Papa Francesco, semplicità che riaccende la speranza

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roma_piazza_san_pietro_nuovo_papa_getty_05Del nuovo papa Francesco, “l’italiano d’Argentina” Jorge Maria Bergoglio, è subito piaciuta la semplicità (la croce non d’oro al petto, il buonasera e il buonanotte come cornice a parole di fratellanza e a preghiere che tutti conoscono), ma ha anche colpito la capacità di sorprendere: non solo perchè quasi nessuno ne pronosticava l’elezione, ma perchè la richiesta di benedizione da parte del popolo al suo pastore, inchinatosi di fronte ai fedeli giunti a Roma da tutto il mondo, ha ribaltato in pochi istanti consuetudini secolari.
Molti andranno a rileggere le accuse – firmate da Horacio Verbitsky – per episodi risalenti agli anni del regime di Videla o faranno notare che in termini di dottrina difficilmente il nuovo pontefice sarà più accomodante dei suoi predecessori, ma ci sono elementi di speranza universale che difficilmente altri papabili avrebbero potuto sintetizzare in un’unica persona: “In quanto difensore dei poveri e dei più vulnerabili tra tutti noi, porta avanti – ha scritto il presidente Usa, Barack Obama – un messaggio di amore e compassione che ha ispirato il mondo per oltre duemila anni, ossia che vediamo il volto di Dio in ognuno di noi”. L’ipotesi di una Chiesa più vicina ai valori del Vangelo, con un papa (a detta di chi lo conosce) persona umile e sobria e che a Buenos Aires, anche da cardinale, si spostava con la metropolitana come tutti, potrebbe insomma avere qualche fondamento.
Di certo hanno incuriosito da subito anche i laici alcune umanissime debolezze (al di là dell’età e dei problemi polmonari) del successore di Pietro: sportivo praticante (calcio e basket), tifoso del San Lorenzo de Almagro di cui è pure tesserato, fan del tango e con una “fidanzatina” prima della vocazione, Jorge Maria Bergoglio – primo papa con il nome dell'”alter Christus” patrono d’Italia, primo papa gesuita e primo a poter… telefonare al proprio predecessore, l’ora “papa emerito” Ratzinger – è un altro uomo, dopo Giovanni Paolo II, venuto da lontano (“quasi dalla fine del mondo” ha detto lui) che può essere anche “sinonimo – sempre citando Obama – della forza e della vitalità della regione che sempre più sta dando forma al nostro mondo”. Quel Sudamerica la cui profonda fede, con meno orpelli di quella europea, si spera possa scuotere tutta la Chiesa a partire dall’ombelico Vaticano.

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