Vescovo Adriano: “La Chiesa sia luogo di fraternità. Non vergognamoci ad aver bisogno degli altri”

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di FEDERICO TANZI

Piacenza dà il benvenuto al nuovo vescovo Adriano Cevolotto. L’ultima tappa di un articolato iter, che nelle scorse settimane ha visto prima l’ordinazione episcopale del religioso nella chiesa di San Nicolò a Treviso, sua città natale, quindi il saluto in Cattedrale al suo predecessore dal 2008 al 2020, Gianni Ambrosio, è andata in scena domenica 11 ottobre. Arrivato in città a metà mattinata, accolto dal vicario generale Luigi Chiesa sotto una pioggia battente, il nuovo vescovo si è diretto verso la parrocchia di San Lazzaro e al vicino Seminario Alberoni, dove ha salutato la comunità parrocchiale e incontrato i seminaristi. Da lì si è spostato in centro città, destinazione la Basilica di Santa Maria di Campagna, con visita ai Frati Minori ed omaggio alla Vergine. In questa occasione era presente anche il cappellano dell’ospedale di Piacenza, Don Andrea Fusetti. “Ci hai ricordato – ha detto a lui Cevolotto – il legame che questa zona della città ha avuto con l’esperienza del covid, che ancora oggi ci sta segnando. In questi mesi gli ospedali sono stati punto di riferimento, spesso drammatico, per richiamarci a quella dimensione della nostra vita che è la precarietà, la fragilità, la debolezza. Qualcosa che avevamo messo da parte ma che, pur nel dolore e nella sofferenza, può insegnarci qualcosa”.

“NON VERGOGNIAMOCI AD AVER BISOGNO DEGLI ALTRI”

Subito dopo, il religioso ha incontrato al centro “Il Samaritano” di via Giordani Mario Idda, direttore della Caritas, che gli ha mostrato i servizi dell’organizzazione diocesana, in prima fila durante l’emergenza sanitaria nel sostegno alle fasce più deboli della popolazione. “Un vescovo non può fare tutto – le parole di Cevolotto -, in questo senso voi siete il prolungamento della mia mano e del mio cuore, come di tutta la comunità cristiana. La nostra preoccupazione deve essere quella di garantire alle persone una relazione, prima ancora di un servizio. Luoghi come questo ci ricordano una cosa importante: tutti quanti, prima o poi, abbiamo bisogno degli altri, non dobbiamo quindi aver paura né vergognarci di questo”.

Il primo pranzo piacentino del nuovo vescovo è stato nel refettorio della Casa del Clero “Cerati” in via Torta, in compagnia del rettore Giuseppe Formaleoni, del presidente don Giuseppe Basini e dei sacerdoti ospiti.

“L’IMPORTANTE È INIZIARE A CAMMINARE”

La tappa successiva del vescovo Adriano è stata la basilica di Sant’Antonino, dove ha pregato davanti alle reliquie del martire e patrono di Piacenza. Qui ha incontrato e dialogato con 72 giovani – il numero dei discepoli inviati in missione da Gesù nel racconto del Vangelo di Luca – presenti in rappresentanza dei sette vicariati della diocesi. Questi hanno regalato a Cevolotto uno zaino di montagna, omaggio alla sua passione per le camminate e per la bicicletta. “Come possiamo – hanno domandato i ragazzi dei sette vicariati al vescovo – noi giovani capire qual è la giusta strada per ciascuno di noi per «prendere il largo» (il riferimento è al motto evangelico scelto dal nuovo vescovo, ndr), nella Parola di Dio e nella nostra vita, senza che essa si dissolva in un andare alla deriva, in modo da lasciare un segno nelle nostre comunità e nelle nostre relazioni?”.  

“L’importante – la risposta di Cevolotto – è iniziare a camminare, anche se non si ha chiaro tutto quello che Dio ci vuole dire. Non abbiate paura di dare credito al Signore”.

“SPERANZA NELL’INCERTEZZA”

Il momento clou della giornata è stata la celebrazione eucaristica in Cattedrale di metà pomeriggio. Il nuovo vescovo Adriano, salutato dal sindaco Patrizia Barbieri e dal prefetto Daniela Lupo, è stato accolto dalle parole del predecessore, Gianni Ambrosio. “La Chiesa piacentina-bobbiese – un estratto del suo discorso -, che si è preparata nella preghiera per accoglierti, vuole camminare con te per crescere nella fede, per ravvivare la speranza, per vivere più generosamente la carità […] Le difficoltà non mancano: stiamo attraversando momenti difficili, con molte sofferenze e con grandi incertezze per tutti, in particolare per i poveri e i bisognosi sia nello spirito sia nella vita materiale. La rete da gettare, dopo aver preso il largo, deve essere grande per non dimenticare nessuno. Se le nostre forze sono poche, ci consola la certezza che lo Spirito Santo promesso da Gesù è il protagonista della missione”. Quindi spazio alla prima omelia di Cevolotto, che ha preso le mosse dal brano del Vangelo di Matteo contenente la parabola del banchetto di nozze. Il testo biblico è diventato metafora della Chiesa immaginata dal nuovo vescovo “Una Chiesa – ha detto -, anche la nostra Chiesa, diventa segno profetico (necessario) perché diventa ospite, nel duplice significato: che è ospitata e che ospita. E l’immagine del banchetto può benissimo interpellare il presbiterio, nel quale tutti e ciascuno devono sentirsi parte di una fraternità costruita nella forza della gratuità delle relazioni; immagine – quella del banchetto ‐ che interpreta il nostro cammino di Chiesa, provocata sia dall’avvio delle ‘Comunità pastorali’, che dalla sfida della stagione di precarietà che stiamo vivendo. Nella condivisione dell’incertezza che sembra insopportabile, ci è chiesto di recuperare insieme motivi di fiducia e di speranza”.

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