di Augusto Ridella – E’ un modo di dire, che purtroppo trova parecchi riscontri. Quando sono stato convocato in Banca D’Italia per la concessione dell’autorizzazione a Banca Farnese ad esercitare l’attività bancaria, il dirigente, mentre mi apprestavo a salutarlo, mi guardò negli occhi e disse “si ricordi Presidente che di finanza si muore”. Alla luce di tale avvertimento, appena la Banca fu operativa, proposi di investire il capitale sociale, una cifra ragguardevole in titoli di Stato per non correre rischi. Il risultato però non fu totalmente positivo, poiché dopo alcuni mesi i tassi aumentarono con la conseguenza che il prezzo dei titoli (leggasi BTP o CCT) andò sotto la pari e a bilancio fu riportata una perdita seppur lieve. In questi giorni c’è grande rumore sulla Banca Monte dei Paschi di Siena. In effetti la situazione di M. P. S. è una fotografia ingiallita che risale al mese di Novembre dell’anno 2007, quando questo Istituto di credito ebbe ad acquisire, dal Santander, la Banca Anton Veneta pagandola 10,3 Miliardi di euro, mentre il Santander qualche mese prima l’aveva pagata 6,6 Miliardi di euro. In altre parole, come a tutti noto, il Santander ebbe a guadagnare una cifra spropositata. E’ inoltre a tutti noto che M. P. S. non aveva i quattrini per pagare il prezzo e dunque fu costretto ad indebitarsi per acquisire una banca che non faceva utili, anzi aveva grossi problemi. Questo è un Paese molto strano. Aspetta qualche anno prima d’indignarsi davanti ad una follia finanziaria. Aspetta anni, prima di capire che i vertici di M. P. S. andavano cacciati quanto meno per una questione di igiene mentale. Tutti sappiamo invece che l’ex Presidente per quella brillante operazione era stato nominato Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana. C’è poi il capitolo di chi doveva vigilare, di chi ha dato l’autorizzazione all’acquisizione. Chi scrive però non intende avanzare accuse sull’operato dei vertici della Banca, né tanto meno sull’organo di vigilanza. Sono in corso indagini che non possono essere confuse con sentenze passate in giudicato. Il caso di M. P. S. scoppiato in questi giorni è solo la punta di un iceberg. Il problema è planetario. Tutto il sistema bancario e della finanza in questi anni ha sottratto ricchezza anziché favorire lo sviluppo. Perché è potuto succedere? Perché sono falliti grandi banche americane e quelle europee non sono fallite solo perché sono intervenuti gli Stati a salvarle? Le cause, come sarebbe fin troppo facile sostenere, sono molteplici. Questo modo di ragionare però è ipocrita e non porta alcun chiarimento. La finanza non rispetta le regole, ovvero è spesso senza regole. Questo è un fatto scontato, ma non basta a spiegare il disastro. Il problema è ancora più vasto. La finanza è un’attività senza cultura. Cultura intesa come quel bagaglio di conoscenze e di pratiche acquisite ritenute fondamentali che vengono trasmesse di generazione in generazione. Cultura intesa come processo di sedimentazione dell’insieme delle esperienze. La finanza è senza cultura. Io ho avuto la fortuna di passare la mia infanzia a contatto con la cultura contadina. Mia nonna materna, rimasta vedova negli anni trenta del secolo scorso con tre bambine, è riuscita a crescere le sue figlie in povertà, ma con tanta dignità, senza mai toccare la miseria grazie alla sua cultura contadina. Lei però non allevava il maiale perché era un animale antieconomico, che mangiava molto e dava solo carne, mentre allevava la pecora che andava al pascolo, dava il latte, la lana e l’agnello. Così come non teneva, come animali da lavoro, i buoi perché anche questi animali mangiavano molto e davano poco, mentre teneva come animali da lavoro due vacche, che oltre ai lavori nei campi, davano il latte ed il vitello e mangiavano meno (non ingrassavano). Non buttava le pere che l’albero in estate portava a maturazione in un solo momento, ma le faceva seccare per l’inverno. Potrei riempire centinaia di pagine per elencare le ferree regole che rispettava la cultura contadina per ottenere la sopravvivenza. Questo era un bagaglio che ogni individuo aveva dentro di sé. Chi portasse oggi come esempio la cultura contadina nei forum della finanza si coprirebbe di ridicolo. Nella finanza c’è il totale disprezzo per la cultura contadina, che viene considerata ottusa, grandemente ignorante, non al passo con i tempi e poco anglofona. E’ vero invece che tutte le attività devono avere una cultura. Pensate la musica senza il rispetto delle sue regole, pensate la pittura, la scrittura. Pensate soprattutto se la medicina non rispettasse le linee guida e la conoscenze dovuta all’esperienza o se l’industria non rispettasse l’insieme dato dai principi tecnici, fisici e di programmazione. La finanza, invece, non rispetta nulla. E’ come se il contadino arasse i campi con il gelo. Confesso che io nella mia ormai ultra decennale presenza, seppur modesta, nel mondo bancario non ho trovato un barlume di cultura. Ho imparato di più da mia nonna contadina, che dal mondo della finanza. La finanza, infatti, non rispetta principi elementari come quello di non fare debiti per pagare debiti o non fare bilanci falsi pur di fare utili. Come è possibile per una banca coprire le perdite acquisendo un’altra banca? Come si può pensare di produrre ricchezza moltiplicando la “carta”? Ecco perché l’indignazione per lo scandalo M. P. S. è pura ipocrisia. La finanza è come l’acqua, se non viene regimata porta solo distruzione del territorio e morte. La finanza non può essere considerata né una scienza né una materia, ma solo uno strumento per il mezzo del quale far passare la ricchezza prodotta dall’economia reale.




