Ristoranti etnici, ora la città dovrebbe chiedere scusa

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Se la causa della morte della popolare cantante piacentina Gianna Casella è  – come ad oggi sembra certo – quella indicata dalla perizia istologica eseguita dai tecnici dell’Asl, ossia una “miocardite virale fulminante” e non il pranzo a base di pesce consumato al City Wok di Porta San Lazzaro, più di qualcuno dovrà farsi una robusta dose di autocritica.
Vero che la storica legge delle tre “s” del giornalismo (sangue, soldi e sesso) continua ad essere la trinità di riferimento per quasi tutte le redazioni, ma il semplicismo nel suggerire certe conclusioni (che fin da subito hanno lasciato perplesso chi si è fatto qualche domanda in più) si è trasformato in un pesante boomerang per molti.
Il dito frettolosamente puntato da più parti sul ristorante orientale prima di conoscere le reali cause del tragico decesso – sulle quali, sia chiaro, era e resta sacrosanto il diritto dei famigliari a vederci il più chiaro possibile – dovrebbe però accendere qualche rossore anche in altre sedi, a partire dalla politica.
Occorre quindi che la solidarietà portata al ristorante piacentino dall’ambasciatore cinese, e in un secondo momento dal sindaco Dosi, si allarghi a una riflessione più ampia dell’intera città, anche perchè i ristoranti etnici (presenti da moltissimi anni non solo qui, ma in tutta Italia) hanno introdotto un prezioso elemento di novità nell’offerta della ristorazione, e quelli di una certa dimensione sfoggiano tutti giorni un’organizzazione gestionale a dir poco notevole.
Come osservato dall’avvocato Alberto Tucci “Nessuno rimborserà il danno subito dal City Wok”, ma lo stesso si può dire del danno d’immagine che si è certamente esteso anche al comparto in generale: forse è ora che, in qualche modo, Piacenza chieda scusa ai gestori dei ristoranti orientali ed etnici in genere.

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