contrapponendosi a Monti che pure aveva prima chiamato a fare il lavoro sporco e poi sostenuto fedelmente nell’azione di Governo, e un notevole “strabismo” proponendo , a giorni alternati, un’alleanza al Centro (Monti) piuttosto che un’altra a Sinistra (Vendola) ,l’un contro l’altro armati, provocando nell’elettorato una sgradevole sensazione di presa per i fondelli ;
2) Ha fatto uso di un messaggio di “buon senso” ma estremamente incerto proponendo testualmente “un po’ più (?) di lavoro, un pò (?) più di crescita e di equità, un po’(?) meno di costi della politica..mentre alla volpe Berlusconiana bastava promettere l’abolizione dell’IMU per risalire la china ….
3) Infine è ricaduta nell’ossessione identitaria di quel tipo di sinistra che pensa che ancora oggi si voti esclusivamente sulla base di un’appartenenza o comunque sulla base di valori anche morali superiori di cui ovviamente solo la stessa sarebbe portatrice. L’idea di una sinistra che rivendica una supremazia morale in virtù della quale può proporsi come migliore ripudiando così i voti di chi fino a ieri ha votato a destra o al centro, dimenticando tuttavia che gli episodi di corruzione e di malaffare, di dispendio scandaloso di risorse pubbliche a disposizione di partiti e gruppi politici parlamentari o regionali hanno coinvolto tutte le forze politiche compreso il PD. Dimenticando altresì che nelle terre e nei Comuni dove essa governa , la stessa vince grazie anche ai voti di chi non è di sinistra. Una sinistra che non rinuncia a mettere in primo piano i suoi nobili cavalli di battaglia (“ nel primo consiglio dei ministri verrà proposta la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia ”) senza cogliere e tenere in debito conto gli umori del Paese ( rimborsi elettorali, lotta ai privilegi ecc..) . L’idea di una sinistra sempre più minoritaria formata da persone che ad ogni elezione non si chiedono per chi votare dato che lo sanno già per principio e che oggi leggono il voto al Movimento 5 stelle come un voto sottratto alla tradizionale forza di sinistra ( chi non ha sentito qualcuno affermare:“abbiamo perso perché non abbiamo fatto discorsi sufficientemente di sinistra”?) non avvedendosi nemmeno lontanamente che quell’elettorato ha una matrice del tutto post-ideologica che va aldilà dei tradizionali schemi del passato e che anzi si pone come una importante formazione interclassista. La quale , non a caso, è stata votata nello stesso tempo dagli imprenditori , con importanti endorsement come quello del patron veneto di Luxottica , dalle partite Iva, da liberi professionisti e dai lavoratori dipendenti oltre che dagli operai , come ormai emerge dalle varie indagini e analisi del voto (cfr. Ipsos , Ilvo Diamanti su Sole 24 ore ecc). E proprio questa natura interclassista del M5S , non classificabile negli schemi tradizionali , induce a pensare che il fenomeno ben difficilmente potrà essere riassorbito con alleanze o strategie volte ad integrarlo.
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Concludo. Sono sinceramente dispiaciuta per Bersani , che considero persona competente e seria e che ho sostenuto, sia pure in forma autonoma, anche alle primarie, preferendo dare il più possibile un segnale di unità e di compattezza non contrapponendomi allo Statuto del Partito a cui sono iscritta e al suo Segretario che , tuttavia, ai tempi del Congresso, per le ragioni che ho testè evidenziato, non avevo votato. Ma questo è il momento di parlare con lealtà e franchezza. Per quanto premesso io credo che il voto del 25 febbraio segni , in primis, per la classe politica tutta un campanello d’allarme ( posto che il voto è da interpretarsi innanzitutto come un netto rifiuto o addirittura disgusto per le modalità e i riti e i comportamenti che l’hanno caratterizzata in questi anni) , ed in secundis, per il Pd, un punto di non ritorno rispetto alla necessità di definire la propria identità . Secondo il mio parere, che so essere da altri condiviso , il Partito Democratico non ha vinto perché viene percepito , nella sua nomenclatura e apparato , soprattutto di vertice, , come un vecchio partito conservatore, incapace di cambiare “sistema”, anziché una moderna forza riformatrice e progressista, di cui i suoi amministratori sul territorio danno buona prova. Il prossimo Congresso credo sarà fondamentale per operare una scelta definitiva tra due modelli contrapposti: un vecchio e nobile partito di sinistra, come tale a vocazione minoritaria o un moderno partito progressista e riformatore con aspettative non solo legittime ma anche fondate di poter pervenire alla guida e al governo del Paese; ovvero tra un partito che parla solo ai suoi ,”pochi ma buoni” e uno che sa aprirsi agli “altri” offrendo loro una proposta nuova e un linguaggio nuovo, senza paura di contaminarsi. Ora però, occorre reagire subito. Prima che il Grillo canti per la seconda volta , alcuni provvedimenti , quali l’ abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e una riforma della legge elettorale che restituisca ai cittadini fiducia e rispetto della democrazia rappresentativa, o almeno primarie aperte e includenti e non solo di facciata, appaiono indifferibili.
PATRIZIA CALZA
Componente Direzione Provinciale PD




