XNL in prospettiva. Il nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea di via Santa Franca, diventerà davvero la scintilla che farà “esplodere” Piacenza sul piano culturale? Oppure dopo i fasti di La rivoluzione siamo noi, la grande mostra che l’ha inaugurato e aperta fino a maggio, il palazzo ex-Enel rischia di diventare un altro scatolone vuoto, uno dei tanti spazi polifunzionali presenti in città?

Nessun pregiudizio o intento disfattista, per carità. Dai primi dati sui visitatori La rivoluzione siamo noi si sta già rivelando un successo di pubblico. L’abbiamo vista, ci è piaciuta e consigliamo a tutti di fare questo tuffo straordinario nell’arte contemporanea. Quello che però ci incuriosisce, come dicevamo, è il dopo, al di là dei proclami di rito da parte dei notabili della città. E di questo abbiamo discusso con un osservatore esterno, coinvolto in toto nella prima iniziativa di XNL, ma comunque fuori dai giochi piacentini. Stiamo parlando di Alberto Fiz, il curatore di La rivoluzione siamo noi. Piemontese, è il deus ex machina che ha guidato l’allestimento della rassegna, portando a Piacenza oltre 150 opere di 18 grandi collezionisti italiani e mettendo in mostra una serie di capolavori, che coprono oltre 50 anni di arte contemporanea da Giorgio De Chirico a Maurizio Catellan. Un’operazione mai tentata prima e così apprezzata dagli addetti ai lavori, che un grande collezionista come Tullio Leggeri s’è augurato che l’iniziativa piacentina possa diventare la Biennale internazionale del collezionismo.
Terreno fertile per la cultura

A Piacenza Fiz racconta di aver trovato un terreno molto fertile sul piano culturale. “Quando ho proposto questo progetto non facile e in qualche modo visionario alla Fondazione di Piacenza e Vigevano è stato accolto con grande entusiasmo. Ho avuto pieno sostegno rispetto alle mie scelte, tenendo conto che abbiamo dovuto affrontare tematiche complesse anche legate al trasporto e all’installazione. Insomma, non mi è mai stato detto di no. Sapevo che questo era un grande sforzo per un’istituzione che inaugurava uno spazio nuovo oltretutto con una mostra così difficile anche nella sua progettazione”.
Perché i 18 collezionisti che hanno accettato di venire a Piacenza, tra i maggiori del nostro Paese, “non sono stati coinvolti come semplici prestatori; abbiamo deciso insieme come intervenire sulle loro collezioni, anche se la decisione finale sull’allestimento delle opere l’ho presa da solo. Perché il mio obiettivo non era raccontare il loro singolo collezionismo, ma raccontare attraverso di loro la storia del collezionismo”.
Ricci Oddi trasformata
Un altro punto chiave che dimostra quanto il terreno piacentino possa offrire sul piano culturale “è la trasformazione vera e propria della Galleria Ricci Oddi con una sezione legata agli spazi di monocromia ma con grandi installazioni. C’è per esempio la Mercedes rivista di Tobias Rehberger oppure la deflagrazione che si trova nel salone centrale della Galleria con Mike Nelson e il suo percorso letterario intorno alla storia degli amnesiac”. Insomma, un contrasto forte tra arte moderna e arte contemporanea tutto da gustare.

Rivoluzione piacentina
In questo contesto, anche grazie al centro XNL, la nostra città ha tutte le carte in regola per emergere: “È un polo fondamentale nella cultura italiana e un punto di riferimento privilegiato sulla direttrice tra Milano e Bologna”, sostiene Fiz. Ma serve coraggio e un cambio di mentalità. “Piacenza si può distinguere se fa delle proposte fortemente autonome, magari non convenzionali, con una visione del contemporaneo molto specifica”. Non è tanto e solo una questione di spazi polifunzionali. “Bisogna avere una programmazione, bisogna far sì che lo spazio sappia comunicare e che lo spazio diventi esso stesso messaggio. E questo XNL lo può fare”, sottolinea Fiz. “Perché è un luogo estremamente piacevole, nel centro della città, pensato anche per spettacoli, rassegne cinematografiche ed eventi conviviali. Se c’è una volontà forte, come questa rassegna dimostra, credo che si possa arrivare a grandi risultati”.
Milanesi in trasferta
Tutto bello, ma resta un ultimo dubbio: la vicinanza con Milano rispetto alle iniziative sull’arte contemporanea può essere un vantaggio o uno svantaggio?
“Credo che siano i milanesi che debbano venire a Piacenza. Milano ha un suo percorso; Piacenza ha caratteristiche differenti e non c’è nessuna subalternità rispetto al capoluogo lombardo. Credo che La rivoluzione siamo noi lo dimostri in pieno. Questo – conclude Fiz – è un progetto che è già stato definito la prima Biennale inte




