OPS – L’azione degli Operatori di strada per combattere la marginalità

0
AMANDA BRAMBILLA E NATASCIA CAGNOLI –

In giro sul camper dell’Ops, la lotta all’emarginazione degli educatori di strada

Si avanza con cautela fra le sterpaglie, vicino ai campi, lungo la riva del Po’.

Ci sono alcuni casolari abbandonati sull’argine. In uno di questi abita un uomo. “Non sappiamo bene chi sia, in questa fase ci limitiamo a lasciargli sull’uscio una busta viveri”, spiega Amanda Brambilla, 29 anni, educatrice degli Ops, gli Operatori per la Strada.

Con lei c’è la collega Natascia Cagnoli, 32 anni, che aggiunge. “Il nostro modo di operare è discreto, informale, umano; evitiamo qualsiasi forzatura perché comprometterebbe una relazione già difficile da instaurare”.

Nel pacco con il latte, i biscotti, l’acqua e i detergenti, c’è la loro carta da visita con in evidenza il numero di telefono a cui risponde H24 uno dei sette educatori impegnati a Piacenza nel progetto Ops. E’ il primo “gancio” per chiunque abbia necessità di farsi aiutare per uscire dall’emarginazione più estrema. Manifestarsi con delicatezza, prendere contatto, dialogare, spiegare che venire fuori dall’angolo, rialzarsi dal pantano e intraprendere un percorso di cura o di reinserimento sociale è possibile.

Il progetto Ops è un servizio gestito dalla “Papa Giovanni XXIII”, una cooperativa di Reggio Emilia che, supportata all’Asl, dalla Regione e da fondi Ue opera in contesti di grave marginalità e povertà. Primo obiettivo: la “Riduzione del danno” ovvero evitare che una situazione particolare si aggravi prestando assistenza, senza pregiudizi, a chi è dipendente dalle droghe, dall’alcol o semplicemente a chi vive una solitudine totale e desidera emanciparsi.

I servizi degli Ops si occupano anche di prevenzione, di sessualità, di salute mentale. In rete con altre associazioni e enti pubblici, gli Ops orientano, in base ai bisogni, gli utenti verso specifici interventi e organizza iniziative di informazione e consapevolezza sull’uso e l’abuso di sostanze stupefacenti nelle scuole, nei festival, nelle discoteche. Non è raro imbattersi in un loro banchetto nei Giardini Margherita, davanti ai licei e nei luoghi della movida cittadina.

Sorto sulle ceneri dell’unità di strada della Lila (Lega Italiana Lotta all’Aids), gli Ops ne hanno ripreso in parte l’eredità e i metodi di lavoro. Con il loro camper solcano le strade della città di giorno come di notte, letteralmente alla ricerca di persone e di luoghi dimenticati dalla collettività, individui che la gente perbene evita a costo di cambiare marciapiede.

Per certi versi, il loro è un lavoro operativo di intelligence, da 007. Nel loro quartier generale, situato in via Roma, nel cuore del quartiere più problematico della città, tastano il polso della nostra comunità. Nel loro ufficio fra volantini e materiale informativo riguardante il consumo di droghe di ogni tipo, c’è appeso sul muro una mappa di Piacenza con delle puntine in corrispondenza di alcune zone della città. Borgotrebbia, l’argine del Po’, i Giardini Margherita, l’ex mercato ortofrutticolo di piazzale Roma, il Peep. “Monitoriamo i punti a più forte criticità e cerchiamo di avvicinare chi ci vive per intercettare i bisogni delle persone più fragili”, spiegano.

Il servizio di prossimità che gli Ops offrono è articolato. L’approccio è sempre informale. Ogni fascia di disagio ha un suo sotto-progetto. Così nasce l’impegno nel “Leisure”, ovvero nel tempo libero dei piacentini con l’intenzione di informare una utenza giovane sui rischi dell’uso di droghe e alcol. Il camper degli Ops si presta ad ambulatorio, punto di conforto e “Chill out zone” per coloro che hanno esagerato e che prima di rimettersi alla guida del proprio veicolo desiderano farsi passare la sbornia con musica rilassante, bibite fresche e analcoliche e una parola di sollievo da parte degli operatori. “Oggi abbiamo un vero problema di alcolismo fra le nuove generazioni”, sottolinea Brambilla.

Con il progetto “In corsia”, gli Ops si propongono invece di avvicinare le persone portate al Pronto Soccorso per questioni legate all’abuso di alcol e/o droghe. Non solo, vi si trovano spesso senzatetto in sala d’attesa che riposano al caldo. “E’ difficile instaurare un dialogo con questi ultimi, talvolta vivere da clochard è una scelta”, sostengono le educatrici.

La rete in cui gli Ops sono inseriti funziona. E i servizi si moltiplicano, diversificando le aree di intervento. In collaborazione con l’ambulatorio migranti dell’Asl di Piacenza vengono seguiti anche ragazzi africani, richiedenti asilo reduci dai traumi delle torture in Libia e degli stenti vissuti per attraversare il deserto e il Mediterraneo. “L’importante è abbattere la soglia di reticenza e farsi riconoscere. Molti ragazzi pensano che rappresentiamo le forze dell’ordine o una qualsiasi altra autorità e si dimostrano conflittuali, almeno all’inizio. Per questo motivo offriamo anche counselling a famiglie e individui nel campo della gestione della rabbia e della mediazione dei conflitti ”.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.