Un Carnevale 2.0 per Piacenza

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di Federico Tanzi – Da una parte c’è il Vigion. Con la marsina colorata, il cappello avvolto da nastrini, gli stivaloni con le ghette e il cestino pieno di uova di gallina. Dall’altra Tôllèin Cucalla. Lui meno colorato e appariscente: secondo quanto si ricorda era solito fare irruzione tra la folla gridando “me sum Cuccalla, me sum Tôllèin e sum la mascra di Piasintei”. Uno rappresenta “gli ariosi”, gli abitanti fuori mura, provenienti dalla collina e dalla campagna. L’altro è invece del “sass”, nato e cresciuto nella parte alta e antica della città. Insieme sono le maschere della tradizione carnevalesca piacentina; due idealtipi che – tra fine ‘800 e inizio ‘900 – portavano in strada il lato più goliardico e scherzoso di un popolo tradizionalmente chiuso e poco avvezzo a far festa. Memorie di un passato lontano, che, travolto dall’onda della modernità, si lascia contemplare con una miscela di sensazioni, a metà tra lo stupore e la nostalgia.
A dare nuova linfa a questa tradizione ci penseranno tre giovani ragazze under 35: Claudia Passaro, Talita Ferri e Ottavia Marenghi. Insieme hanno creato il gruppo informale “Toc”, aggiudicandosi il “bottino pieno” – quattromila euro – al bando “Giovani Protagonisti” indetto dall’Amministrazione Comunale. Ad essere premiato è stato il progetto “Carnevale Piacentino 2.0”: una serie di attività laboratoriali, rivolte a giovani dai 7 ai 25 anni, che attingendo dall’immaginario delle storiche maschere del Vigion e del Tôllèin Cucalla sfoceranno nella grande sfilata di via Roma, prevista per domenica 23 febbraio.

Ottavia Marenghi, Claudia Passaro e Talita Ferri

“UN PROGETTO NATO UN PO’ PER CASO”

“La nostra idea è quella di recuperare le tradizioni del carnevale piacentino attraverso i linguaggi moderni della danza e del circo – racconta Claudia -. Tutte e tre, infatti, lavoriamo in questi ambiti artistici: io faccio parte della compagnia di danza contemporanea “Incongruo”; Talita della compagnia di circo “Tadam”, mentre Ottavia si occupa della direzione artistica per la scuola di danza “Petit Pas”. Il deus ex machina di questo incontro è Filippo Arcelloni, volto noto del teatro piacentino e attualmente direttore artistico del Teatro Trieste 34. “È stato il tramite per farci conoscere – spiega -, dato che tutte, in modi diversi, abbiamo nel tempo collaborato con lui”. Lo “zampino” di Arcelloni ha contribuito anche a far convergere l’attenzione delle tre giovani verso il carnevale storico. “Tutto è nato un po’ per caso – ammette Claudia – io in realtà sono piacentina d’adozione, ma napoletana d’origine. Inizialmente mi sono appassionata alle maschere della mia città natale, per poi, in un secondo momento e grazie anche all’input datomi da Filippo, avvicinarmi a quelle della tradizione della città emiliana. Da lì ho subito coinvolto nel progetto le altre due ragazze, anche loro, come tanti della nostra generazione, fino a poco tempo fa con una scarsa conoscenza delle usanze del passato”.

TRE GIORNI DI COLORI E DIVERTIMENTO

Messa in moto la curiosità, Talita, Ottavia e Claudia hanno quindi ideato questo “Carnevale 2.0”, che a partire da venerdì 21 fino a domenica 23 febbraio si srotolerà in una tre giorni intensissima, carica di risate e colori, con protagonisti una trentina di giovani della città. “Saranno suddivisi in due laboratori – informa Claudia -, uno di creazione maschere e danza, coordinato da Ottavia e rivolto ai bambini dai 7 ai 10 anni, l’altro di circo e danza, guidato da me e Talita e rivolto ad una fascia più ampia di età, che va dagli 11 ai 25 anni. Domenica – continua – si svolgeranno infine le prove generali ai Giardini Merluzzo, prima di dare vita alla performance e alla sfilata finale. Sono previsti anche due spettacoli collaterali, gratuiti per chi partecipa ai laboratori, che andranno in scena entrambi al Teatro Trieste 34 nelle serate di venerdì e sabato. Con questa iniziativa – conclude Claudia – vogliamo, in definitiva, riprendere quelle atmosfere e quelle sensazioni vintage legate a un carnevale del passato, per giocare a reinterpretale e rivoluzionarle, dando spazio alla creatività e alla sensibilità dei più giovani”.

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