di Roberta Suzzani – «Un danno enorme, qualcuno dovrà risponderne». Sono passati quasi quattro mesi da quando l’avvocato Alberto Tucci, legale rappresentate del ristorante City Wok, pronunciava queste lapidarie parole.
«Qualcuno dovrà risponderne», diceva. Ma ancora nessuno ne sta rispondendo, se non i proprietari del locale finito ingiustamente nell’occhio del ciclone per il decesso della cantante piacentina Gianna Casella, morta per un problema cardiaco come hanno recentemente rilevato gli esami specifici disposti dalla Procura di Piacenza.
Completamente scagionati dall’accusa di omicidio colposo, oggi Lin, la sua famiglia e tutti i dipendenti del ristorante di Porta San Lazzano aperto nell’aprile del 2010, stanno ancora pagando per una colpa che non avevano. Sono bastati 15 giorni di chiusura e un’accusa infondata per spazzare via anni di lavoro.
«Non ci siamo ancora ripresi» racconta Lin senza nascondere l’amarezza per il torto subito e la preoccupazione per un futuro che si presenta pieno di incertezze.
«Da quando abbiamo riaperto il locale, le prenotazioni sono crollate. Nelle prime settimane il nostro giro d’affari si era ridotto a un quarto di quello che avevamo prima della tragedia e dopo una piccola ripresa ora siamo a metà rispetto al fatturato dell’inizio di ottobre. Siamo in estrema difficoltà, ma quello che ci addolora è stata la perdita di clienti “storici”. Abbiamo mantenuto alcuni vecchi clienti e altri nuovi ne sono arrivati, ma molti non sono più tornati a causa di una brutta pubblicità che non meritavamo».
Ora che le cause della morte di Gianna Casella sono state completamente chiarite, per i proprietari del ristorante di Porta San Lazzaro protrebbe aprirsi la via di un possibile risarcimento per il danno subito. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, Lin si preoccupa di “arrivare alla fine del mese”.
«Abbiamo i conti da pagare – aggiunge – e debiti a cui far fronte. All’inizio gli amici ci hanno aiutato, ma ora non possiamo più rivolgerci a loro, hanno i loro problemi, le loro famiglie. Abbiamo allargato la nostra offerta, inserendo anche piatti italiani, ma ancora non siamo tornati a regime e anche i miei colleghi, mi dicono, hanno dei problemi».
Una crisi, quella lamentata dalla proprietaria del City Wok, che non ha impedito il proliferare di locali a “immagine e somiglianza” del ristorante in questione nella formule più disparate da sushi bar, ai take away, ai self service, fino al più tradizionale locale con servizio al tavolo e un menu alla carta da cui scegliere il piatto preferito. Chiara dimostrazione che la cucina giapponese, con la sua arte di preparazione e presentazione dei piatti, il suo tipico gusto agrodolce e la leggerezza dei piatti – se non scegliete la tempura – esercita un fascino particolare sui piacentini.
Recentissima l’apertura di Kikkoman in via Emilia Pavase. Ambiente raffinato, prezzo fisso per chi sceglie la formula dei due “tappetini” – uno per i piatti caldi e uno per i freddi – da cui catturare al volo i piattini che lo chef prepara sotto gli occhi degli avventori.
Piatti crudi e cotti a volontà anche al consolidato Sushi Wok di via Passerini. Guardi in faccia il tuo pesce e scegli come farlo cuocere. Unica regola è non lasciare nulla nel piatto che può essere riempito con cucina giapponese e qualche invasione cinese.
Informale e molto curato il centralissimo Sosushi di Corso Vittorio Emanuele. Un piccolo gioiello rosa con cucina a vista e la possibilità di ordinare interi menu e portarseli a casa con tanto di salsa di soia, wasabi e bacchette.
Esplicitamente “fusion”, tra la cucina giapponese e quella cinese, sono il ristorante Tsuki di fronte alla stazione e il Lotus in via Emilia Pavase, a un passo dal ponte sul Trebbia.
Quasi tutti fanno servizio take away, ma il vero “prendi e portalo a casa” lo si trova in via Colombo dove la storica Gastronomia giapponese offre pietanze calde, sushi e sashimi in un locale che si distingue per l’atmosfera accogliente ed estremamente familiare.
A ognuno il suo. Ora non resta che imparare a usare le bacchette.




